
Incendi, alluvioni, frane, eventi estremi sempre più frequenti. Per questo una mozione chiede al Cantone di introdurre nelle scuole dell’obbligo giornate regolari di sensibilizzazione e prevenzione. Un investimento sulla cultura della sicurezza fin dalla giovane età, anche alla luce di quanto accaduto recentemente a Crans-Montana. Ticinonews ne ha parlato con il deputato leghista e Primo firmatario Stefano Tonini. «Gli ultimi fatti di cronaca ci hanno dimostrato che è più facile utilizzare un telefonino per filmare piuttosto che per chiamare i soccorsi e mettere in salvo delle vite». Imparare da quanto purtroppo accaduto e cercare di migliorarsi: sono i motivi – ritenuti «più che validi» - che hanno spinto Tonini e colleghi a redigere una mozione articolata, «proprio perché la Svizzera e il Ticino, per la loro conformazione, ci espongono a molteplici insidie. Viviamo in un territorio con laghi, fiumi, strade di montagna e ferrovie, ed è quindi importante sensibilizzare i giovani in questo senso, in modo che siano preparati anche una volta adulti».
La mozione
La mozione propone giornate di sensibilizzazione integrate nella scuola, anche attraverso uscite tematiche. Ma concretamente, cosa potrebbero imparare gli allievi e quali competenze pratiche si vorrebbe trasmettere loro? «Sia in Ticino che in Svizzera abbiamo tanti professionisti del settore, che a mio avviso andrebbero integrati in giornate educative con l’obiettivo di responsabilizzarli mettendoli davanti a situazioni che potrebbero realmente capitare. Questa proposta potrebbe salvare delle vite».
Cultura della prevenzione in Ticino
Un segnale, la mozione stessa, di un’assenza di una cultura della prevenzione in Ticino? «Ci sono già state altre tragedie nel nostro Cantone, come quella in Valle Maggia. Sensibilizzare i più giovani sulle varie insidie – come, ad esempio, uno smottamento – potrebbe insegnare loro a comportarsi in determinate situazioni ed evitare delle morti. Troppo spesso vediamo i ragazzi e le ragazze destreggiarsi benissimo con il telefonino, senza però avere le basi per mettere in sicurezza altre persone o per chiamare i soccorsi. Non sono, magari, cose così scontate», conclude Tonini.

