Vaccino e adolescenti: “Utile per il long Covid”
Secondo il vaccinologo Alessandro Diana bisogna eseguire studi accurati prima di iniziare la somministrazione agli adolescenti, ma i rischi non sembrano essere maggiori dei potenziali benefici: “Il sistema immunitario di un 12enne è quasi lo stesso di un 18enne”
Redazione
Vaccino e adolescenti: “Utile per il long Covid”

Ieri Pfizer ha chiesto ufficialmente l’autorizzazione all’agenzia europea per il farmaco di estendere l’uso dei vaccini dai 12 anni in su. Un tema controverso sul quale, per fare chiarezza, Teleticino ha chiesto l’apporto di Alessandro Diana, professore dell’Università di Ginevra, pediatra, infettivologo e vaccinologo.

Secondo lei è un rischio o una buona notizia?
“Quello che possiamo dire è che chiaramente, per fortuna, bambini e adolescenti hanno un tasso di mortalità inferiore agli adulti. Anche quando si guarda il rischio nella fase acuta della malattia hanno un rischio basso, anche se ovviamente non è un rischio zero. Quello che sembra emergere tuttavia a questo punto è questo cosiddetto ‘long covid’, che implica anche bambini e adolscenti che hanno sintomi che possono protrarsi per mesi. Non si parla solo di problemi di mancanza di fiato o dolori articolari o muscolari, ma anche problemi cognitivi, con molti adolescenti che per esempio non riescono a integrare la scuola a causa di questi problemi. Ci sarebbe quindi un discorso di vaccinare gli adolescenti per evitare una malattia cronica, molto meno per la mortalità. E sono queste considerazioni che verranno fatte per questa fascia d’età, diversamente da quelle fatte per la fascia degli over-65 dove il rischio è chiaramente molto più elevato”.

Spesso quando si parla di vaccini in tenera età si mette in primo piano la questione etica, più che quella medica.
“Chiaro. Daltronde come in tutti gli studi i vaccini vengono sempre dopo, come le donne incinte: si comincia prima a studiare il farmaco in una popolazione adulta, sana e volontaria, prima di passare alla vaccinazioni delle persone più fragili, che possono essere i bambini e le donne incinte. Quello che aspettiamo ora è di avere gli studi che hanno comprovato l’efficacia negli adolescenti ma anche la sicurezza. Adesso la Pfizer ha comunicato che questi studi sono stati compiuti con un’efficacia e un profilo di sicurezza identico a quello dell’adulto”.

A livello fisiologico la risposta di un bambino e di un adulto è la stessa?
“In generale sì. Diciamo che più o meno il sistema immunitario si comporta allo stesso modo, anzi spesso quello dei bambini è più ‘giovani’ e ha risultati anche migliori a volte... un po’ meno attorno a uno o due anni. Ma qui si sta parlando della categoria degli adolescenti: si può dire che il sistema immunitario di un ragazzo di 12 anni sia lo stesso di quello di uno di 16 o 18 anni. Se guardiamo i vaccini che abbiamo a disposizione, quello Pfizer è stato omologato a partire dai 16 anni e quello Moderna dai 18. Qui stiamo andando indietro di quattro o sei anni, e io come vaccinologo non ho timori, a livello di sistema immunitario, di vaccinare un ragazzo di 12 anni invece che farlo a 16 o 18. Ma, di nuovo, abbiamo bisogno di questi studi che provano che possiamo farlo.

Secondo lei c’è uno scetticismo per certi versi giustificato riguardo questi vaccini?
“L’esitazione a vaccinare è lecita: questi vaccini sono stati sviluppati in meno di un anno, con una nuova tecnologia (anche se studiata da 20 anni), impiegata per la prima volta. Dunque bisogna legittimare certamente questa esitazione, le domande sono lecite. Bisogna andare oltre però: esitare non è concludere e bisogna capire come e quando. E il discorso è diverso se si parla di persone con 75 anni e più o se si parla di adolescenti: in ogni caso bisognerà soppesare i pro e i contro perché quello che conta in fin dei conti è di avere un beneficio personale. Dunque chi si deve vaccinare deve pensare “quali sono i benefici del vaccino rispetto alle possibili complicazioni del virus”. Questo ragionamento verrà fatto anche con gli adolescenti”.

Per concludere, il vaccino che verrebbe inoculato ai giovanissimi è lo stesso che viene somministrato agli adulti?
“È lo stesso. A volte quello che si fa negli studi e specialmente sui bambini più piccoli - per esempio ci sono degli studi che sono al momento in corso sui bambini a partire dai 6 mesi - quello che potrà cambiare è il dosaggio. Dunque ci saranno degli studi che studieranno un dosaggio diverso e poi ci sono tutti degli studi di fase uno o due per vedere qual è la risposta degli anticorpi, perché chiaramente se il bambino non ha bisogno della dose adulta spesso si può avere una dose dimezzata”.

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