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L'Iran: «Gli Usa devono decidere se porre fine alla guerra, noi non abbiamo attaccato»
©Heather Khalifa
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Lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un'intervista, precisando che l'Iran «non ha scelto la guerra, ma si è dovuto difendere» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI


21 minuti fa
Pezeshkian: «La Guida Suprema Mojtaba Khamenei gode di ottima salute»
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Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, assente dalla scena pubblica da mesi, gode di ottima salute, smentendo le voci secondo cui sarebbe deceduto o in stato di morte cerebrale.

Intervistato da Bret Baier, conduttore di 'Special Report' su Fox News, il presidente iraniano ha detto di aver incontrato Khamenei «circa un mese fa» per un colloquio.

«Non ricordo le date esatte. Circa un mese, un mese e mezzo fa», ha detto Pezeshkian. «Ci siamo incontrati per circa sette ore». Baier ha chiesto aggiornamenti sullo stato di salute di Khamenei e se fosse in grado di governare. «Certamente, assolutamente sì», ha risposto Pezeshkian, aggiungendo che la sua amministrazione riceve consultazioni e direttive da Khamenei.

Incalzato sul motivo per cui la Guida Suprema non si sia ancora rivolta al pubblico dall'inizio della guerra, Pezeshkian ha attribuito l'isolamento di Khamenei alla «mancanza di sicurezza creata dalle azioni di stranieri», definiti «aggressori».

Le condizioni di Khamenei sono oggetto di interrogativi da quando, secondo quanto riferito, è rimasto gravemente ferito durante l'operazione 'Epic Fury', che ha ucciso suo padre e predecessore insieme a diversi membri della sua famiglia.

2 ore fa
Riad segnala nuovi attacchi da parte degli Houthi
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L'Arabia Saudita ha intercettato missili balistici Houthi dopo aver diramato allerte per diverse regioni, inclusa La Mecca, mentre la Francia si è impegnata a inviare «mezzi militari» per contribuire a proteggere Yanbu, importante terminal petrolifero saudita.

Gli attacchi sono avvenuti mentre in Yemen infuriavano i combattimenti tra gli Houthi e le forze governative sostenute da Riad, causando decine di vittime su entrambi i fronti, secondo quanto riferito da sette fonti.

I missili balistici rappresentano l'ultimo episodio di una serie di attacchi Houthi in costante escalation a partire da luglio, quando la ripresa delle ostilità ha infranto una tregua pluriennale, coinvolgendo lo Yemen nel più ampio conflitto mediorientale. Da allora, gli Houthi hanno imposto un blocco navale all'Arabia Saudita, colpendo petroliere e territorio saudita e occupando ampi tratti della costa yemenita sul Mar Rosso, vitale per le esportazioni di petrolio del Regno.

3 ore fa
«L'Iran ha proposto agli Usa un piano da 7 giorni per la tregua»
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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha proposto a Washington un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese.

La notizia è riportata dal New York Times, secondo cui Araghchi lo ha riferito ai giornalisti durante un briefing a margine dell'Assemblea Onu. Il ministro ha affermato che l'Iran è pronto ad attuare il piano non appena Washington darà il proprio assenso, aggiungendo che «sarebbe preferibile» raggiungere un accordo prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.

«Abbiamo presentato agli Stati Uniti, tramite intermediari, un piano secondo cui, al verificarsi di determinate condizioni, lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto al termine del settimo giorno e i colloqui riprenderebbero», ha dichiarato Araghchi ai cronisti, spiegando che la proposta ricalcava fedelmente gli impegni contenuti nel cosiddetto memorandum d'intesa raggiunto tra Stati Uniti e Iran a giugno, ma poi rapidamente naufragato.

Sebbene la proposta iraniana contenga molte delle condizioni previste dall'accordo precedente poi fallito, la diplomazia dietro le quinte, scrive ancora il Nyt, suggerisce che entrambe le parti potrebbero trarre notevoli vantaggi nel trovare una via d'uscita dal conflitto.

I funzionari iraniani hanno spiegato che, pur essendo la proposta sostanzialmente identica al memorandum d'intesa di giugno, essa è concepita per procedere con ritmi molto più serrati. Nell'accordo precedente, infatti, era stato fissato un arco temporale di 60 giorni per arrivare ai negoziati sul nucleare.

Un funzionario statunitense a conoscenza dei colloqui ha riferito che l'amministrazione sta conducendo discussioni positive e costruttive tramite intermediari, ma che gli Stati Uniti non intendono affrettare la conclusione di un accordo.

Secondo quanto riferito da Araghchi, le condizioni poste dall'Iran per l'accordo prevedono che, nell'arco dei sette giorni, cessino tutte le ostilità, incluse quelle in Libano; Gli Stati Uniti avrebbero sbloccato i beni iraniani congelati - stimati in almeno 12 miliardi di dollari - revocato le sanzioni sul petrolio iraniano e tolto il blocco navale imposto all'Iran. Infine, l'ultimo giorno, sarebbe stato aperto lo Stretto di Hormuz. Trascorsi i sette giorni, ha affermato Araghchi, sarebbero iniziati immediatamente negoziati globali sul programma nucleare iraniano.

La proposta iraniana è giunta mentre i negoziatori statunitensi tentavano di rilanciare la diplomazia con l'Iran sul programma nucleare attraverso colloqui a margine dell'Assemblea delle Nazioni Unite. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha riferito che un incontro di tre ore tra funzionari statunitensi e iraniani, mediato dal Qatar, non ha portato a una svolta. Esmeil Baghaei, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, ha dichiarato che nei prossimi giorni potrebbero tenersi ulteriori incontri tramite intermediari.

4 ore fa
Il punto alle 6:55
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Sono gli Usa che «devono decidere» se porre fine alla guerra: «Noi non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci». Lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un'intervista a Fox News, in merito a una domanda sulle sue previsioni relative alla fine del conflitto.

Ieri, inoltre, un consigliere della Guida Suprema iraniana ha avvertito che Teheran potrebbe estendere il conflitto mediorientale fino all'Oceano Indiano qualora gli Stati Uniti dovessero sferrare nuovi attacchi. «Dato che il conflitto si è propagato dal Golfo Persico e dallo Stretto di Hormuz al Mar Rosso, è possibile che, in risposta a un'ulteriore escalation bellica, il fronte si allarghi ancora di più, raggiungendo l'Oceano Indiano e forse oltre», ha dichiarato Yahya Rahim Safavi in un video diffuso dall'agenzia di stampa iraniana Fars. I ribelli Houthi dello Yemen, in lotta contro le forze governative sostenute dall'Arabia Saudita, hanno recentemente assunto il controllo della costa del Mar Rosso, rafforzando la propria presa sullo strategico stretto di Bab el-Mandeb, che collega l'Asia all'Europa attraverso il Canale di Suez. L'Iran fornisce da tempo sostegno militare agli Houthi, pur negando qualsiasi coinvolgimento diretto nel conflitto yemenita. La Repubblica Islamica ha inoltre bloccato lo Stretto di Hormuz, al largo delle coste iraniane, per ritorsione contro gli attacchi congiunti Usa-Israele che hanno innescato il conflitto in Medio Oriente alla fine di febbraio.

Iran e Stati Uniti si contendono ora il controllo di Hormuz, stretto attraverso il quale, prima della guerra, transitava gran parte del petrolio e del gas mondiali. Funzionari iraniani avevano già minacciato di estendere l'ambito geografico del conflitto qualora dovessero riprendere gli attacchi statunitensi. Tuttavia, l'avvertimento di oggi segna la prima volta in cui un consigliere della Guida Suprema iraniana ha menzionato esplicitamente l'Oceano Indiano, dove si trova una base militare strategica congiunta Usa-Regno Unito a Diego Garcia, a quasi 4'000 chilometri dall'Iran.

Sempre giovedì, Benjamin Netanyahu all'Onu ha detto che «attaccare l'Iran è stata una delle decisioni più facili che abbia mai preso da premier», aggiungendo che se non lo avesse fatto «saremmo tutti morti».

«Siamo nelle alture del Golan sin dai tempi di Mosè», ha aggiunto Netanyahu replicando al leader siriano Ahmad al-Sharaa che ieri, sempre dal palco dell'Onu, ha dichiarato che il Golan resterà territorio siriano. «Vinceremo, non abbiamo altra scelta», ha detto ancora Netanyahu dopo aver raccontato del fratello ucciso e ripercorso l'attacco del 7 ottobre. «I mostri di Hamas hanno ucciso sopravvissuti dell'Olocausto, hanno stuprato le nostre donne e ucciso bambini», ha messo in evidenza. «Pensavano che ci avrebbero atterrito, invece abbiamo combattuto come leoni», ha aggiunto, vantando il fatto che un Paese piccolo come Israele ha combattuto su sette fronti. Netanyahu ha mostrato all'Assemblea dell'Onu uno dei cercapersone usati da Israele in Libano nel 2024. «Ve lo ricordate? Hezbollah se lo ricorda», ha detto. «Continueremo a difendere il nostro Paese - ha aggiunto il premier israeliano-. Continueremo a vincere perché non abbiamo altra scelta. In questa battaglia contro i barbari abbiamo un partner come Trump, che ringrazio. Israele e l'America hanno agito insieme per salvare la civiltà».

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