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Medio Oriente
Israele, spoglio concluso: 53 seggi a Netanyahu, 48 a Eisenkot
Ats, Red. Online
28.10.2026 06:19

Foto: ©ABIR SULTAN
Il voto ai seggi rappresenta l'86% del totale: mancano circa 650 mila «buste doppie» ancora da scrutinare che possono cambiare il quadro - TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
17:47
«Herzog vedrà Netanyahu e Eisenkot per testare un governo di unità nazionale»
Channel 11 riporta che il presidente israeliano, Isaac Herzog, dovrebbe incontrare, già nei prossimi giorni, ancora prima della pubblicazione dei risultati finali e dell'inizio delle consultazioni, Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot - separatamente - per iniziare a testare la fattibilità di un governo di unità nazionale.
17:11
Likud: «Elezioni rubate dai partiti arabi che sostengono terrorismo»
«Le elezioni sono state rubate da partiti arabi che sostengono il terrorismo e l'eliminazione dello Stato ebraico attraverso gravi reati penali quali corruzione, minacce, violenza, falsificazione e utilizzo di software proibiti per sollecitare gli elettori».
Lo afferma il Likud in una nota, sostenendo che il partito del premier Benjamin Netanyahu «sta fornendo alla polizia, allo Shin Bet e alla Commissione elettorale centinaia di testimonianze e prove di brogli elettorali in numerosi seggi arabi: migliaia di buste contenenti denaro contante e schede elettorali precompilate, minacce e violenze contro i commissari dei seggi».
Il Likud denuncia anche «discrepanze tra il numero di buste e il numero di elettori». E chiede «alla Commissione elettorale una risposta immediata all'indagine su questi reati penali che hanno radicalmente compromesso la trasparenza delle elezioni in Israele e i risultati elettorali».
16:50
«La guerra in Iran è costata agli USA più di 47 miliardi»
La guerra all'Iran è costata agli USA oltre 47 miliardi di dollari fino a metà ottobre. È la stima contenuta in un documento esaminato dal Washington Post, secondo cui i funzionari militari americani hanno valutato in oltre 3 miliardi gli oneri aggiuntivi maturati nelle ultime settimane. Il documento indica che, dall'inizio del conflitto otto mesi fa, le forze USA hanno impiegato munizioni per un valore di 29 miliardi. La distruzione di altri sistemi d'arma, come gli aerei da combattimento, ha comportato una spesa di 6 miliardi.
I dati, tuttavia, non tengono conto dei danni subiti dalle basi americane in Medio Oriente, in particolare nel Golfo Persico, colpite ripetutamente da droni e missili balistici iraniani. La stima è stata elaborata dal Comando centrale USA (Centcom), responsabile delle operazioni militari in Medio Oriente. Si tratta del calcolo più recente e dettagliato dei costi finanziari del conflitto con l'Iran: in precedenza, il Centcom aveva stimato costi di almeno 43,6 miliardi fino agli inizi di settembre.
Il trend ha costretto il Pentagono a riallocare miliardi di dollari del suo bilancio per coprire le carenze causate dal conflitto, dato che l'esercito ha dovuto inviare d'urgenza truppe e attrezzature in Medio Oriente. Secondo le stime più recenti, l'Aeronautica militare USA ha speso circa 7,6 miliardi per sostenere le operazioni, mentre l'Esercito e la Marina hanno registrato spese, rispettivamente, di 2 miliardi e 1,45 miliardi.
16:43
Israele, ancora da scrutinare 480 mila schede dei seggi speciali
Il comitato elettorale centrale ha riferito che le 'doppie buste' (ossia le schede degli elettori che hanno votato da ospedali, zone di guerra o i diplomatici dall'estero) sono circa 430- 480'000. Si tratta di una cifra molto elevata che può impattare sulla redistribuzione di circa 10-12 seggi.
14:32
Il regista iraniano Panahi, Pardo d'oro a Locarno, condannato a 5 anni
Il regista iraniano Jafar Panahi è stato condannato a cinque anni e un mese di reclusione, a due anni di divieto di espatrio e alla confisca dei suoi beni dal Tribunale rivoluzionario di Teheran, nell'ambito di un nuovo procedimento. Lo ha riferito il suo avvocato Mostafa Nili all'Isna, aggiungendo che gli è stato inoltre vietato di svolgere qualsiasi attività sui social media.
Panahi, 66 anni, figura di spicco del cinema internazionale e voce critica del regime di Teheran, vanta una storica e profonda relazione con la Svizzera e in particolare con il Locarno Film Festival, dove già nel 1997 aveva trionfato vincendo il prestigioso Pardo d'oro con il film Il cerchio / Lo specchio (Le Miroir).
Più di recente, nell'agosto del 2025, il regista era tornato sulle sponde del Verbano per presentare sulla gremita Piazza Grande la sua ultima pellicola, «Un simple accident», poche settimane dopo la consacrazione al Festival di Cannes dove l'opera aveva conquistato la Palma d'oro (ricevendo in seguito anche nomination ai Golden Globes e agli Oscar).
Il film, girato clandestinamente e incentrato su un gruppo di ex detenuti che affrontano un uomo sospettato di essere stato il loro aguzzino, era già finito nel mirino delle autorità iraniane lo scorso anno con un'accusa per «propaganda contro il sistema». Dopo essersi recato a Los Angeles per gli Academy Awards, Panahi era rientrato in patria a fine marzo, finendo nuovamente nel mirino giudiziario di Teheran con il blocco dei conti bancari e questa nuova pesante condanna.
14:20
Dal voto all'insediamento, l'iter per il governo in Israele
In Israele non esiste una Costituzione formale scritta e il delicato meccanismo di formazione del governo è affidato alle Leggi Fondamentali dello Stato ebraico. In questo quadro è la 'Legge Fondamentale: il Governo' a tracciare la mappa da seguire all'indomani del voto.
Il percorso inizia ufficialmente subito dopo la certificazione dei seggi alla Knesset, il Parlamento monocamerale da 120 deputati. Entro sette giorni dalla pubblicazione dei risultati del voto, il presidente dello Stato avvia le consultazioni con tutte le forze politiche che hanno superato la soglia di sbarramento. Al termine di questo confronto, il Capo dello Stato assegna l'incarico per la formazione del governo. Per consuetudine, il mandato non spetta necessariamente al leader del primo partito, ma al deputato che dimostra di avere le maggiori chance di aggregare una coalizione capace di esprimere la maggioranza assoluta di almeno 61 seggi alla Knesset.
Da quel momento scatta un cronoprogramma rigido: il premier designato ha una prima finestra di 28 giorni per negoziare i ministeri e i punti programmatici con gli alleati, con la possibilità di chiedere una proroga di ulteriori due settimane. Se le trattative si arenano e il primo tentativo fallisce, la legge prevede un secondo mandato esplorativo o, in ultima istanza, un periodo di 21 giorni in cui lo stesso Parlamento può indicare un candidato attraverso una petizione firmata da una maggioranza di deputati. Solo dopo l'accordo politico e il superamento dello scoglio formale del voto di fiducia dell'aula, il nuovo esecutivo giura ed entra in carica.
Se le consultazioni falliscono e nessun leader riesce a trovare una sintesi, la Legge Fondamentale non lascia spazio a vuoti di potere prolungati: la Knesset si scioglie in modo automatico, restituendo la parola agli elettori e avviando il Paese verso nuove elezioni anticipate.
14:18
Israele, spoglio dei voti ai seggi concluso
Con il 100% dei voti delle urne scrutinati, 53 seggi vanno al blocco Netanyahu, 48 a quello del Cambiamento guidato da Eisenkot mentre 19 ai partiti arabi. Il voto ai seggi rappresenta l'86% del totale. Mancano circa 650 mila «buste doppie» ancora da scrutinare che possono cambiare il quadro.
Tutti i voti delle buste regolari, ad eccezione delle buste doppie, ossia quelle che richiedono doppio controllo e arrivano dagli elettori non in sede, come soldati, ospedalizzati, diplomatici all'estero e detenuti, sono stati scrutinati. Il totale delle buste regolari rappresenta circa l'86% del totale dei voti nelle elezioni del 2026.
Allo stato attuale dei conti, i seggi sono suddivisi tra i partiti: Likud, 26 seggi; Yashar, 21 seggi; Lista Unita, 12 seggi; Beyachad (Lapid-Bennett), 12 seggi; I Democratici, 8 seggi; Yisrael Beitenu, 7 seggi; Ra'am, 7 seggi; Ebraismo della Torah Unito, 7 seggi; Otzma Yehudit (Ben Gvir) 7 seggi; Shas, 7 seggi; Sionismo Religioso (Smotriche) e Zehut, 6 seggi.
13:46
L'aeroporto di Aden colpito da un nuovo attacco missilistico
Un missile ha colpito l'aeroporto di Aden, nello Yemen, per la seconda volta. Lo riferito un funzionario di polizia, mentre gli Houthi, sostenuti dall'Iran, chiedevano l'evacuazione della struttura situata nella sede del governo appoggiato dall'Arabia Saudita.
«Un missile Houthi ha colpito l'area sotto il controllo delle forze saudite all'interno del perimetro dell'aeroporto di Aden», ha dichiarato il funzionario di polizia di Aden, chiedendo l'anonimato per poter discutere di argomenti delicati.
13:04
Houthi: «Dodici morti nei raid sauditi contro la stazione di servizio»
Almeno dodici persone sono state uccise nello Yemen in un attacco attribuito all'Arabia Saudita, che ha colpito una stazione di servizio nel nord-ovest del Paese; lo ha riferito un media legato agli Houthi filo-iraniani, l'emittente televisiva Al-Masirah, parlando di un bilancio provvisorio.
L'attacco, avvenuto nella provincia di al-Jawf - al confine con il regno saudita - ha causato anche 10 feriti, tra cui donne e bambini, secondo quanto riportato dall'emittente.
12:04
Israele: 77% dei voti scrutinati, guadagna Blocco Eisenkot a 49 seggi
Con il 77% dei voti scrutinati, il Blocco del Cambiamento si rafforza e raggiunge 49 seggi. Il blocco di Netanyahu si mantiene a 54 seggi. Il blocco di Eisenkot si rafforza a scapito dei partiti arabi, attestandosi a 49 seggi.
La Lista Unita e Ra'am a 17 seggi. Il Likud rimane a 27 seggi, Yashar si rafforza a 22. Finora sono stati scrutinati oltre 10.000 seggi elettorali, per un totale di 4.421.561 elettori.
12:03
Gli Houthi chiedono l'evacuazione immediata dell'aeroporto di Aden
Gli Houthi filo-iraniani hanno chiesto l'evacuazione dell'aeroporto di Aden - città nel sud dello Yemen che ospita il governo sostenuto dall'Arabia Saudita - in un contesto di intensificazione delle ostilità tra le due fazioni.
«Le nostre forze armate invitano le persone presenti all'aeroporto di Aden a evacuare immediatamente la struttura, a causa della presenza di un aereo cargo militare del nemico saudita che trasporta armi destinate a uccidere il popolo yemenita», ha scritto su X il portavoce militare del movimento, Yahya Saree.
10:23
Hezbollah: «L'esito voto in Israele non cambierà l'equazione col nemico»
«La politica sionista è quella ormai da decenni, per noi non cambia l'equazione col nemico: resistenza contro l'occupazione nel sud del Libano e sostegno pieno ai palestinesi». Lo dice all'agenzia italiana ANSA un funzionario politico di Hezbollah che preferisce rimanere anonimo perché non autorizzato a parlare con i media.
Per il partito di Dio il cambio di governo in Israele non sposta nulla: «Non sarà un cambio di potere a cambiare l'atteggiamento espansionistico di Israele, lo vediamo non solo in Libano ma anche in Siria, dove nessuno o quasi oppone più resistenza, a Gaza, in Cisgiordania». Gli interessi strategici dello Stato ebraico, aggiunge la fonte, «convergono da decenni con quelli degli Stati Uniti, che mirano a diventare i padroni assoluti di tutta la regione».
Nel novembre 2022, dopo il ritorno di Benyamin Netanyahu, il fondatore e il defunto leader del movimento sciita, Hasan Nasrallah, aveva usato la stessa formula: «a noi non cambia nulla se il governo israeliano è di estrema destra, di centro o di sinistra».
09:48
Al blocco pro-Netanyahu 54 seggi
Alle 10:03, con il 72,4% delle schede scrutinate, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale centrale attribuiscono 54 seggi al blocco pro-Netanyahu e 48 al blocco guidato da Eisenkot. I partiti arabi ora contano 18 seggi dopo che Ra'am ne ha guadagnati due.
07:04
Un risultato storico per le formazioni arabe
In Israele gli exit poll di Channel 12 delineano uno scenario politico frammentato per il rinnovo della Knesset, evidenziando un Paese diviso a metà in cui nessuno schieramento ha ottenuto una maggioranza assoluta.
Lo spoglio ha raggiunto circa la metà dei seggi: sono stati scrutinati 6.456 seggi su oltre 12.000 (pari a poco più del 50%).
Sebbene il Likud del premier Benjamin Netanyahu risulti il singolo partito più votato con 24 seggi rispetto ai 22 del movimento Yashar di Gadi Eisenkot, il quadro complessivo delle alleanze ribalta gli equilibri: il blocco del cambiamento guidato dall'ex capo dell'esercito raccoglie 52 seggi complessivi, staccando di due lunghezze la coalizione di destra uscente, ferma a quota 50.
A incidere in maniera decisiva su questo assetto è il risultato storico registrato dalle formazioni arabe, capaci di catalizzare un cospicuo bacino di rappresentanza parlamentare. La Lista Unita ha infatti ottenuto 11 seggi, affiancata dal partito Ra'am di Mansour Abbas che ne conquista altri 7; a fare da cornice a queste dinamiche vi è stata una mobilitazione popolare senza precedenti recenti, attestata da un'affluenza definitiva del 77,7%, il tasso di partecipazione elettorale più elevato registrato dal 2001.
Di fronte a questi primi verdetti, i leader dei due principali poli hanno rilasciato dichiarazioni contrapposte sul futuro assetto di governo. Eisenkot ha annunciato l'intenzione di muoversi senza indugio per estromettere Netanyahu e sostituire l'esecutivo in carica qualora i numeri venissero confermati. Dal canto suo, il premier uscente ha rivendicato il primato del Likud come primo partito della nazione, proclamando l'esistenza di una maggioranza e appellandosi alla formazione di un solido governo di destra nazionale, con l'obiettivo esplicito di scongiurare un accordo politico sostenuto dai seggi delle forze arabe.
Sull'affidabilità finale di queste proiezioni pesa tuttavia una rilevante incognita tecnica segnalata dal New York Times: l'esclusione dagli exit poll dei voti espressi nei seggi speciali. Si tratta di circa 600.000 schede, pari a quasi il 10% del corpo elettorale, provenienti da caserme militari, strutture sanitarie, penitenziari e missioni diplomatiche; un bacino storicamente incline a favorire la coalizione di Netanyahu e i cui dati definitivi saranno resi noti soltanto a partire da oggi.
06:20
Netanyahu: «Con Trump possiamo porre fine alla minaccia iraniana»
«Abbiamo di fronte a noi una possibilità storica di porre fine, con il nostro amico Trump, alla minaccia iraniana», ha detto Netanyahu durante il comizio alla nottata elettorale del Likud, dove si è ancora in attesa dei risultati ufficiali delle elezioni per il rinnovo della Knesset.
06:18
Il punto alle 6
Netanyahu: «Il Likud è il partito più grande d'Israele»
«Stiamo aspettando ancora i risultati finali, ma si sono chiarite due cose finora: il Likud è il partito più grande d'Israele. I canali della propaganda ci davano 19 seggi, e sapevano di stare mentendo, volevano deprimere il voto. La seconda cosa è che la coalizione ha una maggioranza. E per questo dobbiamo formare un ampio governo di destra nazionale e fare di tutto perché non venga formato un governo con il sostegno dei partiti arabi». Lo ha detto il premier Benjamin Netanyahu arrivato alla sede della nottata elettorale del Likud a Gerusalemme.
Quando sono stati scrutinati 3.024 seggi elettorali, sugli oltre 12 mila, il partito di Netanyahu, Likud, è in testa con 282.772 voti, pari al 23,36%. Secondo quanto pubblicato dal Comitato centrale per le elezioni per il rinnovo della 26esima Knesset al secondo posto c'è Yashar di Gadi Eisenkot con 190.524 voti, pari al 15,74%. Il terzo partito più votato è Insieme, guidato da Naftali Bennett, con 103.220 voti (8,53%).

