Innocenzo Caizza
Bassa partecipazione al voto, noi politici chiamati all’autocritica
Redazione
30.03.2023 06:11

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Ancora pochi giorni e ci avviciniamo al 2
aprile, data nella quale potremo eleggere il nuovo Parlamento Cantonale e
avviare la nuova legislatura. Tuttavia, tenuto conto del basso profilo che
sembra prevalere nella campagna elettorale, la notizia di maggior rilievo
sembra essere quello di un aumentato astensionismo oppure del voto SSI senza
intestazione. In realtà ormai da decenni siamo confrontati con un fenomeno di
disaffezione sempre maggiore verso la politica da parte dei cittadini e di una
crescente sfiducia nei partiti e, come riporta l’Ufficio Federale di
statistica, circa la metà degli aventi diritto non vota e non è interessato ad
esprimere la propria opinione.
Come cittadino e come politico non posso che
interrogarmi su questo dato che evidenzia un disinteresse da parte del cittadino
sull’andamento politico, gestionale e normativo del proprio paese, e mi chiedo
come mai tutti parliamo in qualche modo di politica ma poi non esprimiamo il
nostro consenso oppure il nostro malcontento con il voto? Quali sono le
responsabilità della politica e dei politici, quali gli errori commessi nel
relazionarsi con i cittadini, quali strategie utilizzare per riuscire a
coinvolgere quante più persone possibili al voto?
Di fronte all’evidenza statistica i politici, e
chi appartiene alle istituzioni, devono interrogarsi sul reale impegno nel
tentativo di coinvolgere (costantemente!) i cittadini sul piano informativo e
motivarli ad una maggiore partecipazione. I cittadini non devono essere
trattati solo come un bacino di voti da cui attingere durante la campagna elettorale,
devono essere educati quotidianamente alla conoscenza politica del loro paese.
Cosa può votare un cittadino se tra una elezione e l’altra non viene
minimamente coinvolto nella Res Pubblica?
La scarsa partecipazione al voto è causata, prima di tutto, da una bassa
conoscenza della politica e dal fatto che, a molti individui, mancano contatti
personali coi politici. Il GAP tra cittadini e politici dev’essere colmato anche
favorendo le relazioni personali tra politici e persone. Chi ha un ruolo
istituzionale deve, quindi, presenziare tra la gente, non solo attraverso i
comizi politici, a cui partecipano solo gli affezionati, ma anche in quei
luoghi anche “marginali” in cui vi sono coloro che in genere non votano. Il
politico è al servizio dei cittadini, lo scrivo con una metafora: immaginiamo
lo Stato come una grande azienda, i cui azionisti siamo noi cittadini che con
il voto scegliamo i dirigenti, i quali sono pagati con le nostre tasse per gestire
l’apparato dello Stato e favorire lo sviluppo del Paese, il benessere per tutti;
se non lavorano bene si deve avere il coraggio di cambiare “dirigenti” e
sceglierne nuovi, con competenza e forte volontà.
Alla scarsa partecipazione al voto dei
cittadini svizzeri si aggiunge anche un altro paradosso, quello degli stranieri
che vorrebbero contribuire alla politica del paese che hanno scelto come patria
d’elezione ma non sempre riescono a trovare il necessario sostegno. Per me è un
onore poter contribuire alla crescita della Svizzera, con l’esercizio dei miei
diritti e il mettermi al servizio del bene comune. Bisognerebbe impegnarsi affinché
nel cuore di tutti i cittadini, di coloro che sono nati qui e di quelli che
hanno scelto di venire a vivere in Svizzera, si riaccenda la voglia di
esercitare la propria libertà di voto. Per far questo servono informazione
politica costante, onesta e sincera, serve rispetto e coinvolgimento e,
soprattutto, relazioni umane.
Innocenzo Caizza, candidato PLR al Gran
Consiglio

