Un ticinese su tre non vuole vaccinarsi
Anche in Ticino c’è molto scetticismo nei confronti del vaccino, lo mostrano i primi risultati dell’indagine in merito di Corona Immunitas
di Radio3i/fsu
Un ticinese su tre non vuole vaccinarsi
Foto Shuttestock

Prima Pfizer/BioNTech e Moderna. Ora AstraZeneca. Si susseguono gli annunci sull’efficacia dei vari vaccini per il Covid-19 che sono in sperimentazione in giro per il mondo. La Gran Bretagna sarebbe addirittura pronta ad avviare la campagna di vaccinazione il primo dicembre, la Germania qualche settimana dopo. Gli Stati Uniti anche, la Spagna a gennaio. E anche la Svizzera non dovrebbe tardare molto. Ma, visto non esiste obbligo di vaccinarsi, la vera efficacia di questi prodotti sarà legata alla disponibilità della popolazione nel farseli iniettare. Quindi, cosa ne pensano i ticinesi? Non troppo bene a sentire Emiliano Albanese, direttore dell’Istituto di salute pubblica dell’Usi e responsabile scientifico del Progetto Corona Immunitas Ticino.

Un terzo pensa di vaccinarsi, un terzo no

“Alle persone che hanno già fatto il test sierologico di Corona Immunitas, chiediamo quanto sono disponibili a vaccinarsi, quando il vaccino contro il Covid-19 sarà disponibile anche qui da noi”, ha spiegato ai microfoni di Radio3i. Si tratta chiaramente di un campione particolare di persone, che hanno risposto al questionario durante l’estate e già con in mano il risultato di un test. “Il dato interessante che emerge è che il 20% dice che è per nulla probabile, cioè sono decisamente contrari a vaccinarsi. C’è un altro 15% che dice che è abbastanza improbabile. Quindi vuol dire che c’è un terzo delle persone che risponde alla domanda ‘È probabile che lei si vaccini?’ dicendo sostanzialmente no”. A fare da contraltare, spiega Albanese c’è “un 33% che dice che è molto probabile”.

I meccanismi della diffidenza

Se le proporzioni del campione studiato, quindi, dovessero rispecchiarsi in tutta la popolazione ticinese, oltre 100mila persone non sarebbero disposte a porgere il braccio al vaccino. Ma cosa crea tanta diffidenza? “I tre grandi meccanismi sono la novità del vaccino, la velocità del suo sviluppo e il problema dell’infodemia”, spiega Albanese. Tanto più il vaccino è nuovo, tanto meno le persone sono disposte a usarlo: “È come se non volessero essere le cavie”. La velocità con cui sono stati creati e sperimentati poi, continua Albanese, fa nascere dei dubbi sulla sicurezza. E infine la grande mole di informazioni sulla pandemia “e spesso la persistenza di informazioni false intorno ai vaccini” completano questo quadro di scetticismo. “Il Novax è un movimento noto, anche se marginale per numero di persone, ma che ha un impatto quando sussistono quegli elementi di novità e di velocità di sviluppo del vaccino”. Ecco perché, secondo l’esperto, alle autorità servirà una strategia di comunicazione: “Bisogna dialogare con la popolazione e soprattutto con le diverse parti della popolazione, per semplicità diciamo le diverse fasce d’età”.

Non è una panacea

“È importante specificare una cosa: ci sarà una lunga fase, di diversi mesi forse un anno pieno, durante la quale l’utilizzo del vaccino sarà limitato a proteggere le persone più esposte, sia per una questione di approvvigionamento sia per la tipologia dei vaccini, quello della Moderna ma anche quello della Pfizer. Non sarà un utilizzo in larghi numeri nella popolazione generale. Di fatto non potremo assolutamente pensare di entrare in una fase diversa: gli strumenti per affrontare la pandemia si avvarranno anche del vaccino, ma non come panacea e strumento risolutore”, spiega Albanese

Immunità di gregge

Solo in una fase successiva sarà poi immaginabile poter trattare la grande massa con l’obiettivo di raggiungere l’immunità di gregge. Ma quante persone dovranno essere trattate? “Le stime attuali dicono che per avere un beneficio collettivo dovrà essere vaccinato più del 60% della popolazione”. Oltre alla disposizione della popolazione, per farlo bisognerà capire quali vaccini lo consentiranno anche per quanto riguarda costi e logistica (in particolare una questione di temperature), verosimilmente non quelli di Pfizer e Moderna.

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