“Sono altri i metodi per far parlare di sé”
Suter sui ristoranti che hanno deciso di aprire nonostante il divieto: “una rivolta ridotta”. E sulla decisione attesa da Berna: “Non potrà più fare orecchie da mercante”
di teleticino/ls
“Sono altri i metodi per far parlare di sé”

Non ha riscontrato grande successo in Ticino l’iniziativa “Wir machen auf”, la protesta degli esercenti che avevano annunciato per oggi l’apertura dei loro locali per protestare contro le misure adottate dalle autorità per frenare la diffusione del coronavirus. Questa mattina erano 310 gli aderenti iscritti al sito, di cui quattro in Ticino (due nella zona di Bellinzona, uno a Lugano e uno a Corippo). Ma non si è vista nemmeno l’ombra di questi quattro presunti “dissidenti”. Medesimo copione nel resto della Svizzera, dove la risposta è stata praticamente nulla (ad eccezione di alcuni casi Oltralpe con la visita delle forze dell’ordine). Nei confronti di questa protesta, ricordiamo, sia GastroSuisse che GastroTicino hanno preso formalmente le distanze. “La rivolta c’è stata in maniera ridotta, ma è importante che i media ne hanno parlato”, evidenzia Massimo Suter, presidente di GastroTicino, ai microfoni di Teleticino. “Come associazioni nazionale e in Ticino abbiamo comunque stigmatizzato l’azione: non si può andare contro la legge. Ci sono altri metodi per far parlare di sé”.

Il settore è comunque confrontato con importanti difficoltà e attende con ansia le decisioni del Consiglio federale. Per Suter comunque la posizione del Governo ticinese sembra aprire già degli spiragli. “Sono molto soddisfatto dallo scritto del Governo nei confronti di Berna, in cui sono contenute alcune nostre rivendicazioni, come gli aiuti immediati, i risarcimenti e la dichiarazione dello stato di situazione straordinaria, che impone la chiusura dei commerci non essenziali. Si andrebbe in una situazione di coerenza nel modo di agire, ogni misura deve essere commisurata all’effetto che si vuole ottenere”. Per quanto riguarda la decisione attesa per mercoledì, Suter presume che i Cantoni si allineino con il Consiglio federale. “Berna non potrà fare orecchie da mercante e dovrà ascoltare i suoi 26 Cantoni, altrimenti la consultazione sarebbe stato un esercizio inutile. Confido nella Berna federale, che possa finalmente avere il coraggio di prendere in mano il borsellino e di andare risarcire a chi ha causato danno”.

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