Gioele Seddio
Il diritto alla transazione gratuita
Redazione
30.10.2026 21:30

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L'opinione di Gioele Seddio
Le iniziative per garantire l’uso del contante, da Zurigo ai Grigioni,
sollevano una questione che va oltre la difesa di banconote e monete: possiamo
acquistare un bene o pagare un servizio senza che un intermediario privato
trattenga una parte dell’importo e senza che i dati prodotti dalle nostre
transazioni siano utilizzati per finalità commerciali?
Con i pagamenti elettronici, il commerciante versa spesso una commissione
proporzionale all’incasso. Per il cliente il gesto sembra gratuito; per chi
vende ha un costo che riduce il margine oppure finisce nei prezzi. Una sorta di
pedaggio privato sulla circolazione del denaro, accompagnato dalla possibilità
di analizzare e profilare le nostre scelte quotidiane.
Certo, questi servizi hanno un costo. Occorrono infrastrutture, sicurezza e
assistenza. Ma perché, mentre il pagamento digitale diventa sempre più
indispensabile, manca una riflessione sulla possibilità di un’alternativa
pubblica gratuita per chi paga e per chi incassa?
Limitarsi a difendere il contante rischia di essere una battaglia persa:
l’abitudine di pagare digitalmente si è ormai consolidata e difficilmente
torneremo indietro: Il contante fallirà per abitudine, malgrado le leggi che lo
proteggono. Ciò che vale davvero la pena di difendere è il diritto di
pagare senza dover pagare anche il pagamento, sottraendo un gesto essenziale
della vita economica alla logica ormai pervasiva che trasforma ogni operazione
quotidiana in un servizio da monetizzare.
È chiaro che gratuito all’uso non significa privo di costi. Ma anche il
contante ha un costo: emettere banconote e monete, verificarne l’autenticità e
sostituirle richiede risorse. Una progressiva riduzione del suo utilizzo
potrebbe liberare parte di queste risorse per finanziare un’infrastruttura
digitale pubblica. Nei prossimi anni, ridurre il ricorso al contante può quindi
avere senso, a condizione che vi sia un’alternativa che garantisca
accessibilità, riservatezza e sicurezza, insieme alla gratuità delle
transazioni di base.
Ma arrivo al punto, ormai evidente: servirebbe un’infrastruttura promossa e
finanziata dalla Banca nazionale svizzera, gratuita per chi paga e per chi
incassa. La convenienza andrebbe valutata confrontando i costi complessivi del
servizio con le commissioni oggi sostenute da imprese, commercianti e
consumatori. Sono convinto che un simile modello risulterebbe ben più
conveniente per l’intera economia.
Il diritto alla transazione gratuita significa questo: poter trasferire
denaro, almeno attraverso un servizio essenziale, senza dover cedere ogni volta
una quota a chi controlla il passaggio, senza che l’importo della commissione
cresca insieme al valore trasferito e senza che le nostre abitudini di
pagamento diventino una risorsa commerciale.
Gioele Seddio, cittadino

