Samuel Iembo
La mancanza di farmaci è colpa delle privatizzazioni
Redazione
24.03.2023 14:44

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Recentemente la Task Force per gli agenti terapeutici, voluta dall’ufficio
federale per l’Approvvigionamento economico del Paese (AEP) ha dato indicazione
agli studi medici di prescrivere farmaci sfusi e non più scatole a seguito
della crescente penuria di medicamenti. In sé, evitare lo spreco di farmaci è
una cosa positiva, tuttavia questo non dovrebbe succedere per una situazione
d’emergenza, ma per un piano ben programmato di risparmio. Difatti, questo
provvedimento dovrebbe rimanere “finché la situazione non si stabilizza”.
Risulta preoccupante dover ricorrere a questi mezzi senza ricorrere ad un
piano, anche perché oltre a questi interventi pagliativi non sembrano esserci
proposte di soluzione a lungo termine ad una situazione che non tocca solo la
Svizzera.
Non è la prima volta che ci troviamo in situazioni simili, come ha
dimostrato la pandemia. La carenza generale di mascherine l’abbiamo vissuto
all’inizio dell’era del covid è stato uno degli esempi più lampanti.
L’impossibilità di reperire materiale sanitario per proteggersi ha colpito
tutta la popolazione, in particolare i lavoratori e le lavoratrici – come nel
settore della vendita al dettaglio, del settore sanitario, dei fattorini e così
via – che hanno vissuto un concreto pericolo esponendosi a un rischio di fronte
ad una situazione di epidemia globale per nulla chiara.
Inoltre, la claudicante gestione della situazione ha creato molta
confusione fra la popolazione e generando un forte senso di sfiducia verso le
istituzioni viste le informazioni contrastanti che cambiavano quotidianamente:
le mascherine erano indispensabili e inutili a dipendenza del momento e del fatto
che ce ne fossero oppure no, lo Stato però non ne produceva e non aveva piani
d’emergenza in merito, il che ci ha obbligati ad aspettare mesi prima di poter
equilibrare la situazione.
Oltre alla carenza di mascherine, anche i disinfettanti non erano più
reperibili. Questo perché l’alcol è venuto a mancare dopo la privatizzazione di
Alcosuisse (un tempo regia federale degli alcolici) e conseguente liquidazione
di 10'000 tonnellate di etanolo, un quantitativo che sarebbe stato sufficiente
per i bisogni di produzione di disinfettanti del momento.
Già a febbraio 2021 il Partito Comunista aveva interrogato il governo
chiedendo al governo come s’intendesse procedere per la carenza di farmaci e di
materiale sanitario, ponendo anche il dubbio che fossero la gestione delle
aziende farmaceutiche e la privatizzazione a creare ed alimentare queste
situazioni, lasciandoci in ballo delle fluttuazioni del mercato e delle scelte
dei colossi farmaceutici nel produrre solo quello che può creare un certo
profitto.
Se questi erano problemi che potevamo trovare anche altrove nel mondo, come
l’attuale carenza di farmaci, la soluzione risulta decisamente quella di
guardare in patria e avviarsi ad un ritorno al primato dello stato nel settore
sanitario. Basta alle privatizzazioni e alle esternalizzazioni, Confederazione
e Cantoni dove, tramite il Farmacista Cantonale, deve provvedere ad avere
sufficienti risorse “in stock” di materiale sanitario per evitare di far
dipendere il Ticino – e la Svizzera – dall’estero e rimanere vittima delle
fluttuazioni del mercato, delle grandi industrie farmaceutiche e delle
situazioni geopolitiche che possono influenzare l’approvvigionamento di beni
essenziali come quelli riguardanti la sanità, attraverso una nazionalizzazione
dell’industria farmaceutica di base.
Samuel
Iembo, candidato
Nr. 26 al Gran Consiglio per la Lista 5 PC-POP

