Diego Baratti
Sulle minoranze che si erigono a maggioranze
Redazione
06.03.2023 08:11

Foto: ©Chiara Zocchetti
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La polemica è servita: dopo la preghiera del “Padre Nostro”
che deve essere resa di genere neutro perché troppo maschilista, ora si prende
di mira Road Dahl, il celebre autore di romanzi per ragazzi, che secondo una casa
editrice inglese dovrà essere completamente rivisto in quanto poco
politicamente corretto. E gli esempi purtroppo non si fermano qui, e toccano
pure anche la nostra piccola realtà svizzera: dalla band reggae con i capelli
rasta che non può suonare in un locale a Berna in quanto rea di appropriazione
culturale, passando dai Giovani UDC (tra i quali il sottoscritto) non serviti
in un bar di Basilea in quanto “troppo UDC per ordinare uno spritz”.
E il dibattito sulla difesa delle minoranze tramite divieti
ed imposizioni non sembra fermarsi qui: in America si discute se è opportuno
tingersi i capelli di biondo in quanto non rispettoso o opportuno per altre
culture, nelle università non si può più specificare il genere quando si
redigono i testi, e in Ticino si discute già dei bagni senza distinzione di
sesso.
I sostenitori di questa mentalità proibizionista, chiamata
woke, vogliono ora controllare ciò che pensiamo, leggiamo, ascoltiamo e diciamo.
La libertà di espressione viene così minacciata o messa a tacere da delle
minoranze, che con la scusa delle disparità, si sono ora erette a delle
maggioranze: ci troviamo di fronte ad un futuro dove delle minoranze vanno a
dettare agli altri come vivere e come comportarsi, dove il principio
democratico della “maggioranza vince sempre” viene sempre messo più in
discussione. Di fatto, ci troviamo di fronte ad una nuova ed inedita forma di
tirannia, che ci porta a combattere un feroce conformismo intollerante, che
agisce proprio in nome della tolleranza.
Questi sviluppi sono da considerare una seria minaccia alla
nostra cultura liberale. Che uno trovi una frase in un libro scritto 50 anni fa
bella o piuttosto di cattivo gusto è irrilevante. L'unica cosa che conta è che
ognuno possa leggere, ma pure ascoltare o suonare ciò che più gli aggrada.
Per i Giovani UDC una cosa è chiara: non vogliamo che
persone che non ci conoscono e non rispettano la nostra cultura ci dicano come
esprimerci in modo politicamente corretto e neutrale dal punto di vista del
genere, cosa mangiare e come trascorrere il nostro tempo libero. Non vogliamo
nemmeno essere discriminati e stigmatizzati solo perché abbiamo un'opinione
diversa. Pertanto, continueremo a combattere per le nostre libertà, quelle che
ci hanno permesso di essere ciò che siamo, e di diventare chi vogliamo.
Diego Baratti, presidente Giovani UDC Ticino e municipale di Ponte Capriasca, Candidato nr. 3 al Gran Consiglio – Lista 11 UDC Ticino

