TiSin e salario minimo, il presidente dice la sua
Nando Ceruso, presidente del nuovo sindacato al centro della bufera, si esprime sulle accuse ricevute
Redazione
TiSin e salario minimo, il presidente dice la sua
Foto CdT/Gabriele Putzu

Di certo il sindacato TiSin non è entrato in scena senza far rumore, tutt’altro. Accusato da Unia e OCST di aver aggirato la legge sul salario minimo con una scappatoia, il sindacato e il suo presidente Nando Ceruso, sono infatti finiti al centro di una bufera mediatica, alimentata anche dal fatto che all’interno del direttivo vi siano due esponenti leghisti. In un’intervista pubblicata quest’oggi su La Domenica, Ceruso, già vice-segretario cantonale dell’OCST, cerca di fare un po’ di chiarezza.

Accuse pesanti

Ceruso si è dichiarato ferito dalla violenza delle reazioni degli altri sindacati. La polemica è nata perché l’organizzazione TiSin e altre tre aziende del Mendrisiotto hanno stipulato un CCL che prevede stipendi in parte inferiori a quelli previsti dalla legge sul salario minimo: ciò è stato possibile perché la suddetta legge, che verrà applicata a partire da dicembre, definisce che la retribuzione lorda oraria dovrà essere compresa tra i 19 franchi e 19.50, fatta eccezione se l’azienda sottostà a un contratto collettivo di lavoro. Unia e OCST accusano TiSin di essere solamente un sindacato farlocco, creato appositamente per aggirare la legge sul salario minimo e pagare meno i propri dipendenti. Accuse, secondo Ceruso, del tutto ingiustificate.

“Sono state prese cifre fuori contesto“ ha dichiarato “si è parlato di 15 franchi l’ora omettendo che si tratta di un minimo inserito in una griglia che prevede retribuzioni ben più elevate. Nessuno degli operai guadagnerà un franco in meno rispetto ad oggi e quasi tutti guadagneranno di più”. Una posizione confermata dall’avvocato Constantino Delogu, che ha definito il CCL “un accordo come tanti che qualcuno ha voluto dipingere in modo fuorviante“.

Secondo il presidente dell’organizzazione, l’astio sarebbe causato dalla rottura del monopolio dei sindacati storici, che a suo dire “in passato hanno firmato un sacco di contratti che prevedevano salari inferiori al salario minimo, ma finché erano loro a farlo va bene“.

Non è una questione politica

Altro punto da affrontare è la presenza nel comitato direttivo dei due esponenti leghisti Boris Bignasca e Sabrina Aldi, ma Ceruso ribadisce che la loro presenza non è un tentativo di influenzare politicamente il sindacato. Al contrario, sarebbero i sindacati storici ad essere quelli politicizzati, mentre Bignasca e Aldi sarebbero entrati nel comitato perché hanno ritenuto fosse una buona idea.

La separazione tra Lega e TiSin è stata anche ribadita sul Mattino di oggi, dove viene negato ogni legame tra il sindacato e il movimento. E nonostante Ceruso e il Mattino siano della stessa opinione riguardo il polverone sollevato da Unia e OCST, sulle pagine del domenicale viene posto l’accento sulla forte presenza di frontalieri all’interno delle ditte in questione. “Si parla di salari di 16 o 17 franchi l’ora“ si legge nell’articolo “è dunque manifesto che si tratta di frontalieri. Ditte che assumono solo frontalieri non portano alcun valore al Ticino. (...) Simili aziende nemmeno dovrebbero essere qui. Dunque, se vogliono andarsene, non vanno trattenute. Semmai il contrario.“

Maggiori chiarimenti nella conferenza stampa

L’intervista rilasciata da Ceruso è però solamente un assaggio, e non una vera e propria risposta alle accuse. Questa avrà luogo durante la conferenza stampa che si terrà, a suo dire, entro giovedì. Sembra dunque che la disputa sia ancora aperta.

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