Rocco Vitale
Alpi, neve e futuro
Redazione
23.02.2023 19:54

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Nemmeno l’arco alpino, da sempre considerato come baluardo contro le minacce esterne (presunte o tali), può ormai sottrarsi alle conseguenze del surriscaldamento globale. Le
regioni di montagna, che in quanto hotspot di biodiversità e servizi
ecosistemici giocano un ruolo cruciale nell’adattamento alla crisi
climatica, sono particolarmente colpite dall’aumento delle temperature. A
cavallo tra il 2021 e il 2022, sul versante sudalpino è stata
registrata la stagione invernale più mite e asciutta dal 1864 (anno di
inizio delle rilevazioni sistematiche).
Anche
quest’anno, la mancanza di una coltre bianca sui pendii pesa come un
macigno sui comprensori sciistici: gli impianti di risalita intorno ai
2'000 metri – Prealpi, Giura e Ticino – puntano sempre di più sulla
destagionalizzazione e/o fanno ricorso all’innevamento artificiale per
coprire i punti critici. Ma la constatazione è brutale e triste per chi,
come il sottoscritto, è appassionato di sci alpino: la sua pratica si
sposterà a quote sempre più elevate, fino a sparire potenzialmente del
tutto. Con ogni probabilità, nei prossimi anni e decenni località come
Prato Leventina, il Nara e Airolo
subiranno lo stesso destino del Tamaro e di Cardada. Le abbondanti
nevicate delle ultime settimane cambiano poco alla sostanza: ad essere
determinante, per la sopravvivenza dei comprensori sciistici, non sono
le singole punte, ma la continuità.
La
domanda che ne risulta è altrettanto schietta: vogliamo riottenere
discese ricche di neve per un periodo transitorio pagando un prezzo
economico e ambientale sproporzionato? È indubbio che l’assenza di neve
non giova alle regioni di montagna che hanno costruito il proprio
successo economico (si consideri p. es. il boom edilizio in alcune
località sciistiche) esclusivamente sul turismo invernale di stampo
“tradizionale”. È anche vero che i cannoni o le lance, se utilizzati
con grande parsimonia, potrebbero costituire in alcune aree una
soluzione transitoria. Ma un utilizzo a tappeto dell’innevamento
artificiale non è un approccio lungimirante: con le stagioni invernali
sempre più miti, i grandi impianti energivori e dal consumo d’acqua
molto alto genereranno sempre più costi, che inevitabilmente si
ripercuoteranno sul prezzo delle giornaliere/degli abbonamenti, rendendo
di fatto la pratica dello sci alpino sempre più appannaggio dei ceti
sociali più benestanti.
Senza contare che l’efficacia degli impianti dipende dalle temperature:
intorno agli zero gradi, l’acqua (che si congela nell’aria) non genera
più neve.
Per
fortuna, le alternative per mantenere o addirittura aumentare
l’attrattività di queste aree per la popolazione residente (e futura!) e
chi vuole fruire dei paesaggi pittoreschi che ci circondano esistono. A
patto che abbiamo il coraggio di abbandonare il mantra della necessaria
espansione della produzione e del consumo, che per decenni ha
alimentato un modello di sviluppo illusorio e portato al collasso i
sistemi ambientali da cui dipendiamo, per abbracciare infine una
nuova visione, che ponga al centro dell’attenzione politica la nozione
di “abitabilità” del territorio e del Pianeta. Un turismo sostenibile e
dolce, inteso come sintesi tra addetti alla protezione dell’ambiente e
operatori turistici, che riesca a conciliarsi con una natura il quanto
più intatta e biodiversa possibile e promuovere catene del valore
regionali, può essere uno dei tasselli di questa visione: edificante in
tal senso è il progetto SpeciAlps, portato avanti da una rete
transfrontaliera di comuni alpini (“Alleanza nella Alpi”) e che si
propone di sensibilizzare le persone alla tutela dei paesaggi (p. es.
trasformando delle aree verdi in biotopi) e sviluppare misure per la
gestione dei flussi turistici (creando p. es. dei sentieri tematici). Un
modello di sviluppo così definito permette non solo di mettere in
evidenza la ricchezza naturalistica nello spazio alpino, ma anche di
aumentare la resilienza socio-ecologica (ed economica) di queste aree.
Il
controprogetto indiretto all’iniziativa per i ghiacciai, l’iniziativa
per il fondo per il clima promosso da Socialisti e Verdi così come
l’iniziativa per la responsabilità ambientale sono altre espressioni
concrete dell’ecologia politica. Alle generazioni giovani (fermo
restando che lo sforzo deve essere collettivo), che saranno più colpite
dagli eventi meteorologici estremi associati alla crisi climatica, la
sfida di espandere la sensibilità politica alle condizioni necessarie
alla vita sulla Terra, per garantire infine alle e ai suoi inquilini di
prosperare all’interno dei suoi limiti planetari.
Rocco Vitale, candidato n. 89 al Gran Consiglio sulla Lista Verdi del Ticino (lista 14)
Co-coordinatore dei Giovani Verdi
Co-coordinatore dei Giovani Verdi

