

Diverse forti esplosioni si sono verificate nel settore meridionale dello Stretto di Hormuz. Lo riporta l'agenzia iraniana Fars sul suo account X in inglese citando fonti militari. Le deflagrazioni, scrive l'agenzia, sono state causate dall'urto di alcune petroliere contro mine precedentemente posizionate in quell'area.
Il Pentagono sta preparando opzioni per riavviare operazioni di combattimento su larga scala contro l'Iran. Tre portaerei arriveranno presto in Medio Oriente e il Dipartimento della Difesa ha elaborato piani per colpire l'arsenale di droni e missili dell'Iran, ma anche gli impianti energetici e altri siti militari. Lo riporta il New York Times citando alcune fonti, secondo le quali sono state messe a punto diverse opzioni per una campagna di attacchi della durata di tre giorni. Donald Trump ha smentito nelle ultime ore che ci sarà un attacco all'Iran prima delle elezioni di metà mandato.
Le ambasciate statunitensi in Medio Oriente, inclusa quella di Gerusalemme, hanno diramato un'allerta di sicurezza congiunta rivolta ai cittadini americani presenti nella regione, esortandoli a mantenere un livello di vigilanza più elevato «a causa della complessa situazione della sicurezza». Lo si legge su Ynet. Il Dipartimento di Stato ha segnalato che gli Houthi hanno attaccato infrastrutture critiche e aeroporti civili in Arabia Saudita, avvertendo che il conflitto potrebbe subire una rapida escalation. È stato inoltre evidenziato che l'Iran e i gruppi che lo sostengono potrebbero prendere di mira interessi, aziende e istituzioni statunitensi in tutto il mondo. L'avviso ha precisato che sono possibili cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e ulteriori disagi ai viaggi.
Gli Stati Uniti impongono sanzioni contro quelli che hanno definito «i resti della flotta ombra iraniana» di petroliere usate per trasportare prodotti petroliferi verso i mercati esteri. Lo ha annunciato il Dipartimento del Tesoro. «Stiamo privando Teheran delle risorse finanziarie utilizzate per la guerra», ha detto il segretario al Tesoro Scott Bessent.
Due persone sono state uccise e altre ferite oggi in un attacco di un drone dell'Idf che ha preso di mira un veicolo vicino all'ospedale da campo giordano a sud-ovest di Gaza City. Lo riferisce l'agenzia di stampa palestinese Wafa.
«Ci sono troppe bugie in circolazione e l'opinione pubblica merita di conoscere la verità. Sono passati tre anni dal 7 ottobre e due da quando ho lasciato l'Idf. Speravo che da allora avrei testimoniato in una commissione d'inchiesta per far luce su tutto. Purtroppo non è accaduto». Lo ha detto Avi Gil, che era il segretario militare del premier Benjamin Netanyahu durante l'attacco di Hamas, in una serie di interviste che usciranno per intero nel weekend, in cui parla per la prima volta alla stampa.
Gil, che ha servito come segretario militare anche degli ex premier Bennett e Lapid, si riferisce ai presunti avvertimenti inviati dall'Egitto a Israele due settimane prima dell'attacco, affermando di ''non essere a conoscenza di alcun messaggio del genere'', ma riferendosi a quelli che lui riporta come fatti assodati.
«Un aereo dell'intelligence egiziana è atterrato in Israele ed è rimasto qui per poco più di 60 minuti. Questo è un fatto. Un aereo del genere non arriva per caso. Qualcuno ha incontrato qualcun altro, o ha ricevuto qualcosa, e non l'ha dichiarato. E se è successo, e sembra proprio che sia successo, chiunque sia coinvolto, lo nasconde ancora oggi».
Gil inoltre afferma che il capo di gabinetto del premier, Tzahi Braverman, avrebbe tentato di modificare un verbale ufficiale relativo alla mattina dell'attacco di Hamas, cambiando l'orario della prima telefonata effettuata da Gil a Netanyahu, che a oggi è noto sia avvenuta alle 6.29 in concomitanza con l'inizio dell'attacco.
Fonti israeliane e palestinesi hanno riferito a Channel 12 di una crescente volontà di Hamas a tornare a combattere attivamente.
Secondo la valutazione prevalente nella Striscia, a Israele verrà dato il via libera dagli Stati Uniti per riprendere i combattimenti dopo le elezioni di metà mandato in America, e Hamas starebbe cercando di essere il primo ad aprire le ostilità. L'organizzazione sta valutando la possibilità di effettuare attacchi pianificati contro basi dell'Idf all'interno della Striscia e tentativi di rapire soldati.
Nelle ultime settimane è stata osservata un'intensificazione delle attività di Hamas per trasferire armi e mezzi bellici dai tunnel alla superficie, l'equipaggiamento viene distribuito principalmente all'interno di scuole e ospedali nella Striscia, mentre l'ospedale Nasser di Khan Yunis viene utilizzato come quartier generale e centro per gli interrogatori dell'organizzazione. Secondo testimonianze palestinesi, Hamas avrebbe limitato gli orari di attività per i pazienti nella struttura sanitaria per consentire le operazioni dei propri uomini, che circondano l'area da ogni lato.
I preparativi di Hamas si riflettono anche in un drastico aumento dei prezzi delle munizioni nella Striscia: il prezzo di un proiettile per M16, che un mese fa era di 30 shekel (circa 8,13 franchi) è salito a 70 shekel (un po' meno di 19 franchi) a causa degli acquisti massicci effettuati dall'organizzazione.
«Non esiste un popolo palestinese. È una menzogna. Non esiste uno Stato palestinese. L'intero obiettivo di questa idea è la distruzione dello Stato di Israele. Non verrà mai istituito uno Stato palestinese qui». Lo ha detto Ofer Winter, ex generale dell'Idf e leader del nuovo partito di destra 'Amchà Israel' che concorre alle prossime elezioni, durante un discorso a un convegno internazionale presso l'Università Reichmann a Herzelyia.
Winter ha poi stracciato un foglio, una copia degli Accordi di Oslo, affermando che «gli Accordi di Oslo non esistono più» e che l'Autorità Nazionale Palestinese va disarmata perché «il prossimo 7 ottobre potrebbe arrivare dalla Giudea e dalla Samaria» (Cisgiordania ndr).
Winter, che ha affermato che il suo partito appoggerà Benjamin Netanyahu, ha criticato il premier, sostenendo che «dice una cosa e ne fa un'altra: dice che non nascerà uno Stato palestinese qui, ma dà legittimazione al piano dei 21 punti di Trump».
Il piano di Trump per Gaza, rilasciato a ottobre scorso con la firma del cessate il fuoco, prevede solo nelle clausole finali «la creazione di condizioni per un percorso credibile verso uno Statto palestinese». A tre settimane dalle elezioni del 27 ottobre, il partito di Winter, nato ad agosto, è rilevato nei sondaggi a ridosso della soglia di sbarramento del 3,25%.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha sostenuto che gli aerei militari degli Stati Uniti abbattuti dall'Iran durante il conflitto in corso dal 28 febbraio è maggiore di quanto Washington abbia dichiarato.
«A maggio, il Congressional Research Service ha ammesso che le forze armate iraniane avevano abbattuto 42 velivoli militari statunitensi. Ora il dato è salito a 81. Il bilancio reale è ben più alto», ha affermato il capo della diplomazia di Teheran su X, pubblicando un presunto documento Congressional Research Service, datato 5 ottobre. «Il CENTCOM non permetterà a un senatore in carica di ispezionare basi che sostiene essere intatte», ha dichiarato Araghchi, indicando quella che lui ritiene essere «la prova» che gli aerei militari americani abbattuti dall'Iran siano più di quanto dichiarato dagli Usa.
Un ex generale siriano ricercato per crimini contro l'umanità riceve finanziamenti e protezione dalle autorità statunitensi e libanesi, secondo un'inchiesta della Bbc. Bassam al-Hassan, che ha supervisionato il programma siriano di armi chimiche ed è stato un alto consigliere dell'ex presidente Bashar al-Assad, è ospitato in Libano dopo il crollo del regime di Assad nel 2024.
Un'inchiesta della Bbc e dell'emittente statunitense Npr ha scoperto che a Hassan è stato permesso di rimanere in Libano grazie a un accordo che coinvolge l'Fbi e altre autorità statunitensi e libanesi. Ciò è dovuto alla sua disponibilità a fornire informazioni sul rapimento del giornalista americano Austin Tice in Siria nel 2012, nonché ulteriori informazioni di intelligence, secondo quanto emerso.
Il mese scorso, la Bbc ha rivelato che il rapimento di Tice era stato un'operazione pianificata, con Hassan nella catena di comando. Funzionari di due diverse branche del nuovo governo siriano hanno dichiarato alla Bbc di volere l'estradizione di Hassan per processarlo, ma che le autorità statunitensi vogliono che rimanga in Libano e che Damasco può fare ben poco al riguardo.
La Bbc ha esaminato un verbale dettagliato di un incontro tra Hassan, rappresentanti dell'Fbi e della Cia e funzionari della sicurezza libanese, durante il quale si è discusso del caso di Tice. In tale incontro, ad Hassan vengono offerti «permesso di soggiorno», «protezione» e aiuto per «soddisfare i suoi bisogni primari» in cambio di informazioni, principalmente su Tice.
Fonti a conoscenza dell'accordo hanno confermato questa versione dei fatti e hanno descritto come Hassan riceva denaro dalle autorità statunitensi tramite un intermediario, rendendo più difficile rintracciarlo. Hassan è soggetto a sanzioni da parte del governo statunitense. Tuttavia, persone vicine all'indagine su Tice affermano di aver visto poche prove di progressi significativi da quando Hassan ha iniziato a fornire informazioni nell'ambito di questo accordo, che si ritiene sia stato stipulato nella primavera del 2025.
Israele ha annunciato che il consolato del Regno Unito a Gerusalemme Est ha cessato le attività, aggiungendo tuttavia che a un piccolo gruppo di diplomatici britannici è stato consentito di rimanere.
Il provvedimento giunge a un mese dall'annuncio israeliano della chiusura del consolato britannico, in risposta alle sanzioni imposte da Londra contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania occupata.
«Il consolato britannico a Gerusalemme ha cessato le attività oggi. Il console generale e 20 diplomatici (...) hanno concluso la loro missione e lasceranno Israele», ha dichiarato il capo della diplomazia israeliana Gideon Sa'ar in un comunicato, aggiungendo che rimarrà una «task force di sette diplomatici» britannici.
Sa'ar in un lungo comunicato spiega le intese in seguito alla decisione dell'8 settembre di chiudere il Consolato britannico a Gerusalemme. «Nel corso dell'ultima settimana abbiamo mantenuto un dialogo con il Governo britannico con l'obiettivo di evitare un ulteriore deterioramento delle relazioni tra i due Paesi a seguito della chiusura del Consolato. La scorsa notte abbiamo raggiunto delle intese basate sui seguenti principi: come avevo annunciato, il Consolato britannico a Gerusalemme ha concluso oggi il proprio ruolo. Il Console generale e 19 diplomatici concluderanno i loro incarichi e lasceranno Israele».
«L'edificio che ospitava il Consolato è di proprietà del Governo britannico. Abbiamo consentito al Governo britannico di far operare dall'edificio una task force composta da soli sette diplomatici; l'edificio ha cessato oggi di funzionare come consolato. L'ambito delle loro attività sarà molto limitato. Abbiamo concordato la prosecuzione del dialogo tra i due governi, nell'ambito del quale entrambe le parti potranno sollevare questioni per loro importanti», si legge nella nota diffusa dal portavoce del ministero degli Esteri.
Dal canto suo, il Foreign Office - pur confermando che la maggioranza dei diplomatici della sede del «Consolato britannico a Gerusalemme Est occupata» viene «temporaneamente ritirata» - ha dichiarato resta fisicamente aperto operando al momento come «Missione del Regno Unito».
Ed Miliband, ministro degli Esteri del governo di Andy Burnham, ha da parte sua replicato che questo contingente seguiterà a garantire alcuni servizi essenziali e «lavorerà con i palestinesi».
Il Consolato britannico di Gerusalemme Est, come quelli di molti altri Paesi, svolgono ordinariamente compiti di rappresentanza presso l'Autorità nazionale palestinese e di assistenza ai palestinesi dei territori occupati illegalmente da Israele secondo il diritto internazionale oltre le linee di confine del 1967.
Il numero di navi in transito nello Stretto di Hormuz è crollato al livello più basso da oltre due mesi, secondo la società di analisi Kpler. Lo riportano i media internazionali tra cui Al Jazeera.
Il calo segue un numero record di attacchi alle petroliere registrato dall'inizio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Martedì hanno attraversato lo stretto sette navi adibite al trasporto di materie prime; si tratta del dato più basso dal 23 luglio, come evidenziato dai dati di Kpler.
«Il volume di greggio che attraversa lo stretto è calato del 27% rispetto al picco registrato la settimana precedente - durante il conflitto - attestandosi ad almeno 10,1 milioni di barili al giorno», hanno riferito gli analisti di Kpler Emmanuel Belostrino e Yui Torikata. «Si è tornati alla media di settembre, un valore pari al 74% dei livelli pre-conflitto».
Mercoledì il numero di navi in transito nello stretto è salito leggermente a 10, rimanendo però ben al di sotto delle oltre 20 unità registrate giornalmente domenica e lunedì. Negli ultimi due giorni, il numero di navi entrate nello stretto ha superato quello delle navi in uscita.
Dal canto suo, Hezbollah ha ricevuto 200 milioni di dollari dall'Iran per aiutare i libanesi sfollati a causa della guerra con Israele. Lo scrive Reuters online citando due persone a conoscenza diretta del trasferimento, mentre gli Stati Uniti hanno contestato tale affermazione: il portavoce del Dipartimento di Stato, Tommy Pigott, ha dichiarato in un comunicato che il denaro «non esiste», accusando Hezbollah di «cercare di salvare la faccia con storie false su afflussi di contanti dall'Iran». Secondo un portavoce del Dipartimento del Tesoro, l'Iran è «a corto di denaro» e «non dispone del denaro necessario per finanziare la sua campagna di terrore».
Secondo le fonti, Hezbollah ha ricevuto il denaro il mese scorso, nonostante la crescente morsa economica statunitense sull'Iran e le difficoltà sempre maggiori nel far arrivare fondi all'alleato libanese di Teheran. Gli intermediari che hanno trasferito il denaro hanno applicato una commissione del 20%, cifra che riflette i rischi legati ai rapporti con il gruppo; una delle fonti ha precisato che tale commissione è quattro volte superiore a quella abituale.
Interpellato in merito, un funzionario di Hezbollah ha dichiarato che è stata reperita una somma di denaro e che nei prossimi giorni verrà annunciato un piano per la sua distribuzione, senza tuttavia fornire dettagli sulla provenienza dei fondi. Stando a una delle fonti, Hezbollah utilizzerebbe i fondi per erogare una somma iniziale di 3'000 dollari a famiglia, dando priorità a coloro i cui villaggi sono stati distrutti o risultano inaccessibili a causa dell'occupazione israeliana; si tratta di circa 50'000 famiglie.
L'Iran aveva promesso fondi a Hezbollah dopo aver siglato un accordo provvisorio con Washington nel mese di giugno, che consentiva alla Repubblica Islamica di vendere il proprio petrolio. Tale accordo è poi saltato a luglio.
Oggi nessun ospedale della Striscia di Gaza è pienamente operativo: nell'ottobre 2025, 14 dei 36 ospedali di Gaza erano parzialmente funzionanti. A distanza di quasi un anno, gli ospedali parzialmente operativi sono 20, ma nessuno di essi funziona a pieno regime.
A rilevarlo è un nuovo rapporto dell'organizzazione Physicians for Human Rights Israel (Phri) che esamina la situazione del sistema sanitario di Gaza a un anno di cessate il fuoco iniziato nell'ottobre dello scorso anno, rilevando che le condizioni sono migliorate solo marginalmente. Lo riporta il Times of Israel.
Nell'ottobre 2025, Gaza disponeva di 103 posti letto in terapia intensiva. Il rapporto indica che, entro il luglio 2026, tale numero è aumentato di una sola unità, raggiungendo quota 104. Il documento segnala inoltre che i pazienti a Gaza hanno continuato a morire in attesa di evacuazione medica: secondo il ministero della Salute di Gaza (gestito da Hamas), tra l'ottobre 2023 e il 2 luglio 2026 almeno 1'570 pazienti sono deceduti mentre attendevano di essere evacuati per ricevere cure; tra questi figurano 505 malati di cancro e almeno 264 bambini.
Intanto, un attacco israeliano ha ucciso una donna e ferito diversi palestinesi a nord-ovest di Gaza City. Lo scrive l'agenzia palestinese Wafa, citando fonti locali secondo cui l'artiglieria israeliana ha colpito l'area circostante la stazione di al-Khazindar.
A sua volta, un palestinese che ha oltrepassato la "Linea Gialla" nel sud della Striscia di Gaza è stato ucciso ieri. Lo ha riferito l'Idf citato da Times of Israel.
Secondo le forze armate, l'uomo ha tentato di sabotare infrastrutture operative, rappresentando una minaccia immediata.
Gli Houthi dello Yemen hanno dichiarato oggi di aver colpito il principale aeroporto internazionale della capitale saudita Riad con un missile balistico, ennesimo attacco contro l'Arabia rivendicato dal gruppo sostenuto dall'Iran.
La rivendicazione è giunta il giorno dopo che i combattenti antigovernativi avevano annunciato il lancio di una serie di attacchi in Arabia Saudita - costati la vita a tre persone - e dopo che il governo yemenita, sostenuto da Riad, aveva annunciato una vasta controffensiva contro gli Houthi.
«Le nostre forze armate hanno colpito con successo l'aeroporto internazionale Re Khalid di Riad utilizzando un missile balistico; il vettore ha centrato l'obiettivo con precisione, causando l'interruzione delle operazioni aeroportuali», ha dichiarato su X il portavoce militare Yahya Saree.
È la terza volta in questa settimana che il gruppo rivendica un attacco contro lo scalo. «Ribadiamo il nostro appello e il nostro avvertimento - per l'ultima volta - a tutte le compagnie aeree internazionali affinché non continuino a operare voli attraverso lo spazio aereo saudita», ha aggiunto Saree.
Il Pentagono ha dato alcuni giorni fa istruzioni al Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) di completare i preparativi per la ripresa delle operazioni di combattimento su larga scala contro l'Iran. Lo riporta Axios, citando funzionari USA. La direttiva non indicava una data specifica per l'avvio degli attacchi e il presidente Donald Trump non ha ancora preso decisioni definitive. Tuttavia, fonti di USA e Israele hanno affermato che l'azione potrebbe avvenire prima delle midterm di novembre e, forse, prima delle elezioni israeliane di una settimana prima. Nel mirino, obiettivi energetici, infrastrutturali e nucleari iraniani. La ripresa del conflitto nelle prossime 3 o 4 settimane potrebbe influenzare le elezioni di metà mandato USA, in parte a causa del possibile aumento dei prezzi del petrolio. «Il compito del Dipartimento è elaborare e presentare opzioni militari al Presidente», ha dichiarato un funzionario del Pentagono ad Axios. Mentre un altro della Casa Bianca ha affermato che Trump ha tutte le opzioni a disposizione in qualsiasi momento: «gli Stati Uniti si trovano in una posizione di grande forza, controllando lo Stretto di Hormuz mentre l'economia iraniana sta collassando» e «il presidente ha in mano tutte le carte e farà ciò che è meglio per gli Stati Uniti». Venerdì, il team per la sicurezza nazionale di Trump si è riunito a Camp David per diverse ore allo scopo di discutere di guerra e altre questioni. Un funzionario israeliano ha detto che parte della riunione è stata dedicata alla possibile ripresa di operazioni di combattimento su larga scala in Iran. Dopo l'incontro, il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che la discussione è stata riservata a pianificare la politica estera a «lungo termine», con lo stallo negoziale USA-Iran. Ieri Trump ha parlato con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Si è trattato della loro seconda conversazione in pochi giorni, dopo un lungo periodo di scarso contatto. Un funzionario USA ha riferito che i due hanno discusso di «memoria e rispetto per le vittime del massacro del 7 ottobre». Qualora dovessero riprendere le operazioni di combattimento su larga scala, è molto probabile che si possa vedere Stati Uniti e Israele agire in tandem, con la partecipazione diretta delle forze armate israeliane. Una nuova escalation - o anche solo un inasprimento della tensione o dello stato di emergenza - potrebbe avvantaggiare Netanyahu sul piano politico, impedendo agli avversari di attaccarlo nella fase conclusiva della campagna elettorale.
Intanto Donald Trump ha corretto il tiro sulla sua precedente affermazione secondo cui l'Iran potrebbe «colpire» San Diego o Los Angeles, dicendo che Teheran colpirebbe le due città se disponesse di un'arma nucleare. «Non avevamo scelta, perché non possiamo permettere che ottengano una nuova arma», ha affermato il tycoon nel comizio a sostegno dei repubblicani a San Antonio, in Texas, parlando della guerra all'Iran. «Ma volete vedere un trauma? Volete vedere dei problemi? L'ho detto l'altro giorno: lasciate che lancino un missile su San Diego o Los Angeles. Lasciate che colpiscano. Volete vedere uno scenario da incubo? Volete vedere dei problemi?», ha continuato. «Lasciate che colpiscano San Diego, che colpiscano Los Angeles, se volete vedere accadere cose terribili. Volete vedere un Paese precipitare nel caos? Non permetteremo che accada. Proteggiamo le nostre città. Proteggiamo il nostro Paese. Non lasceremo che succeda», ha rincarato, certo che, in merito all'eventuale acquisizione di un'arma nucleare, l'Iran «la userebbe davvero». Trump aveva suscitato polemiche lunedì, dopo aver detto a un comizio in Nebraska che l'Iran potrebbe «distruggere» Los Angeles o San Diego come «un prezzo modesto da pagare» per la guerra all'Iran. A San Antonio il tycoon ha ribadito le sue affermazioni su un'economia USA in forte espansione, «mai come in passato», e sui 21.000 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri, ignorando l'inflazione e l'impennata dei prezzi del carburante. Ha continuato a ripetere che, conclusa la guerra in Iran, i costi energetici scenderanno «molto rapidamente». Il tycoon, con il senatore Ted Cruz e il suo candidato al Senato Ken Paxton seduti in prima fila, ha rinnovato la promessa sul 'dividendo Trump', l'assegno da 5.000 dollari promesso a tutti gli adulti statunitensi, a patto che i repubblicani mantengano la maggioranza alla Camera e al Senato.
Stati Uniti e Iran hanno nel frattempo discusso del programma nucleare di Teheran a New York questo mese nell'ambito di negoziati indiretti: lo riferisce NBC News citando un funzionario americano, uno del Medio Oriente e uno iraniano. Secondo quanto riportato, l'amministrazione Trump vuole che qualsiasi accordo in discussione con Teheran affronti quelle che definisce «questioni critiche ancora aperte», incluso il programma nucleare. Washington «non è interessata a un altro memorandum provvisorio incentrato solo sullo Stretto di Hormuz prima di passare ai colloqui sul nucleare». L'Iran ha proposto un accordo di sette giorni secondo cui gli USA avrebbero dovuto iniziare a revocare le sanzioni e a sbloccare i fondi iraniani in cambio della riapertura dello stretto, con discussioni sul nucleare da tenersi separatamente in una fase successiva. Tuttavia, il presidente Donald Trump ha respinto la proposta.
La Colombia, invece, riaprirà ufficialmente la propria ambasciata a Gerusalemme a metà ottobre, con una visita in Israele del ministro degli Esteri Omar Bula Escobar. Lo ha confermato l'ambasciatrice israeliana in Colombia Vivian Aisen, secondo quanto riferito da Infobae. La riapertura della sede diplomatica rientra nel processo di ristabilimento delle relazioni tra Bogotà e Israele, interrotte nel 2024 e ripristinate nell'agosto scorso dal nuovo governo del presidente Abelardo de la Espriella. Bula ha già nominato Tania Gilinski nuova ambasciatrice colombiana in Israele: la diplomatica ha assunto ufficialmente l'incarico il 2 ottobre. La Colombia aveva annunciato anche il ripristino dell'esenzione reciproca dai visti turistici, in vigore da settembre. Con la riapertura a Gerusalemme, Bogotà rafforza così il nuovo corso dei rapporti bilaterali con Israele, che comprende cooperazione in materia di sicurezza, agricoltura, salute, tecnologia e commercio.

