Vacanze d’autunno in pandemia
Cosa fare se si vogliono consumare le settimane di ferie inutilizzate? Dove andare e come si muove l’industria del turismo?
Redazione
Vacanze d’autunno in pandemia
Foto Shutterstock

Tanti hanno saltato le vacanze estive. La speranza era che l’autunno avrebbe permesso di poter finalmente staccare, complice anche la bassa stagione. Ma il coronavirus è ancora qui e i piani sono saltati un’altra volta, o quasi. C’è sempre il turismo di prossimità, come mostrano i tantissimi turisti confederati che ancora in questi giorni affollano il Ticino. Ma dove andare? Teleticino lo ha chiesto a Claudio Visentin, esperto di viaggi e turismo. “Vicino a noi senza dubbio l’Appennino, più che le Alpi, è una bellissima meta di turismo autunnale. Ovviamente si possono riscoprire tutte le mete che sono mete di grandi spazi aperti, per esempio la Penisola scandinava o l’Europa dell’est. Sottolineando il fatto che prima andavamo più in Francia o in Inghilterra, dove adesso non mi sembra il caso di andare, o in Spagna per esempio”.

Nuove possibilità

Ormai, lo abbiamo capito, tutto può cambiare da un giorno all’altro, quindi i programmi si fanno sempre più a breve termine. “Si vive molto alla giornata, oggi si può andare in un posto, domani no. Mi sembra ragionevole continuare questa riscoperta del turismo nazionale e del viaggio di prossimità, che è stata un po’ la cifra dell’estate”. Ma la pandemia, con il turismo in seria difficoltà, per i viaggiatori ci sono occasioni che una volta erano quasi inavvicinabili: “Per esempio la possibilità di cambiare date e destinazioni dei biglietti, che in passato era quasi impossibile o molto costoso, adesso viene quasi sempre offerto gratuitamente”, spiega Visentin.

Un passaporto sanitario?

L’esperto è possibilista, però, anche guardando più lontano. “Laddove si individua un viaggio importante, un viaggio che vogliamo fare, un viaggio che in questo periodo si può fare addirittura quasi da soli in alcuni dei posti più belli del mondo, non avere troppa paura nemmeno dell’aspetto sanitario, prendere le precauzioni abituali”, spiega. Anche perché il ritorno alla normalità è lontano e il turismo, così come la ristorazione, non può permettersi di attendere. “Se aspettiamo il superamento completo della pandemia non ci sarà più nessuno nella ristorazione e nel turismo vivo per raccontarlo”. E così ecco che si fanno strada idee. “Recentemente ho viaggiato, mi sono sottoposto ai tamponi prima della partenza e al ritorno. Secondo me questi possono essere anche una nuova normalità, cioè è necessario conoscere la propria situazione di salute. D’altronde l’industria turistica si sta muovendo in questa direzione e la via d’uscita temporanea sembra essere una sorta di passaporto sanitario”.

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