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Iran: «I colloqui con gli USA avvenuti tramite un mediatore del Qatar»
© EPA/HOUTHI MILITARY MEDIA CENTER HANDOUT
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Ad affermarlo è il ministro degli Esteri iraniano che spiega come l’obiettivo era di comunicare le condizioni di Teheran – Nel frattempo, il presidente iraniano Massoud Pezeshkian è arrivato a New York, dove interverrà all'Assemblea generale annuale delle Nazioni Unite – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
2 ore fa
Araghchi a Witkoff: «Gli USA revochino il blocco navale e scongelino i beni»

Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato l'inviato statunitense Steve Witkoff a margine dell'Assemblea generale dell'ONU a New York illustrandogli le condizioni di Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Lo riferisce l'agenzia statale IRIB spiegando che le condizioni comunicate da Araghchi includono «l'immediata revoca del blocco navale americano, il rapido sblocco di tutti i beni iraniani congelati e la fine della guerra su tutti i fronti della resistenza».

Stando al portavoce del ministero degli esteri iraniano Esmail Baghaei i colloqui con la parte americana sono avvenuti tramite un mediatore qatariota.

Intanto lo Stato Maggiore delle Forze armate iraniane e il Quartier generale centrale Khatam al-Anbiya - la più alta unità di comando operativo della Repubblica Islamica - hanno avvertito che il paese infliggerà agli aggressori colpi «ancora più duri, devastanti e imprevedibili», in risposta alle più recenti minacce del presidente statunitense Donald Trump. La notizia è riportata su Telegram dall'iraniana Press TV.

3 ore fa
Il punto alle 6.00

«I colloqui con la parte americana sono avvenuti tramite un mediatore qatariota e le condizioni dell'Iran sono state comunicate». Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei. «Questi colloqui si sono svolti con l'obiettivo di comunicare le condizioni dell'Iran - ha detto ancora - tra cui la fine della guerra in tutte le sue forme, la cessazione delle azioni aggressive da parte degli Stati Uniti, il blocco navale e la guerra economica, il rilascio dei beni iraniani, eccetera».

Nel frattempo, il presidente iraniano Massoud Pezeshkian è arrivato a New York, dove interverrà all'Assemblea generale annuale delle Nazioni Unite. Lo hanno reso noto gli organi di informazione iraniani Irna e Irib. La scorsa settimana, il Dipartimento di Stato aveva annunciato la concessione dei visti a Pezeshkian e alla sua delegazione: una mossa che, secondo gli analisti, rappresenta un precedente inedito per il capo di uno Stato in guerra con gli Stati Uniti.

Lo Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane e il Quartier Generale Centrale Khatam al-Anbiya - la più alta unità di comando operativo della Repubblica Islamica - hanno inoltre avvertito che il Paese infliggerà agli aggressori colpi «ancora più duri, devastanti e imprevedibili», in risposta alle più recenti minacce del presidente statunitense Donald Trump. La notizia è riportata su Telegram dall'iraniana Press Tv.

Intanto il ministro australiano per il cambiamento climatico e l'energia Chris Bowen è partito per l'India e l'Arabia Saudita per colloqui di alto livello riguardo alle pressioni sulle forniture internazionali di carburanti, con l'obiettivo, ha dichiarato, di «rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento energetico dell'Australia». La visita precede di poche settimane la conferenza pre-COP31 nelle Figi, dove Bowen promuoverà la diffusione delle energie rinnovabili in Australia e i progressi verso gli obiettivi di energia pulita. La prima tappa della missione di Bowen sarà presso la raffineria di petrolio più grande del mondo a Jamnagar in India, dove incontrerà controparti ministeriali, parteciperà a una tavola rotonda con leader dell'energia pulita e terrà una presentazione sull'elettrificazione verde. «Ciò a cui assistiamo in Medio Oriente è motivo di grave preoccupazione, ed è più importante che mai che l'Australia si impegni con altre nazioni sulla sicurezza energetica globale e sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico, nel nostro interesse nazionale», ha detto. Le missioni di Bowen in materia di petrolio e gas seguono mesi di missioni nel suo ruolo di presidente dei negoziati in vista della conferenza COP sul clima in Turchia in novembre.

Cambiamo fronte. «Capisco cosa sia successo il 7 ottobre ad alcune persone innocenti, ma allo stesso tempo non è possibile che tutte le politiche si basino su un singolo incidente. Dobbiamo però anche capire cosa è successo a Gaza, dove sono state uccise più di 70.000 persone». Lo ha detto il presidente della Siria Ahmed al-Sharaa, a New York. «Non è opportuno che quanto accaduto il 7 ottobre determini la politica per la Siria - aggiunge al-Sharaa - Israele deve cambiare la sua politica perché sta creando problemi. Credo che il problema sia Israele, non la Siria».

Il capo del governo provvisorio, nel descrivere le condizioni di Damasco per raggiungere una pace duratura con Israele, ha poi sottolineato che le alture del Golan non sono negoziabili. Lo scrive su Telegram l'agenzia iraniana Irna. Sharaa ha parlato al Council on Foreign Relations a New York: «Le alture del Golan sono territorio siriano, riconosciuto dalle Nazioni Unite». «Ho detto a Trump: “perché non dai il New Jersey a Israele invece del Golan?"», ha detto Sharaa più tardi davanti ai giornalisti. Il video è pubblicato da Al-Jazeera su X.

«Vogliamo vedere finalmente la fine delle sofferenze e delle morti» e «i popoli israeliano e palestinese vivere fianco a fianco in pace e sicurezza», ha dal canto suo detto il premier britannico Andy Burnham parlando all'ONU. «Faremo tutto il possibile per mantenere viva la speranza di questa possibilità», ha aggiunto. «Siamo al fianco di Israele di fronte alle minacce in corso, incluse quelle provenienti dall'Iran, contro Israele e il popolo ebraico in tutto il mondo», ha continuato il premier, osservando tuttavia che «ciò non giustifica le azioni del governo israeliano a Gaza o in Cisgiordania"».

«L'assurdità grottesca della dichiarazione di Emmanuel Macron è sbalorditiva». Lo ha affermato l'ufficio del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu dopo le parole del presidente francese all'ONU su Gaza. «Domenica, alla vigilia di Yom Kippur, appena due giorni fa, Netanel Shukrun - un cittadino francese e padre di sei figli - è stato assassinato nella sua auto da un terrorista di Hamas in Giudea e Samaria. Con il suo ultimo respiro, ha detto a suo figlio di scappare. I terroristi di Hamas compiono attacchi contro gli ebrei quasi ogni giorno. Hanno assassinato innumerevoli civili israeliani in Giudea e Samaria. L'ignoranza non è una scusa per cancellare il loro sangue». Netanyahu fa riferimento, sottolineano le testate israeliane, a un passaggio del discorso del presidente francese: «Guardate cosa sta succedendo in Cisgiordania - così avrebbe detto Macron nella trascrizione di YNet - dove ogni giorno vengono commesse violazioni. In nome di cosa? Hamas non ha mai causato problemi in Cisgiordania».

«La Spagna continuerà a sostenere il Libano e a lavorare con i nostri soci europei per rafforzare le capacità delle Forze Armate libanesi dopo la fine di Unifil. Così l'ho espresso oggi a New York al primo ministro del Libano, Sawaf Salam. Il nostro Paese mantiene un fermo impegno per la sua sovranità, la sua sicurezza e la sua integrità territoriale». Con questo messaggio su X, intanto, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha informato di un incontro avuto con il suo omologo libanese, Sawaf Salam, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in cui ha ribadito il sostegno di Madrid anche al termine della missione delle forze di interposizione delle Nazioni Unite in Libano. «Il cessate il fuoco deve essere pienamente rispettato e il dialogo deve aprire la strada verso una pace duratura», evidenzia Sanchez nel post.

Un drone di ricognizione armato saudita è infine stato abbattuto dalle forze armate dello Yemen sopra la città di Al-Mukha, nella provincia di Taiz, sulla costa occidentale del Paese. Lo scrive l'agenzia iraniana Irna. Sempre i media iraniani segnalano poi un'esplosione vicino all'isola di Qeshm nello Stretto di Hormuz. La notizia è ripresa da varie testate arabe, tra cui Al-Jazeera.

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