“SwissCovid è un’arma in più in questa lotta”
Il giornalista Paolo Attivissimo commenta i numeri degli utenti che hanno disattivato l’app di tracciamento. “Sono molto deluso che ci sia stato questo calo di installazioni”
di Teleticino/MJ
“SwissCovid è un’arma in più in questa lotta”

L’applicazione SwissCovid sembrerebbe non avere il successo tanto sperato dalla Confederazione. La strategia di tracciamento dei contatti per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus ha visto infatti perdere quasi 70mila utenti che hanno cancellato o disattivato l’app. Per fare il punto della situazione il giornalista Paolo Attivissimo è intervenuto durante il TgEstate di Teleticino.

Come si giustifica questo numero di abbandoni?
“Bisognerebbe chiederlo a chi ha deciso di abbandonare un’applicazione che era stata concepita per essere non invasiva e non obbligatoria. Sinceramente non lo so e sono piuttosto deluso che ci sia stato questo calo di installazioni”.

Meno app attive ci sono meno è efficace l’applicazione?
“Entro certi limiti. È importante sfatare questo mito diffuso secondo cui l’app sarebbe efficace solo se la utilizzasse il 60% della popolazione. In realtà un risultato si ha già da una percentuale molto bassa di applicazioni. Quindi chi ha deciso di attivare l’app non demorda, continui pure a tenerla installata, anche perché male non fa”

Perché non condivide questa idea del 60%?
“Non è che non la condivido io, in realtà l’Università di Oxford, che ha rilasciato questo ‘numero magico’ in una ricerca e da cui tutti hanno poi attinto, ha chiarito che questa percentuale sarebbe necessaria solo qualora non si prendessero altre misure: se non si fa nient’altro allora bisogna arrivare al 60%. Invece se si abbina l’applicazione a tutte le misure che stiamo già prendendo la percentuale necessaria scende moltissimo: già attorno al 20-28% si vede un risultato. Sottolineo che proprio in queste ore c’è un comunicato importante che dice che alcune persone hanno cominciato ad utilizzare questa app per segnalare la propria positività al test e quindi è stato possibile allertare delle persone che altrimenti non avrebbero saputo di essere venute in contatto con qualcuno di potenzialmente contagioso. Qualcosa quindi quest’app sta facendo e ho l’impressione che se fosse installata maggiormente vedremmo dei risultati assolutamente positivi”

Se si ottiene la notifica di essere entrati in contatto con un positivo non si ottengono informazioni precise sul luogo del contatto e il momento. Questa è un po’ una falla, in quanto si rischia di dover fare la quarantena anche se divisi da plexiglass o in altre situazioni simili.

“In realtà la quarantena non è necessaria, l’applicazione si limita a dire: ‘guarda che potresti essere entrato in contatto con una persona contagiosa, valuta se vuoi fare un tampone per verificare’, in caso contrario viene consigliato di ridurre l’esposizione esposizione verso gli altri, come molti già fanno. È un aiuto, non c’è nulla di obbligatorio, non vuole sostituire né il contact tracing né i medici ma vuole affiancarsi, dare una piccola arma in più in questa lotta”

Come placare quindi le paure di chi teme di ricevere questa notifica e di essere raggiunto a casa, quasi forzato da dei medici?
“Questo è tecnicamente impossibile, l’app è stata concepita appositamente per evitare di trasmettere dati personali e questo è stato verificato. L’unico momento in cui si trasmettono dati personali è quando la persona decide di accettare il consiglio dell’applicazione e va dal medico, a quel punto avvia tutta la procedura di notifica e dal quel punto di vista le autorità mediche sanno chi è, ma non è possibile che qualcuno arrivi in casa, bussi alla porta e ci obblighi a fare un test”.

Ma, c’è chi chiede: “Che senso ha se io scarico l’applicazione e tutti gli altri no?”. Oppure: “Se il contagiato non inserisce il codice l’app non serve a nulla”. Ha comunque senso scaricarla e tenerla?
“Sì, ha comunque senso proprio perché è un affiancamento del tracciamento tradizionale. Quest’app ci permette di ricordarci dei contatti che non ricordiamo di avere avuto. Certamente l’applicazione non è perfetta ma la mia domanda è: di quanti risultati positivi abbiamo bisogno per giustificarne l’utilizzo? Basta una vita salvata, nostra o dei nostri cari? Credo sia un investimento che meriti di essere fatto anche perché non ci costa nulla né in termini di privacy né in termini di dati o di costi. Credo comunque che sia efficace se la utilizziamo in tanti. Teniamo conto che non tutti siamo uguali nell’importanza di quest’applicazione: per esempio una persona che vive da sola in casa ed esce poco, anche se non installa l’applicazione non cambia molto le cose. Se invece si ha una grande attività sociale e incontra molte persone, magari senza protezioni come il plexiglass, allora in questo caso la persona se ha l’app è molto preziosa, perché avrà di sicuro molti contatti di cui non avrà modo di tenere traccia. Sarà importante quindi installare l’app soprattutto per queste persone”.

Qualcuno chiede: se la scarico ma vado all’estero, funziona comunque?
“Entro certi limiti, se incontriamo persone che hanno la stessa app può essere parzialmente utile, anche se al momento l’applicazione è pensata solo per il territorio svizzero”.

E se uno dovesse andare in vacanza, dovrebbe scaricare in ogni Paese la rispettiva applicazione?
“È sicuramente consigliabile, teniamo presente però che queste applicazioni possono funzionare una sola alla volta. A dipendenza di dove vado quindi, se per esempio ho sia Immuni che Swisscovid, attivo l’una e disattivo l’altra. Questo è stato pensato proprio per impedire lo scambio di dati. Per il momento a livello europeo siamo in questa situazione perché tutto è stato fatto estremamente di corsa e per darci un sistema efficace ed efficiente che fosse anche rispettoso della privacy. Quindi direi di sì, se si va all’estero conviene installare l’applicazione della nazione dove ci si trova”.

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