

Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane, Ali Abdollahi, ha avvertito che i paesi della regione che ospitano le forze statunitensi devono comprendere che la causa principale dell'instabilità regionale e delle difficoltà economiche è «la presenza delle forze terroristiche statunitensi» e che, finché tale situazione persisterà, l'instabilità rimarrà.
«Sappiate che, qualora dovesse scoppiare una nuova guerra contro l'Iran, le sue fiamme travolgerebbero tutti», ha ammonito. Secondo l'agenzia Irna, egli ha inoltre dichiarato che «l'affermazione del regime sionista, secondo cui il programma nucleare iraniano sarebbe entrato in una fase militare, è delirante».
«Avvertiamo le organizzazioni internazionali, in particolare l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, di smettere di agire come lupi travestiti da agnelli e di astenersi dal rilasciare ulteriori dichiarazioni prive di fondamento sui siti nucleari iraniani», ha sottolineato.
«I leader mondiali mi dicono 'vi siete risollevati dal baratro del 7 ottobre e avete colpito i fondamentalisti islamici, avete dato speranza all'umanità che si possono sconfiggere le forze oscure. Ma ci sono altri leader che ci criticano regolarmente, che ci vogliono boicottare. A loro dico: Israele sta combattendo una guerra che non potrebbe essere più necessaria o giustificata. Dovreste vergognarvi: la verità è che anche noi vi stiamo proteggendo e la verità è che la moralità dei nostri soldati non ha eguali».
Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu durante la cerimonia di Stato per commemorare i caduti militari del terzo anniversario degli attacchi del 7 ottobre 2023.
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha parlato alla cerimonia commemorativa di Stato sul Monte Herzl in occasione del terzo anniversario della strage del 7 ottobre, affermando che «tutto ciò ci obbliga a indagare con determinazione e coraggio, senza pregiudizi, e a capire: come è potuto succedere? Nessun trascorrere del tempo ci permette di offuscare questo obbligo».
«Ci sono conclusioni chiare che sappiamo già di dover interiorizzare: non dobbiamo ignorare gli avvertimenti, i segnali preoccupanti. E dobbiamo anche guardare direttamente a ciò che sta accadendo dentro di noi, internamente. In questi giorni, nel pieno della campagna elettorale, dobbiamo osservare e stare attenti alle spie di allarme, quelle che indicano dispute pericolose e profonde divisioni», ha osservato il presidente israeliano, secondo quanto riferisce il giornale israeliano Ynet.
«Tra poche settimane andremo a elezioni e invito tutti a ricordare, mentre vanno a votare, del patto che ci unisce, che ci ha unito quella mattina del 7 ottobre sulle strade insanguinate, e che è molto più grande di qualsiasi divisione. Un patto che non ci impone di pensare tutti allo stesso modo, ma che le differenze tra di noi non annullano i nostri mutui obblighi», ha poi detto Herzog nel corso della commemorazione di Stato per le vittime del massacro del 7 ottobre 2023.
Il passaggio del petrolio attraverso l'oleodotto Est-Ovest in Arabia Saudita è stato nuovamente interrotto dopo un nuovo attacco sferrato domenica contro questa infrastruttura strategica: lo ha riferito oggi all'agenzia di stampa Afp una fonte del settore energetico.
«L'oleodotto Est-Ovest è stato nuovamente attaccato ieri», ha dichiarato tale fonte. «È stata colpita una stazione di pompaggio situata a Khurais, a est di Riad. Non era mai stata presa di mira prima. I danni sono ingenti e il pompaggio è stato nuovamente interrotto», ha aggiunto.
Questa infrastruttura strategica consente all'Arabia Saudita di trasportare il proprio petrolio dalla parte orientale del regno verso il Mar Rosso, aggirando lo Stretto di Hormuz. L'oleodotto era già stato fermo dall'11 al 22 settembre.
Le forze governative yemenite hanno attaccato le posizioni degli Houthi nel distretto di Dhubab, che domina lo strategico stretto di Bab el-Mandeb: lo scrive l'agenzia Reuters sul sito. Ieri il governo riconosciuto a livello internazionale ha lanciato un'offensiva per riconquistare il territorio controllato dagli Houthi.
Le Brigate dei Giganti, movimento filogovernativo, affermano che i loro primi contingenti sono giunti nella zona di Bab el-Mandeb.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) rendono noto che durante il fine settimana è stato ucciso a Nuseirat Ibrahim Mustafa Suleiman Abu Oweimer, comandante di un plotone Nukhba dell'ala militare di Hamas che si era infiltrato in Israele durante il massacro del 7 ottobre.
«Recentemente, il terrorista aveva intensificato gli attacchi contro le truppe dell'Idf e i civili israeliani e operava per ripristinare le capacità dell'organizzazione terroristica, in sistematica violazione del cessate il fuoco», scrive l'esercito in una nota.
L'alto funzionario di Hamas Ali al-Amoudi «è sopravvissuto» a un raid israeliano diretto contro di lui avvenuto sabato a Gaza City, nel quale sono rimaste uccise cinque persone: è quanto affermato dal dirigente del movimento politico-militare, Ghazi Hamad, in dichiarazioni riportate da Al Arabiya.
Secondo fonti palestinesi, tra le vittime dell'attacco, confermato da Israele, ci sono quattro donne.
Il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), Eyal Zamir, ha dichiarato che è «dovere» di Israele condurre un'indagine completa sul massacro del 7 ottobre 2023 compiuto da Hamas: è quanto riporta il Times of Israel, citando un suo discorso in commemorazione dell'attacco terroristico nel terzo anniversario.
«Un'intera nazione china il capo in lutto. Ricordiamo i civili uccisi nelle loro case, i giovani che erano usciti per ballare e non sono mai tornati, coloro che sono stati rapiti e uccisi durante la prigionia, i combattenti e le combattenti e tutti i soldati caduti, i membri delle forze di sicurezza e le squadre di emergenza e soccorso che si sono precipitate nell'inferno e sono cadute in combattimento», ha affermato Zamir.
Che ha poi aggiunto: «Porteremo con noi le loro storie e formeremo nella loro luce le future generazioni di comandanti e soldati. È nostro dovere indagare e garantire che gli insegnamenti vengano messi in pratica, affinché possiamo essere più degni della fiducia che il popolo ha riposto in noi».

