Lorenzo Onderka
13ª AVS e aumento dell’IVA: non basta fare i conti. Servono risposte.
Redazione
30.10.2026 16:57

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L'opinione di Lorenzo Onderka.
Il prossimo 29 novembre saremo
chiamati a decidere se aumentare l'IVA per contribuire al finanziamento della
13ª rendita AVS, già approvata dal popolo svizzero. Sono prossimo alla pensione e
mi sono posto una domanda: quanto inciderà realmente questo aumento sulla mia
vita quotidiana? Probabilmente meno che su quella di molte giovani famiglie. I
miei principali investimenti sono già stati fatti, le mie necessità di consumo
sono cambiate e posso contare su una certa stabilità economica.
Ma è giusto che, nel prendere
una decisione che riguarda il futuro della previdenza sociale, io consideri
soltanto la mia situazione personale? Credo che chi beneficia già della
pensione, o è vicino a riceverla, abbia una responsabilità particolare:
ascoltare anche le generazioni che dovranno sostenere il sistema nei prossimi
decenni.
Per questo ho voluto
confrontarmi con alcuni giovani e famiglie. Molti mi hanno espresso la loro
contrarietà a un ulteriore aumento dell'IVA. Li capisco. Tra affitti, premi di
cassa malati e costo della vita, ogni spesa aggiuntiva pesa sui bilanci familiari.
Ma durante queste conversazioni abbiamo
allargato la riflessione alle possibili alternative.
Tra gli oppositori all'aumento
dell'IVA, in particolare negli ambienti politici di UDC e PLR, vi sono
esponenti favorevoli a riforme strutturali dell'AVS che comprendono anche un
innalzamento dell'età pensionabile. Naturalmente, votare NO il 29 novembre non
significa votare automaticamente per il pensionamento a 70 anni. Ma una
bocciatura potrebbe rafforzare politicamente chi sostiene questa alternativa. Ed
è proprio qui che nasce la mia preoccupazione.
Dal punto di vista
finanziario, lavorare più a lungo può contribuire a ridurre la pressione sui
conti dell'AVS. Ma siamo sicuri che il nostro mercato del lavoro sia pronto ad
accogliere e mantenere occupate persone fino a 67, 68 o persino 70 anni?
Già oggi, chi perde il lavoro
dopo i 50 anni incontra spesso maggiori difficoltà a reinserirsi. Dopo i 60
anni, la situazione può diventare particolarmente critica. A chi propone un
innalzamento dell'età pensionabile vorrei quindi rivolgere una domanda precisa:
quali misure concrete intendete promuovere per garantire alle persone tra i 50
e i 70 anni la possibilità di trovare e mantenere un lavoro, con condizioni e salari
dignitosi?
Non basta modificare un'età
sulla carta. Occorre coinvolgere le imprese, le associazioni economiche e le
istituzioni, creando condizioni che favoriscano sia il mantenimento
dell'occupazione sia il reinserimento di chi ha perso il posto. Senza misure
efficaci, il rischio è che un numero crescente di persone, esaurito il diritto
alla disoccupazione, debba ricorrere all'assistenza sociale prima di
raggiungere l'età pensionabile.
Avremmo così ridotto le uscite
dell'AVS, ma potenzialmente aumentato quelle di altre casse pubbliche. Un
risparmio per un'assicurazione sociale non equivale necessariamente a un
risparmio per la collettività. Chi propone una riforma deve assumersi anche la
responsabilità delle sue possibili conseguenze, non soltanto presentarne i
benefici finanziari.
La sostenibilità dell'AVS è
una responsabilità condivisa. Ma non può essere affrontata ignorando la realtà
del mercato del lavoro e le difficoltà di chi deve ancora costruire il proprio
futuro. E allora mi pongo una domanda:
possiamo davvero considerare sostenibile una riforma che promette risparmi per
l'AVS, senza sapere se questi rischiano di tradursi in maggiori costi sociali
e, soprattutto, in nuove difficoltà per le persone coinvolte?
È anche alla luce di queste
preoccupazioni che, personalmente, guardo con favore al finanziamento
attraverso l'IVA, pur comprendendo le ragioni di chi vi si oppone.
Lorenzo Onderka - Sostenitore di Avanti con
Ticino&Lavoro

