Cop26, ultima chiamata per salvare il pianeta?
Inizia oggi a Glasgow l’importante e decisivo Summit dell’Onu sul clima. Sul tavolo tanti obiettivi urgenti. Sharma: “Siamo di fronte a una grande, grande sfida”
di MMINO
Cop26, ultima chiamata per salvare il pianeta?

“L’ultima possibilità per il nostro pianeta”. È stata definita così la 26esima Conferenza delle parti, meglio nota come Cop26, che si terrà a Glasgow e a cui parteciperanno rappresentanti dei 197 Stati che fanno parte della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc). Il tanto atteso Summit sul clima, rimandato l’anno scorso a causa della pandemia, è in programma dal 31 ottobre al 12 novembre.

Cop26, ultima chiamata per salvare il pianeta?

Appelli e avvertimenti ai leader
Probabilmente, è la conferenza sul clima “più importante di sempre” per le politiche ambientali internazionali. Appelli e avvertimenti rivolti ai leader sono arrivati dagli scienziati, dal Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici, che ha pubblicato un rapporto poco tempo fa, dal Programma di sviluppo dell’Onu, da politici, da attivisti, dai giovani e anche da Papa Francesco. Il premier britannico Boris Johnson ha descritto il summit come un “punto di svolta per l’umanità” mentre il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres ha detto che il “mondo è su un percorso catastrofico”. L’evento verrà ospitato presso lo Scottish Events Campus di Glasgow e la Conferenza vede una partnership anche con l’Italia che ha accolto, lo ricordiamo, il Youth4Climate (a cui ha partecipato anche Greta Thunberg, che ha tenuto il famoso discorso diventato virale) e la PreCop26, un incontro preparatorio in cui i differenti attori mettono in discussione i possibili argomenti di discussione e le sfide che verranno affrontate in questi giorni.

Ambizione alta
L’ambizione della COP26 - non si può nascondere - è alta, ma in un anno segnato da fenomeni meteorologici estremi, temperature record e centinaia di incendi boschivi agire per contrastare il cambiamento climatico ci riguarda ed è più urgente che mai. La Conferenza riprenderà le fila della Cop21, svoltasi nel 2015 e conclusasi con l’Accordo di Parigi, quando i Paesi accettarono di collaborare per limitare l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi. Ma nel dettaglio, quali sono gli obiettivi della Cop26?

Gli obiettivi del Summit
Come detto si ripartirà dall’Accordo di Parigi, che finora non ha avuto grossi risultati. Gli impegni assunti, infatti, non limitano il riscaldamento globale a 1,5 gradi. Questo obiettivo (mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C) rimane anche nella Cop26 e si aggiunge anche all’azzeramento delle emissioni a livello globale entro il 2050. Per arrivare a questo traguardo, però, ogni Paese deve presentare degli obiettivi per la riduzione delle emissioni entro il 2030. Tra questi accelerare il processo di fuoriuscita dal carbone, ridurre la deforestazione, accelerare la transizione verso i veicoli elettrici e incoraggiare gli investimenti delle energie rinnovabili. Anche attivarsi per la salvaguardia delle comunità e degli habitat naturali rientra fra gli obiettivi della conferenza, costruendo sistemi di difesa e di allerta e anche infrastrutture e agricolture più resilienti per fronteggiare i fenomeni climatici estremi. Insomma, l’impegno di tutti è necessario per ridurre gli effetti devastanti del clima sulle popolazioni. Per ambire e raggiungere obiettivi del genere c’è bisogno di collaborazione e, soprattutto, di un contributo economico dei singoli paesi e delle istituzioni finanziarie internazionali. Si parla di centinaia di miliardi di dollari.

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Assenze che contano
Nonostante l’appello di Boris Johnson ai Paesi di “assumersi la propria responsabilità per la distruzione che stiamo infliggendo al nostro pianeta e a noi stessi”, molti leader non si presenteranno alla Cop26. Non fanno ben sperare, soprattutto, le assenze del presidente cinese Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin: entrambi i Paesi sono responsabili di gran parte della produzione globale di CO2. Arriveranno a Glasgow il presidente Usa Joe Biden e l’ex presidente Barack Obama, il primo ministro australiano Scott Morrison, per l’India Narendra Modi, Joaquim Leite per il Brasile, Ursula von der Leyen e per la Svizzera il presidente della Confederazione Guy Parmelin e i consiglieri federali Ueli Maurer e Simonetta Sommaruga. Quest’ultima venerdì ha dichiarato di non voler scendere a compromessi sul clima.

Se non bastasse?
Il Summit potrebbe non bastare. A confessarlo è il presidente della Conferenza delle parti Alok Sharma: “Per quello che cerchiamo di fare qui a Glasgow è veramente dura. Siamo di fronte a una grande, grande sfida e si tratta di convincere quasi 200 Paesi a raggiungere il consenso su alcune difficili questioni che sono rimaste in sospeso per sei anni”. La lista delle questioni aperte sui tavoli della Cop26 è lunga e la posta in gioco è alta. La conferenza, non è da dimenticare, si tiene in un momento in cui i rapporti internazionali sono particolarmente tesi e le conseguenze della pandemia emergono. Insomma, il Summit sul clima – il primo da quando gli Stati Uniti sono rientrati nell’Accordo di Parigi – potrebbe comunque chiudersi senza sostanziali passi in avanti, come quella del 2019.

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Ci vuole volontà politica
Per raggiungere un vero cambiamento ci vuole la volontà di tutti e tutte, soprattutto quella politica. Anche se l’attenzione mediatica e la pressione degli esperti sul Summit sono notevoli, a fare la differenza a Glasgow saranno i leader. A noi, non resta che iniziare ad agire a favore del clima nella quotidianità, aspettare le conclusioni e di sperare che le urla, gli slogan e i cartelloni esposti nelle piazze da centinaia e migliaia di giovani preoccupati per il proprio futuro possano smuovere la coscienza dei protagonisti.

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