Amalia Mirante
Il lavoro: unica priorità per il Ticino
Redazione
20.03.2023 11:33

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I dati parlano chiaro. Tra il 2011 e il 2021 il numero di
frontalieri è esploso, mentre gli occupati svizzeri in Ticino sono diminuiti di
5'000 unità. Sempre più giovani ticinesi tra i 20 e i 30 anni sono costretti a
cercare altrove le opportunità che il Cantone non offre. Questo scenario si è delineato in un decennio, con il
problema negato nonostante gli avvertimenti di esperti inascoltati. Troppo
tempo è stato sprecato in dispute tra forze politiche, confidando in
un'auto-risoluzione del problema. Ora, con il problema evidente, si afferma che nulla si può
fare, giustificando l'immobilismo politico. Con Avanti e il Movimento Ticino e
Lavoro, ci focalizziamo sul lavoro per i residenti, questione centrale nel
cantone Ticino, all'origine del paradosso ticinese: alto prodotto interno lordo
pro-capite, salari bassi e disoccupazione elevata.
I giovani sono costretti a lasciare il Ticino per lavorare.
Per altri il lavoro diventa meno remunerativo, rendendo conveniente vivere in
Italia. Di conseguenza, si esportano risorse umane verso il resto della
Svizzera e risorse finanziarie verso Lombardia e Piemonte. Per anni, istituti di ricerca affermavano che tutto
procedeva bene, mentre opinionisti ed "esperti" sostenevano che la
libera circolazione ci avrebbe arricchito tutti. I risultati, però, mostrano
che avevano torto. La situazione è ancora più grave dopo quanto accaduto a
Credit Suisse: il prezzo più alto lo pagheranno i collaboratori ticinesi che
difficilmente riusciranno a trovare un altro posto di lavoro qui.
La popolazione è disillusa, poiché la classe politica
afferma che nulla si può fare. Alcuni politici suggeriscono addirittura di
trasferirsi in Italia, come i ginevrini che si stabiliscono in Francia per
sfuggire agli alti affitti del canton Ginevra. Tuttavia, molto può essere
fatto. È necessario superare la dicotomia destra/sinistra. La
destra si è limitata a incolpare i frontalieri, mentre la sinistra ha fatto
altrettanto con gli imprenditori, senza risolvere nulla. Per affrontare il problema, occorre far valere le proprie
istanze presso Berna, sostenere gli imprenditori con incentivi all'assunzione
di residenti e incoraggiare l'insediamento di aziende che assumano localmente
con politiche economiche sagge e lungimiranti.
Abbiamo un insieme di proposte in tale direzione, ma altre
soluzioni utili possono essere individuate tra altri partiti e movimenti. È
fondamentale porre il problema al centro del dibattito politico cantonale e
affrontarlo con responsabilità, evitando di scaricare le colpe. La responsabilità ricade su tutti coloro che, negli ultimi
vent'anni, hanno governato il cantone, litigando anziché risolvere il problema.
Non è troppo tardi, ma è necessario cambiare rotta. Noi siamo pronti a fare la
nostra parte, con una priorità assoluta: il lavoro per i ticinesi.
Amalia Mirante, candidata al Gran Consiglio e Consiglio di Stato per Avanti e Ticino&Lavoro

