“Una grande responsabilità per noi”
Ignazio Cassis ha incontrato il Governo ticinese per discutere della conferenza sull’Ucraina che si terrà a Lugano tra due settimane. Cassis: “Abbiamo la possibilità di dare una mano là dove c’è distruzione”. Gobbi: “È il nostro contributo alla pace e alla sicurezza”. Cocchi: “Vogliamo che il dispositivo tocchi il meno possibile la cittadinanza”
Redazione
“Una grande responsabilità per noi”

In vista dell’Ukraine Recovery Conference, prevista a Lugano il 4 e 5 luglio, il Presidente della Confederazione Ignazio Cassis e le autorità cantonali ticinesi hanno tenuto un momento informativo per aggiornare sulla situazione dei lavori preparatori. A Lugano sono attesi rappresentanti di alto livello di circa 40 Paesi e 20 organizzazioni internazionali.

Qui la diretta:

Ore 12.12 Cassis: “Gli Stati Uniti sono invitati, manderanno una delegazione importante, ma non abbaimo ancora i nominativi”.

Ore 12.08 Cocchi: “Il dispositivo è organizzato su due giorni ed è sufficiente a garantire la sicurezza. La zona rossa comprende Parco Ciani e la zona limitrofa a Palazzo dei Congressi, ma non è stata ordinata nessuna chusura per i negozianti, che sono in contatto con le autorità cantonali”.

Ore 12.01, domande, di nuovo Cassis: “A livello di costi si parla di alcuni milioni di franchi, ma per il momento non è ancora disponibile una cifra precisa”.

Ore 11.49 Matteo Cocchi: “Questo è un compito che la polizia cantonale ha ricevuto alla fine dell’anno scorso. Si tratta di un insieme di autorità, esercito, forza di polizia e partner che renderà possibile la sicurezza. La collaborazione tra le varie entità è ottima. Vogliamo che il dispositivo di sicurezza tocchi il meno possibile la cittadinanza di Lugano. Il dispositivo avrà zone rosse, nelle quali sarà vietato l’ingresso a chi non è accreditato alla conferenze, e zone blu, invece, dove la libertà non sarà toccata, ma sarà impiegato un importante dispiegamento di agenti. Ci sarà inoltre un divieto di navigazione di 300 metri dalla riva. Da oggi sarà attivata una pagina internet che fornirà varie informazioni. Verrà attivata inoltre una helpline, che sarà operativa dal 28 giugno al 5 luglio, dalle 6 di mattina alle 22.

Ore 11.43 Térence Billeter, Ambasciatore, Capo Task Force URC2022: “Il Comitato organizzativo ha previsto delle navette per la circolazione in città dei partecipanti alla conferenza”.

Ore 11.36 Simon Pidoux, Ambasciatore speciale responsabile della URC2022: “Per noi è stata una sfida decidere di proseguire con questa conferenza, che rappresenta qualcosa di nuovo. Dobbiamo riflettere su come ricostruire. Ci sono state altre conferenze, in diversi paesi, dall’inizio del conflitto. La settimana prossima avranno luogo degli eventi importanti su temi specifici, e l’URC2022 verrà dopo questi eventi. A Lugano avremo differenti momenti di discussione. La nostra ambizione è quella di concretizzare ciò che è stato fatto in queste settimane e di lanciare un progetto che continuerà nei mesi a venire”.

Ore 11.30 Norman Gobbi: “Ogni livello istituzionale deve assumersi la sua parte di responsabilità nell’organizzazione di questo evento. Sarà un’occasione per il Ticino e per Lugano per avere una grande visibilità a livello internazionale. C’è anche orgoglio da parte nostra. La sfida è far sì che tutto si svolga al meglio. Accogliere l’URC2022 è il nostro contributo per la pace, che è ancora lontana, e per la sicurezza del continente europeo. Sarà anche un’opportunità per le aziende locali per stringere partnership in vista della ricostruzione. Abbiamo bisogno del supporto della città di Lugano e degli altri cantoni, che ringrazio”.

Ore 11.20, Ignazio Cassis: “Il 24 febbraio ci siamo svegliati con la drammatica notizia dei primi bombardamenti russi sull’Ucraina. Oggi, a quasi 4 mesi, siamo qui per spiegare perché a Lugano si terrà la conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina. La via della ricostruzione passa per un progetto politico e diplomatico di ampio respiro. La conferenza era prevista da prima del conflitto e avrebbe dovuto concentrarsi sulle riforme necessarie per migliorare la vita dei cittadini ucraini. Abbiamo quindi deciso di tenere questa piattaforma e di modificarne i contenuti. La Svizzera ha una lunga tradizione umanitaria alle spalle, come dimostra anche l’attuale accoglienza dei profughi. È chiaro che nel contesto attuale organizzare un evento di questo tipo rappresenta una grande responsabilità e voglio ringraziare tutti gli attori coinvolti per la disponibilità dimostrata. Il Consiglio federale ha approvato l’arrivo di 1’600 militari e le restrizioni nello spazio aereo. Abbiamo la possibilità di dare una mano là dove c’è distruzione: abbiamo l’ambizione di contribuire alla sicurezza del continente europeo e dobbiamo provarci”.

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