Lorenzo Quadri
Come un’auto senza le ruote
Redazione
08.11.2026 08:39

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L'opinione di Lorenzo Quadri, consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi
Il prossimo 29 novembre voteremo sulla modifica della Legge sul materiale
bellico, che prevede un allentamento delle regole sull’esportazione di
armamenti. In particolare, i 36 cosiddetti «Stati partner» – tra cui i Paesi
UE, USA e Gran Bretagna – potranno, in linea di massima, riesportare materiale
militare acquistato in Svizzera. Resterà comunque vietata la riesportazione
verso Paesi in guerra.
I contrari sostengono che questa modifica comprometterebbe la neutralità
svizzera. Ma le cose non stanno così. Del resto l’inasprimento delle norme che
ha portato alla situazione attuale risale al 2021. La modifica in votazione
rappresenta dunque un ritorno alla situazione precedente. Quando la nostra neutralità
era ancora credibile. Il tracollo risale infatti al 2022, con lo scoppio della
guerra in Ucraina.
La neutralità implica la capacità di difendersi. Qualsiasi esercito
necessita di un’industria bellica nazionale efficiente e competitiva. E in
Svizzera quest’ultima, date le dimensioni del Paese, può sopravvivere soltanto
grazie alle esportazioni. Senza queste, le aziende elvetiche sono destinate a
trasferirsi all’estero o a chiudere i battenti. Con una conseguenza concreta:
il nostro esercito diventerebbe sempre più dipendente da fornitori stranieri
per munizioni, componenti e manutenzione dei sistemi d’arma. Una prospettiva deleteria.
La situazione attuale sta già penalizzando le aziende rossocrociate. L’industria
svizzera della difesa è composta soprattutto da numerose piccole e medie
imprese che producono componenti e garantiscono posti di lavoro sul territorio.
Ma già oggi Germania, Danimarca e Paesi Bassi - che sono tra i nostri
principali acquirenti - guardano altrove: proprio a causa dei vincoli imposti
ai prodotti svizzeri.
C’è poi un’ironia di fondo. A promuovere il referendum contro la modifica
della legge sul materiale bellico, citando a sproposito la neutralità, sono gli
stessi ambienti di sinistra (e il Gruppo per una Svizzera senza esercito) che
hanno istericamente avversato l’iniziativa popolare Per la neutralità. Costoro
non vogliono la neutralità; vogliono la strisciante adesione all’UE ed alla
NATO. Colpire l’industria della difesa significa indebolire l’esercito. Un
esercito senza industria bellica è come un’automobile senza le ruote.
E indebolire il nostro esercito, rendendoci sempre più dipendenti
dall’estero, si inserisce alla perfezione nel disegno di asservimento della
Svizzera a Bruxelles e all’Alleanza atlantica. Che, ovviamente, segnerebbe la
fine della nostra neutralità.
Lorenzo Quadri, consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi

