Fabio Monti
Due pesi, due misure: la lezione di Erez
Red. Online
22.10.2026 09:25

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Replica
all’articolo «A che cosa serve un partito?» di Boas Erez, pubblicato sul
Corriere del Ticino il 21 ottobre 2026.
A
che cosa serve un partito? Boas Erez pone una domanda seria. La risposta
dovrebbe partire da una regola elementare: giudicare tutti con lo stesso metro.
È proprio su questo terreno che il suo articolo convince meno.
Lega
e UDC vengono osservate attraverso il rischio di assorbimento e la
conservazione del potere. All’ipotesi di un avvicinamento fra Centro e PLR
vengono chiesti scopi e contenuti. Giustamente. Quando però arriva all’alleanza
fra PS, Verdi e MPS, Erez riconosce una posizione unitaria chiara, rivolta ai
problemi della popolazione.
Dove
sono, nel testo, le proposte che giustificano questo giudizio più favorevole?
Quali scelte comuni? Quali compromessi? Quali risposte concrete? Non vengono
illustrate. Eppure il credito viene accordato.
È
questo il punto: agli uni si chiedono le prove, agli altri si riconoscono le
intenzioni.
Anche
la sinistra cerca voti, seggi e influenza. Ne ha pienamente diritto. Ma
presentare una lista comune non dimostra, da solo, una maggiore vicinanza ai
cittadini. Se un accordo fra Centro e PLR deve spiegare per quale politica
nasce, la medesima domanda va posta all’alleanza rossoverde. Con la stessa
insistenza.
La
riserva conclusiva di Erez, che richiama anche la sinistra alla necessità di
proporre soluzioni, è corretta. Non cancella però il diverso trattamento
riservato agli schieramenti lungo il ragionamento.
C’è
poi un’affermazione ancora più impegnativa: la maggior parte dei partiti
ticinesi si limiterebbe alla funzione elettorale e alla gestione del potere
acquisito. Un giudizio tanto ampio richiederebbe un esame altrettanto serio del
loro operato. Nell’articolo, quell’esame manca.
I
partiti comprendono anche persone che, dopo una giornata di lavoro, preparano
una seduta comunale, approfondiscono un dossier, ascoltano un cittadino e si
assumono una responsabilità. Questo impegno non li rende infallibili. Ma prima
di ridurli a macchine elettorali bisognerebbe almeno misurarsi con ciò che
fanno.
Da
presidente del Distretto PLR di Lugano, accetto fino in fondo la sfida
dell’utilità. La storia non ci assolve dagli errori. La competenza va
dimostrata. La fiducia va meritata, anche quando le urne sono lontane. Nessuno
ci deve un voto per riconoscenza: dobbiamo dare ai cittadini ragioni per
accordarcelo.
Vale
anche per l’ambizione di rafforzare la nostra presenza nelle istituzioni. Chi
chiede più forza deve spiegare come intende usarla e rispondere dei risultati.
Ma conquistare consenso per realizzare un programma è parte essenziale della
democrazia. Vale per il PLR quanto per i suoi avversari.
Erez
ha ragione a chiedere ai partiti di ascoltare e proporre soluzioni. La sua
critica sarebbe più convincente se applicasse fino in fondo questa esigenza a
tutti.
Perché
il confronto pubblico ha bisogno di domande scomode e di criteri coerenti.
Chiedere ai partiti di meritare la fiducia dei cittadini è giusto. Concedere
credito agli uni e chiedere prove agli altri è già una scelta di campo.
Fabio
Monti, presidente
del Distretto PLR di Lugano.

