Graziano Besana
Non abbiate paura della frammentazione politica
Redazione
25.03.2023 08:30

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I sistemi
politici frammentati, se gestiti correttamente, non sono necessariamente un
indicatore di paralisi per la politica, bensì un opportunità di crescita e di
rinnovamento per qualsiasi schieramento ideologico.
Negli anni i
sistemi storici dei partiti politici in tutta Europa si sono frammentati e la
volatilità elettorale è aumentata. Il numero di partiti rappresentati nei
parlamenti di tutto il continente è cresciuto e i partiti tradizionali hanno
visto scricchiolare le loro basi, costringendoli a formare coalizioni spesso
scomode e instabili.
Sotto questo
aspetto il Ticino non fa differenza e queste elezioni cantonali rispecchiano in
tutto e per tutto questa tendenza.
Mai come
ora, politici e commentatori parlano di tali scenari in termini spesso
catastrofistici, associandoli ad un’imminente instabilità ed alla paralisi
politica, ma non dovrebbero.
Invece
dovrebbero concentrare le loro energie nel comprendere questo irreversibile
cambio di paradigma continentale, imparare a muoversi onestamente e a far
funzionare questi scenari politici sempre più competitivi. Essi sono reali ed
importanti indicatori delle priorità, delle preoccupazioni e della crescente
insofferenza della popolazione.
Il nostro
sistema politico proporzionale ha creato l'opportunità per nuovi partiti e
movimenti di ottenere una minuta, ma propositiva e poliedrica rappresentanza
parlamentare.
Se la
volatilità elettorale e la frammentazione politica costituissero effettivamente
una sorta di crisi della democrazia, dovremmo aspettarci di vedere gli
elettori scontenti di come funziona la
democrazia cantonale. In gran parte però, sembra essere vero il contrario.
È infatti
nato un elettorato più emancipato ed esigente rispetto agli anni passati,
disposto a guardarsi intorno e mettersi in gioco, invece di limitarsi a votare
secondo le formule storiche. Paradossalmente i parlamenti frammentati che ne
derivano forniscono una migliore rappresentazione dei diversi gruppi di
provenienza e di pensiero della popolazione cantonale.
Questo rende
la vita più difficile ai partiti storici e ai politici che si destreggiano
goffamente tra discutibili coalizioni di comodo, ma offre agli elettori più
scelta e rinnovamento democratico. Se gestito correttamente, ciò consentirebbe
anche una maggiore reattività ai cambiamenti nell'opinione pubblica.
Tale
dinamismo democratico nel panorama politico dovrebbe essere interpretato come
segnale di una democrazia ben funzionante. Purtroppo alle nostre latitudini i
partiti politici rilevanti preferiscono operare in un oligopolio, garantendosi quindi
la stabilità di una concorrenza politica limitata, ma ormai inefficace.
Tuttavia, in un mondo interconnesso e che cambia sempre più rapidamente,
desiderare questo tipo di stabilità è decisamente anacronistico e si avvicina
pericolosamente al preferire la stabilità ad una corretta rappresentazione
della realtà di pensiero, di vedute e di necessità della popolazione ticinese.
In campagna
elettorale, andare a proporre una soglia di sbarramento attorno al 5% quale
soluzione che porterebbe il Gran Consiglio ad essere più dinamico e a decidere
più in fretta, è un maldestro tentativo di confondere una crisi dei partiti
tradizionali con un’inesistente crisi della democrazia, mascherando nel contempo una crescente
difficoltà della politica nel risolvere i reali problemi del nostro cantone.
Questo
inarrestabile processo di trasformazione non dovrebbe essere una scusa per non
tentare di far funzionare meglio la politica.
Invece di
investire in inutili e meschini tentativi di tornare a come erano le cose ai
vecchi tempi, sperando che ciò accada magicamente in qualche modo, i nostri
politici ed i partiti cantonali di rilievo dovrebbero rivalutare il modo in cui
affrontano la nuova realtà della frammentazione.
Ticinesi, abbiate
il coraggio di cambiare, perché nulla cambia se non cambi nulla.
Graziano
Besana, Candidato al Gran Consiglio
per Avanti e Ticino&Lavoro

