Elio Del Biaggio
5'000 franchi al mese, famiglia di quattro persone: il conto non torna
Redazione
06.11.2026 10:46

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L'opinione di Elio Del Biaggio.
Quanto
paghiamo davvero in tasse, imposte e costi obbligatori in Ticino? La domanda
sembra semplice, mentre la risposta, invece, lo è molto meno.
Perché il
vero peso sulle famiglie non è soltanto quello che compare nella dichiarazione
fiscale. È tutto ciò che viene prelevato, fatturato, tassato o semplicemente
aggiunto al prezzo prima che un franco possa essere considerato veramente
disponibile.
Proviamo
allora a fare un conto concreto: 5'000 franchi netti al mese e una famiglia di
quattro persone: due adulti e due figli in età scolastica. Come se la cava?
Partiamo
dalla casa: un appartamento adeguato per quattro persone può facilmente costare
1'800-2'000 franchi al mese, senza considerare eventuali spese accessorie.
Poi arriva
la cassa malati: nel 2026 il premio medio mensile dell'assicurazione
obbligatoria in Ticino è di 501,50 franchi considerando tutte le fasce d'età,
contro 393,30 franchi a livello svizzero. Per due adulti e due figli,
naturalmente, il costo complessivo dipende dall'età dei bambini, dalla
franchigia e dal modello assicurativo, ma può comunque rappresentare diverse
centinaia di franchi ogni mese, se non di più.
Poi ci sono
elettricità, acqua e riscaldamento: almeno 250-300 franchi ogni mese.
La spesa
alimentare per quattro persone? Anche mantenendo un comportamento prudente,
1'000-1'200 franchi al mese non sono una cifra irrealistica, considerando
alimentari, prodotti per la casa e per l'igiene.
E i figli
crescono... Vestiti, scarpe, materiale scolastico, attività sportive,
trasporti, mensa, gite, libri, piccoli acquisti: anche la scuola, pur essendo
pubblica, non significa che crescere due figli sia gratuito, almeno non per
tutti.
Poi c'è
l'automobile: in molte realtà ticinesi non è un lusso, ma un mezzo necessario
per andare al lavoro, accompagnare i figli e gestire la vita quotidiana. Fra
assicurazione, imposte, manutenzione, pneumatici e carburante, 500-600 franchi al
mese possono sparire rapidamente.
Aggiungiamo
telefono e Internet, assicurazioni, Serafe, rifiuti, piccole spese sanitarie,
abbigliamento e altri costi inevitabili.
Facciamo
allora un conto prudente, ma concreto, di quanto costa davvero vivere ogni
mese:
· Casa e
spese accessorie: 1'900 franchi
·
Cassa malati: circa 1'000 franchi
·
Elettricità, acqua e riscaldamento: 275
franchi
·
Alimentari e prodotti quotidiani: 1'100
franchi
·
Automobile e mobilità: 550 franchi
·
Telefono e Internet: 100 franchi
·
Assicurazioni varie: 150 franchi
·
Serafe: circa 30 franchi
·
Scuola, abbigliamento e piccole spese per due
figli: 250 franchi
·
Altre spese inevitabili: 200 franchi
Il totale
mensile diventa così di ben 5'555 franchi: ben oltre lo stipendio netto
disponibile.
E non
abbiamo messo vacanze. Non abbiamo messo ristoranti e bar. Non abbiamo messo
palestra. Non abbiamo messo regali. Non abbiamo messo una macchina nuova. Non
abbiamo messo una grossa e imprevista riparazione. Non abbiamo messo una visita
medica importante o una franchigia. Non abbiamo messo risparmio, previdenza
privata o denaro da accantonare per il futuro dei figli.
E, soprattutto,
manca ancora un conto importante: quello delle imposte sul reddito, se i 5'000
franchi sono considerati prima della tassazione ordinaria.
A questo
punto la domanda è quasi brutale: come può una famiglia di quattro persone
vivere con 5'000 franchi netti al mese in Ticino, se il costo reale della vita
continua a salire e i salari non riescono da troppo tempo ormai a tenere il
passo?
La risposta
è semplice: spesso non ce la fa senza sacrifici, rinunce o una seconda entrata.
E qui
emerge una contraddizione che meriterebbe molta più attenzione politica: si
parla continuamente di sostegno alle famiglie, di natalità, di conciliazione
tra lavoro e famiglia, di futuro dei giovani. Ma, una famiglia che decide di
avere due figli, deve affrontare contemporaneamente casa, premi di cassa
malati, energia, trasporti, alimentazione, scuola e tutto il resto.
Il problema
non è soltanto quanto costa crescere un figlio: è quanto costa semplicemente
vivere.
Ogni
aumento, preso singolarmente, può sembrare sopportabile: cinquanta franchi in
più di cassa malati, trenta sulla bolletta, cento al supermercato, un affitto
più caro, il carburante, l’assicurazione, una nuova tassa comunale,...
Presi uno
alla volta sembrano poca cosa, ma alla fine del mese si sommano tutti e il
conto, inevitabilmente, arriva.
Eppoi,
ricordiamolo: anche quando il cittadino spende ciò che gli rimane, una parte
torna inevitabilmente allo Stato attraverso l’IVA e tutti gli altri oneri
incorporati nei prezzi, con l’aliquota ordinaria che oggi è dell’8,1 per cento.
Insomma, prima
si tassa ciò che guadagniamo, poi si tassa nuovamente ciò che spendiamo. Tecnicamente
non è magari considerata una vera e propria doppia imposizione sullo stesso
reddito, ma dal punto di vista del cittadino il concetto è semplice: una parte
del denaro già guadagnato e già tassato viene nuovamente tassata quando viene
spesa.
Ecco perché
parlare soltanto di “pressione fiscale” significa raccontare solo una parte
della realtà: il vero peso sulle famiglie è dato dalla somma di tasse, premi,
tariffe, imposte e costi obbligatori.
Non tutto
ciò che esce dal portafoglio è una tassa, naturalmente: la cassa malati è un
premio – si fa per dire - assicurativo, l'affitto è un costo abitativo, la
spesa è consumo. Ma dal punto di vista della famiglia c'è una realtà molto
concreta: sono tutti franchi che non possono più essere utilizzati per altro.
Ed è questa
la vera pressione sul bilancio familiare.
Allora
forse dovremmo smettere di chiederci soltanto: “Quanto paghiamo davvero di
tasse?” e cominciare a chiederci: “Di ogni 100 franchi che guadagniamo, quanti
rimangono realmente disponibili dopo avere pagato tutto ciò che è obbligatorio
o praticamente indispensabile?”.
Per una
famiglia con due figli, la risposta può essere sorprendentemente bassa.
E quando il
reddito non basta più, arrivano le rinunce: niente vacanze, meno attività per i
figli, meno risparmio, meno previdenza, acquisti rimandati, automobile tenuta
più a lungo, spese mediche valutate con attenzione. Tutto ciò, fino a quando
basta un imprevisto per mandare in rosso il bilancio.
Questa non
è necessariamente povertà, ma è qualcosa di diverso e forse ancora più
insidioso e peggiore. Una famiglia che lavora, guadagna, paga tutto ciò che
deve pagare e tuttavia non riesce più a costruirsi un margine di sicurezza.
Ed è qui
che la politica dovrebbe guardare: non soltanto al PIL (il Prodotto interno
lordo), non soltanto al gettito fiscale, non soltanto allo stipendio medio, ma
a quanto rimane davvero nelle tasche di una famiglia alla fine del mese.
Perché uno
stipendio può anche sembrare alto sulla carta ma, se tra tasse, premi di cassa
malati, affitto, energia, spesa, trasporti, scuola e IVA il denaro scompare
prima della fine del mese, la domanda resta: quanto è davvero ricca una
famiglia che non riesce più a permettersi di risparmiare?
Forse il
vero indicatore del benessere non dovrebbe essere tanto quanto entra, ma dovrebbe
essere soltanto quanto resta davvero in tasca.

