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Europa in fiamme mentre USA e Russia si accordano
Redazione
23.10.2026 10:31

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Quando i fatti raggiungono le previsioni. Il 12 aprile
2025 scrivevo sui media: «Nuovo disegno mondiale, la Russia nel mirino
commerciale?». Avanzavo un’ipotesi: Washington avrebbe potuto cercare
un’apertura al mercato russo, allentando le sanzioni molto presto, mentre
l’Europa rischiava di restare ai margini. Diciotto mesi dopo, quella lettura
trova un primo riscontro. Pochi giorni fa Trump ha aperto alle forniture di diesel
russo; il 16 ottobre ha disposto deroghe a nuove sanzioni e dazi americani.
Restano altre restrizioni. È una svolta parziale, ma politicamente eloquente:
quando il costo interno cresce, Washington ricalcola il proprio interesse.
Il potere misura le occasioni
Chi governa deve distinguere ciò che desidera da ciò che
accade. Le intenzioni non fermano il rincaro dell’energia; le dichiarazioni non
sostituiscono una strategia. Il potere misura le occasioni. Chi rinuncia a
misurarle si consegna alle decisioni altrui. Nell’aprile 2025 legavo l’apertura economica alla possibile
fine del conflitto. Oggi il commercio si apre parzialmente, le sanzioni
americane si allentano, mentre la guerra continua. Questo limite conta: la
previsione di un riavvicinamento trova riscontro, la pace resta da costruire.
Disordini sotto gli occhi di tutti
L’Europa deve dunque rispondere: quali risultati cerca, a
quale prezzo, con quale capacità di correggere la rotta? Le sanzioni si
giudicano dagli effetti, gli aiuti dagli obiettivi. Perseverare può essere
fermezza; perseverare senza obiettivi può diventare ostinazione pagata dai
cittadini. L'Europa si sta infiammando, Spagna, Francia, Italia, quali
esempi, i disordini di massa sono sotto gli occhi di tutti. Chi manifesta per
una casa, chi manifesta per il rincaro inaccettabile, chi manifesta per una
condizione sociale migliore e chi manifesta con uno solo obiettivo, distruggere
per piacere di farlo.
Il ceto medio non è il tesoretto dei Governi
Il malessere sta crescendo e potrebbe contagiare anche
altre nazioni del Continente. La Germania è economicamente e politicamente in
difficoltà, tanto quanto il Regno Unito, ma molti di questi Paesi sembrerebbe
più importante armarsi contro la Russia piuttosto che dirottare i propri fondi
per correggere e risollevare le proprie economie e aiutare la propria
popolazione. Ogni nuovo impegno, però, esige una copertura e una
priorità. Il ceto medio non è il tesoretto dei Governi. Una famiglia che
rinuncia alle cure, al futuro e all’autonomia propria e dei figli vede il costo
concreto delle decisioni pubbliche.
Non facciamoci trascinare nel baratro
Gli shock petroliferi degli anni Settanta mostrarono il
prezzo della dipendenza e cosi ancora oggi. Il 2008 mostrò quello dei rischi
accumulati. La prudenza consiste nel prepararsi prima che la necessità imponga
condizioni peggiori e qualcuno questa lezione non l’ha imparata. La Svizzera custodisca questa lezione. Sovranità,
federalismo e democrazia diretta richiedono decisioni proprie e responsabilità
e non si faccia trascinare nel baratro che investe l’Europa continentale con le
sciagurate scelte suicide dell’Unione Europea.
Tiziano Galeazzi, deputato UDC in Gran Consiglio, già municipale di Lugano

