Estero
Marmolada, dopo 1 mese continuano le ricerche
Immagine Soccorso Alpino Servizio Provinciale Trentino
Immagine Soccorso Alpino Servizio Provinciale Trentino
2 mesi fa
Subito dopo il disastro la procura di Trento ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di disastro colposo a carico di ignoti

Ad un mese dal disastro della Marmolada, che il 3 luglio scorso provocò 11 vittime, tutti gli accessi che portano sulla vetta della Regina delle Dolomiti rimangono chiusi, mentre in quota le operazioni di ricerca dei resti procedono a singhiozzo a causa della pericolosità del ghiacciaio. Un intervento di terra organizzato per la mattina di oggi dalla squadra interforze è stato rinviato per l’indisponibilità dell’elicottero del Corpo permanente dei vigili del fuoco di Trento, impegnato in un altro servizio. Le ultime ricerche via terra condotte il 29 luglio avevano consentito di recuperare diversi reperti organici e parti di attrezzatura tecnica appartenenti alle vittime del crollo del ghiacciaio sommitale.

Evitare nuovi incidenti
Nei giorni scorsi, una nuova ordinanza del sindaco di Canazei, Giovanni Bernard, ha ampliato l’area interdetta al pubblico, comprendendo tutto il versante nord, fino alla sponda del bacino di Fedaia. Il provvedimento è stato preso dopo che una cordata francese, perdendosi durante un’uscita in notturna lungo una via percorribile, è stata recuperata dal Soccorso alpino in una zona vietata agli escursionisti. Gli alpinisti, privi di attrezzatura adeguata, sono stati riportati a valle in sicurezza, ma l’episodio ha portato a stringere le maglie dei controlli per evitare nuovi incidenti, mentre la presenza di numerosi alpinisti stranieri ha indotto il Comune di Canazei a posizionare nuovi cartelli di divieto di accesso tradotti nelle principali lingue europee.

Pericolosità già evidenziata in precedenza
La pericolosità del ghiacciaio, in ragione delle scarse precipitazioni nevose dello scorso inverno e delle alte temperature registrate dalla primavera, è stata più volte evidenziata anche dagli esperti, alla luce delle analisi delle strumentazioni portate in quota. Preoccupa anche l’allargamento del crepaccio sulla destra orografica del massiccio, lungo circa 200 metri e largo tra i 25 ed i 35 metri, che a metà luglio ha comportato la sospensione di tutte le attività di ricerca per un paio di settimane e l’evacuazione del rifugio Capanna ghiacciaio. Lo stesso responsabile del Soccorso alpino nazionale, Maurizio Dellantonio, ha spiegato che, oltre al ghiacciaio, si sta sciogliendo velocemente anche lo strato sottostante di permafrost, fondamentale per garantire la stabilità del terreno e delle rocce.

Ipotesi di disastro colposo
Subito dopo il disastro la procura di Trento ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di disastro colposo a carico di ignoti. Ad occuparsi delle indagini, con il procuratore della repubblica di Trento, Sandro Raimondi, è il pm Antonella Nazzaro. Le perizie elaborate da un ingegnere idraulico e quelle di un glaciologo sono state incluse nel fascicolo dell’inchiesta.

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