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Iran, due petroliere e un rimorchiatore in fiamme nello Stretto di Hormuz
Red. Online, Ats
05.11.2026 07:19

Foto: © Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP
Seul ha intanto fatto sapere che schiererà la marina vicino a Hormuz per aiutare a garantire la circolazione marittima – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
09:57
L'utile di Emirates crolla con la guerra in Iran
Emirates ha chiuso il primo semestre dell'anno finanziario con un crollo dell'utile del 66%. A pesare sono le conseguenze sul settore aereo dell'area del conflitto in Medio Oriente, oltre agli elevati costi del carburante determinati anche in questo caso dalla guerra in Iran.
In un comunicato, il gruppo emiratino ha precisato che l'utile semestrale al lordo delle imposte si è attestato a circa 1,1 miliardi di dollari.
09:51
Il partito ultraortodosso rompe l'alleanza con Netanyahu
La fazione Ebraismo della Torah Unito, alleanza tra due partiti ultraortodossi ashkenaziti in Israele, ha deciso di non indicare nessun candidato per la formazione di un governo, dichiarando al presidente Herzog durante le consultazioni di ''non essere vincolata ad alcun blocco''.
Il partito, che è stato parte del governo fino al luglio 2025 e ha poi sostenuto la coalizione dall'esterno, rompe cosi un'alleanza di lunga data con Benjamin Netanyahu e potrebbe porsi come ago della bilancia in un eventuale governo di minoranza formato da Eisenkot.
Ebraismo della Torah Unito porta in dote 7 seggi.
09:47
Herzog avvia la seconda giornata di consultazioni sul nuovo premier
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha avviato la seconda giornata di consultazioni con i partiti eletti nella nuova Knesset su chi incaricare della formazione del prossimo governo di Israele.
Le consultazioni, iniziate ieri sera con le formazioni minori - Sionismo Religioso, Shas, Yisrael Beytenu e Zehut - vengono trasmesse in diretta streaming dalla residenza del presidente a Gerusalemme, riferisce il Times of Israel.
La giornata è iniziata con il partito Ebraismo della Torah Unito e prosegue con lo schieramento Otzma Yehudit di Itamar Ben-Gvir. Successivamente, Herzog incontrerà i Democratici, il partito Ra'am e nel pomeriggio la Lista Unita e B'Yachad. La giornata si concluderà con gli incontri con il movimento Yashar di Gadi Eisenkot e con il Likud del premier Benjamin Netanyahu.
A ciascun partito verrà chiesto di indicare un candidato alla carica di premier, spetterà poi a Herzog decidere a chi affidare il primo mandato per tentare di formare una coalizione. Otzma Yehudit e il Likud hanno dichiarato che indicheranno Netanyahu, mentre Yashar, i Democratici, B'Yachad e Ra'am hanno fatto sapere che sosterranno Eisenkot.
I quattro esponenti della fazione Degel HaTorah, all'interno di Ebraismo della Torah Unito, hanno annunciato che non sosterranno nessuno dei due candidati, mentre i tre rappresentanti della fazione Agudat Yisrael non hanno ancora reso nota la propria decisione. La Lista Unita, a guida araba, non ha ancora dichiarato chi intenda sostenere: potrebbe indicare Eisenkot oppure scegliere l'astensione.
09:47
L'Iran annuncia di avere preso il controllo di due droni statunitensi
Le Guardie della rivoluzione islamica dell'Iran hanno annunciato di avere preso il controllo di due droni degli Stati Uniti.
«Gli operatori dell'unità di guerra elettronica della Marina del corpo delle guardie della rivoluzione islamica, assumendo il controllo e la guida di due droni statunitensi RQ-11 Raven, li hanno fatti atterrare in sicurezza e li hanno catturati come bottino di guerra», riferisce l'agenzia Isna, pubblicando delle fotografie in cui si vede un militare accanto a uno dei droni.
09:45
«Gli Houthi chiedono a Riad 51 miliardi dollari per cessare ostilità»
Gli Houthi hanno chiesto all'Arabia Saudita un pagamento di 51 miliardi di dollari come condizione per giungere a una cessazione delle ostilità. Lo riferisce il Wall Street Journal citando fonti informate delle trattative, spiegando che il Regno ha preso contatti con i ribelli per provare a raggiungere una soluzione negoziata della guerra.
Secondo le fonti, gli Houthi hanno dichiarato che tale somma sarebbe necessaria a coprire i costi di anni di attacchi sauditi e di un prolungato blocco. Le stesse fonti riferiscono che in seguito sono state avanzate altre cifre, ma il messaggio è rimasto chiaro: il prezzo per un'uscita dal conflitto si aggira nell'ordine delle decine di miliardi di dollari.
Inoltre, gli Houthi pretendono che il Regno riconosca ufficialmente il loro movimento come legittimo governo dello Yemen, accettando di fatto la presenza di un avversario armato dall'Iran lungo il proprio confine meridionale.
Secondo il WSJ, queste richieste confermano come l'Arabia Saudita si trovi di fronte esclusivamente a opzioni sfavorevoli nel tentativo di uscire dal conflitto, iniziato oltre un decennio fa con l'intervento saudita contro gli Houthi nella guerra civile yemenita.
07:26
Bannon: «Trump promuova una commissione d'inchiesta sulla guerra all'Iran»
Steve Bannon esorta Donald Trump a istituire una commissione d'inchiesta che indaghi sulla guerra degli Stati Uniti contro l'Iran e che renda pubblici i risultati, giudicando l'iniziativa come necessaria affinché il presidente possa riconquistare la fiducia degli americani. Le dichiarazioni dell'ex controverso stratega della Casa Bianca, riporta il Washington Post, rappresentano l'ultimo esempio di una figura conservatrice di spicco, vicina a Trump, che reclama trasparenza e responsabilità da parte dell'amministrazione.
La sua richiesta giunge all'indomani della pesante sconfitta dei repubblicani alle midterm: un risultato che, almeno in parte, riflette la frustrazione degli elettori per gli elevati costi della guerra con l'Iran. Secondo Bannon, le istituzioni israeliane dovrebbero collaborare, rendendo accessibili i propri documenti.
07:18
Il punto alle 7.15
L'Iran ha dichiarato oggi che due petroliere e un
rimorchiatore hanno preso fuoco nello Stretto di Hormuz, al centro del
conflitto tra Teheran e Washington. Ieri sera «una grande petroliera che
tentava di attraversare un passaggio interdetto a sud dello stretto ha preso
fuoco dopo aver urtato una mina ed è rimasta immobilizzata», hanno riferito i
Guardiani della rivoluzione iraniani citati dai media statali. In un episodio
distinto, «un'altra superpetroliera è rimasta bloccata a causa di un violento
incendio mentre lasciava la parte orientale dello stretto di Hormuz. Anche un
rimorchiatore, avvicinatosi alla superpetroliera per domare le fiamme, ha preso
fuoco», prosegue la nota. Dall'inizio del conflitto, Teheran controlla
rigorosamente questo passaggio marittimo, prendendo regolarmente di mira le
imbarcazioni che tentano di attraversarlo senza la sua autorizzazione. In
risposta, Washington ha imposto un blocco ai porti iraniani.
Seul ha intanto annunciato oggi l'invio di un velivolo da
pattugliamento marittimo e di una squadra di sminamento nei pressi dello
Stretto di Hormuz, nell'ambito di una missione militare volta a contribuire a
garantire la libera circolazione in questa via marittima strategica. In
precedenza, la Corea del Sud si era espressa contro lo spiegamento delle
proprie forze armate nella regione, non volendo prendere parte al confronto
condotto da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Tuttavia, il Paese asiatico
intende tutelare i propri scambi commerciali marittimi e l'approvvigionamento
energetico. Il Ministero della Difesa sudcoreano ha «confermato le notizie» secondo
cui Seul estenderà l'area operativa dell'unità antipirateria 'Cheonghae' della
propria Marina - attualmente impegnata nella protezione delle navi commerciali
nel Golfo di Aden, al largo della Somalia - fino alle acque vicine allo Stretto
di Hormuz. Secondo l'agenzia di stampa sudcoreana Yonhap, il dispositivo
includerà un cacciatorpediniere, un velivolo da pattugliamento marittimo P-8,
una squadra di sminamento, droni di superficie e robot sottomarini a controllo
remoto. Yonhap precisa inoltre che l'impiego dell'unità Cheonghae,
attualmente autorizzato fino alla fine dell'anno, richiede l'approvazione del
Parlamento. «Il rafforzamento della missione dell'unità Cheonghae mira a
proteggere i nostri cittadini e i nostri interessi economici», ha dichiarato ai
giornalisti un funzionario del Ministero della Difesa sottolineando che si
tratta di un'operazione di natura strettamente non combattente, condotta in
modo indipendente da qualsiasi forza alleata. «Le operazioni rimarranno
limitate alle acque internazionali a sud dell'Oman e, durante le sue missioni,
al velivolo da pattugliamento marittimo sarà vietato prendere di mira o
sorvegliare il territorio iraniano, le acque territoriali dell'Iran o l'interno
dello Stretto di Hormuz», ha aggiunto. A settembre, il presidente sudcoreano
Lee Jae-myung ha ribadito che Seul non schiererà truppe in modo tale da poter
portare a un intervento militare, nonostante l'appello rivolto dagli Stati
Uniti ai propri alleati affinché contribuiscano all'offensiva contro l'Iran. «Finora
abbiamo rispettato il principio di non coinvolgimento e di non intervento nella
guerra - ha dichiarato - e continueremo a rispettarlo anche in futuro». Sempre
a settembre, Teheran aveva messo in guardia la Corea del Sud contro qualsiasi
dispiegamento di questo tipo, dopo che Seul aveva fatto sapere di stare
valutando un contributo alla messa in sicurezza dello stretto.

