Christian Fini
“Soffro lo stress”
Redazione
14.03.2023 09:39

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Dopo due anni di pandemia la vita sta riprendendo i ritmi a cui eravamo
abituati. Ma se da un lato la frenesia ha preso il sopravvento sulla parte
fisica del nostro corpo non si può dire altrettanto della nostra psiche. Una fascia importante di
popolazione ha sofferto o soffre tuttora di una forma anche leggera di ansia
mista a stress. Un recente studio dell'Ufficio federale della sanità pubblica stima che una persona ogni quattro in Svizzera è confrontato con questo malessere
poiché legato al periodo pandemico o al recente conflitto bellico, più
precisamente si parla di stress post pandemico.
Tutto ciò, concretamente, si manifesta
nella vita di tutti i giorni con un peggioramento dei rapporti interpersonali,
familiari e lavorativi. Insonnia, ansia, depressione, sono i sintomi più
comuni, e spesso capita di non riconoscerli o di confonderli con altre
sintomatologie. Delle affezioni che possono
colpire tutti in qualsiasi fascia d'età, anche i più giovani. Basti pensare che
circa un terzo dei giovani apprendisti in questi ultimi anni ha lasciato il
proprio posto di lavoro o la propria formazione nel corso del primo anno. Un
dato che fa riflettere, poiché non tutti questi ragazzi hanno arrestato il
proprio percorso a causa d'insuccesso o insoddisfazione per il percorso
intrapreso.
Un recente studio dell'Università
di Stanford ha dimostrato che lo stress dovuto ad incertezza e all'isolamento
ha alterato fisicamente il cervello degli adolescenti, facendolo apparire più
vecchio di diversi anni e più stanco, con un aggravamento degli stati di panico
e dell'affaticamento mentale. Questo perché alcuni bisogni
primari sono stati abbastanza trascurati. Oltre alle necessità di base - i
cosiddetti istinti - vi sono anche i bisogni psicologici, come le relazioni
interpersonali, le esperienze piacevoli, la consapevolezza di noi stessi o di
come potranno volgere le cose e il potere che noi abbiamo sulla nostra vita, e
questa parte per un periodo importante è venuta meno. Di questi temi se ne parla ancora
troppo poco, servirebbero più serate di approfondimento, coordinate da
Confederazione e Cantone, e dei focus sul tema rivolti ai più giovani con
l’ausilio dei social media.
Trovo che ora sia arrivato il
momento di garantire più spazio libero e attività in cui recuperare esperienze che
in questi ultimi due anni sono state tolte per cause di forza maggiore. Perché
diciamocelo chiaramente, due anni di vita per un giovane sono essenziali per poter
forgiare il proprio carattere e per le proprie esperienze di vita. Ma un aiuto non dovrà arrivare
solo nei confronti dei giovani, è responsabilità anche della nostra società
poter assicurare che vi siano sufficienti mezzi a supporto di chi prova a
ritornare alla normalità ma fa fatica a farlo. In questo caso sarebbe utile
poter coordinare un servizio di coaching e reinserimento legato a queste
tematiche.
Intanto, per osservare gli eventuali effetti a lungo termine saranno
fondamentali i risultati degli studi longitudinali in corso e dell’indagine
sulla salute in Svizzera 2022, nonché i dati relativi all’evoluzione della
fruizione di trattamenti psichiatrico-psicoterapeutici. La salute è una sola. Prendiamoci
cura di noi stessi, ascoltiamoci, non prendiamo tutto per sottointeso, ma soprattutto
non demonizziamo ciò che non capiamo solo perché non ne siamo affetti.

