“Sì al certificato per la spesa in Italia”
Il Consiglio di Stato ha risposto positivamente alla consultazione della Confederazione sull’inserimento di limiti d’entrata per i non vaccinati e non guariti, anche “per espatri di breve durata”. Per gli altri si è suggerita però una proposta intermedia rispetto a quelle fornite da Berna
di MJ
“Sì al certificato per la spesa in Italia”
Immagine © CdT/ Chiara Zocchetti

Il Consiglio di Stato ticinese appoggia l’imposizione di restrizioni in ingresso per le persone non vaccinate e non guarite, svizzeri inclusi. Lo ha dichiarato lo stesso Governo cantonale pubblicando su internet la risposta alla consultazione federale avviata lo scorso 8 settembre e, come dichiarato ieri dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità all’agenzia Keystone-Ats, sembra che anche la maggior parte dei cantoni sia di questo avviso. Ora il Consiglio federale prenderà la sua decisione definitiva venerdì.

“Opportuno anche per espatri di breve durata”
Per come stanno le cose si prospetta dunque, per i ticinesi, la necessità di mostrare il certificato Covid di rientro dalla spesa in Italia, in quanto il Consiglio di Stato, nella sua risposta, dichiara di condividere che, “anche per ragioni di praticabilità dei controlli è opportuno evitare eccezioni all’obbligo di test per gli spostamenti transfrontalieri nelle regioni di frontiera così come per gli espatri di breve durata”. Dalla misura dovrebbero essere però esclusi i frontalieri, i bambini sotto i 16 anni, i passeggeri in transito e gli autotrasportatori che attraversano la Svizzera.

Doppio test o quarantena?
La Confederazione aveva posto in consultazione due possibili varianti per chi volesse entrare in Svizzera senza essere guarito o senza vaccino: da un lato l’obbligo del test in entrata, cui seguirebbe l’obbligo di un altro test da effettuare tra i 4 e i 7 giorni dall’ingresso. La variante due invece propone che, dopo il test obbligatorio all’ingresso, si debba effettuare una quarantena di 10 giorni. Il Governo cantonale, interpellato su quale delle varianti preferisca, ritiene la seconda “più efficace dal profilo epidemiologico”, ma “sproporzionata” se applicata all’entrata da tutti gli Stati esteri vista la situazione attuale. Per cui “la prima variante (...) risulta più adeguata al momento attuale”.

La variante di Bellinzona
Il Governo cantonale propone però una terza possibile variante, ovvero quella di far rivivere la lista dei Paesi a rischio e imporre “l’obbligo di test all’entrata e poi a 4-7 giorni in provenienza da Paesi non a rischio, rispettivamente obbligo di test all’entrata e quarantena in provenienza da Paesi a rischio”. Infine, il Consiglio di Stato sia dice favorevole sia a un aumento dei controlli, l’inserimento di multe disciplinari in caso di violazioni e l’assunzione personale dei costi per il primo tampone in entrata. Si propone invece di far prendere a carico allo Stato il test al settimo giorno “in quanto permette un controllo, che altrimenti andrebbe perso, della contagiosità di persone con un rischio accresciuto”.

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