Fabio Regazzi
Fuochi d’artificio: per risolvere un problema non serve sempre un divieto
Redazione
03.11.2026 09:06

Foto: ©Benedetto Galli
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L'opinione di Fabio Regazzi
Energia, sicurezza, sanità, pensioni, competitività delle
nostre imprese, rapporti con l’Europa: le sfide importanti per il nostro Paese
certamente non mancano. Eppure, il 29 novembre saremo chiamati alle urne anche
per decidere se inserire nella Costituzione federale un divieto riguardante i
fuochi d’artificio rumorosi. Non perché il tema sia completamente irrilevante.
Il rumore può infastidire, gli animali possono spaventarsi, esistono rischi
d’incendio e non tutti fanno uso della pirotecnica con il necessario buon
senso. Sono argomenti che meritano rispetto. Ma davvero ogni problema della
nostra quotidianità deve trasformarsi in una questione costituzionale?
A mio avviso, no. Dietro questa votazione c’è infatti una
domanda molto più interessante dei fuochi d’artificio: che cosa ci aspettiamo
dallo Stato? Che intervenga ogni volta che un comportamento può creare un
disturbo, oppure che stabilisca regole ragionevoli lasciando poi spazio alla
responsabilità delle persone? Io continuo a preferire la seconda strada. I
fuochi d’artificio non sono oggi una terra di nessuno. Esistono già
prescrizioni e misure di sicurezza. Devono essere utilizzati senza mettere in pericolo
persone, animali o cose e, quando il rischio d’incendio lo richiede, possono
essere imposte limitazioni. Questo non significa che non si possa fare meglio.
Significa farlo dove serve e nella misura in cui serve. E significa anche
rispettare il nostro federalismo. Se si ritiene necessario introdurre ulteriori
restrizioni, lasciamo che siano i Cantoni e, dove opportuno, i Comuni a farlo,
tenendo conto delle diverse realtà locali. Non tutto ciò che può essere regolato
deve necessariamente esserlo a livello federale. Un conto è l’uso sconsiderato
di petardi in un quartiere densamente abitato, un altro sono alcuni fuochi
durante una ricorrenza. Un conto è accenderli durante un periodo di siccità, un
altro farlo quando non esiste un particolare pericolo. Trattare situazioni
differenti nello stesso modo è certamente semplice, ma non necessariamente è
intelligente.
E poi c’è un principio che rischiamo di perdere: la libertà
comprende anche il dovere di non abusarne. Chi accende un fuoco d’artificio
dovrebbe preoccuparsi dei vicini, degli animali, degli orari, del luogo e delle
condizioni ambientali. Se non lo fa, servono regole e, se necessario, sanzioni.
Ma dall’irresponsabilità di alcuni non dovrebbe automaticamente nascere un
divieto per tutti. È una differenza importante. Perché oggi discutiamo di
fuochi d’artificio, domani il principio potrà riguardare tutt’altro. Una
società non diventa necessariamente migliore accumulando divieti. Diventa
migliore quando riesce a far convivere libertà, rispetto e responsabilità.
La politica ha già abbastanza problemi seri da risolvere.
Non trasformiamo anche il buon senso in un articolo costituzionale. Ecco perché
il 29 novembre voterò No.
Fabio Regazzi, Consigliere agli Stati e Presidente usam

