Niccolò Mazzi-Damotti, Santiago Storelli
Le criticità dell’anticipo del tedesco
Redazione
16.03.2023 17:26

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Il
13 marzo 2023 è stato approvato dal Gran Consiglio l’anticipo della lingua
tedesca in prima media. Nonostante sia evidente l’utilità della lingua, è
necessario analizzare due punti estremamente critici che fanno di questo
cambiamento una scelta preoccupante. Questi ultimi sono la qualità
dell’insegnamento linguistico e il carico scolastico degli allievi e delle
allieve. Oltre che all’integrazione di tale scelta nel mercato del lavoro
svizzero.
Il
parlamento ha approvato una proposta derivante da una petizione dei Giovani
Liberali Radicali che chiede l’anticipo del tedesco alla prima media. Uno dei
più grandi problemi di questa riforma è che il parlamento non ha dato direttive
su come introdurre nel piano orario una o più ore di tedesco in prima media. Le
soluzioni però sono due: o si aggiungono ore al piano di studi oppure si
sostituiscono materie. Nessuna delle due proposte, però, è accettabile
nell’ottica di una scuola che vuole formare una cittadinanza cosciente e
sociale. Infatti, se si va ad aumentare il carico di lavoro degli allievi e
delle allieve si va a impattare negativamente sulla salute mentale e sulla
possibilità di approfondire altre materie. L’istituzione della scuola deve
garantire lo sviluppo globale degli individui e non limitarsi ad approfondire
le conoscenze che il mercato richiede sacrificando il tempo libero degli
allievi e delle allieve. Invece, nell’ipotesi di sostituire le ore di tedesco
ad altre materie, si pone un altro problema. In base a che criterio si potrebbe
sostituire una materia con il tedesco? Su cosa andremo a tagliare? Nella scuola
ticinese non esiste una materia più importante di un altra e, anche se spesso
si pensa che materie con approccio culturale siano meno importanti, non è così.
Ecco perché andare a sostituire delle ore nell’attuale calendario scolastico
risulta impossibile e rischia di trascurare l’aspetto critico, culturale, e
sociale della scuola.
Inoltre,
la scelta di anticipare il tedesco non è da intendersi solo come un tentativo
di migliorare la conoscenza della lingua. Questa proposta, infatti, va inserita
ed analizzata nei cambiamenti che i partiti borghesi tentano di apportare al
nostro mercato del lavoro. Aumentare le possibilità di andare a lavorare in
Svizzera interna, infatti, non è solo una scelta fatta per migliorare
l’integrazione delle nuove generazioni con il resto della Svizzera. È da
intendersi come la scelta di voler spingere i giovani verso un mercato con
salari più alti e, soprattutto, di non voler adattare le imprese di questo
cantone a quel livello salariale. È tristemente ironico che siano i partiti
che, della lotta al frontalierato hanno fatto la propria bandiera, a spingere i
giovani e le giovani ticinesi alla ricerca del lavoro oltralpe. In realtà,
però, non c’è da stupirsi. La ricerca
del profitto, infatti, è sempre alla base dell’agire economico delle imprese e
dei politici che le sostengono. Quando i nostri e le nostre giovani saranno a
lavorare in una ditta svizzero tedesca, i padroni avranno una possibilità in
più di assumere lavoratori e lavoratrici da sottopagare.
Continueremo
a batterci contro i continui attacchi da parte dei partiti borghesi alle strutture
della scuola. Non sacrifichiamo il tempo libero o gli altri insegnamenti,
investiamo su soluzioni che migliorino la conoscenza della lingua e favoriscano
l’interculturalità.
Niccolò Mazzi-Damotti e Santiago Storelli, candidati al Gran Consiglio per la GISO

