
“Purtroppo, a fine febbraio chiuderò definitivamente il mio negozio, dopo quasi nove anni. Non è stata una scelta facile, anzi, ma è stato inevitabile: i costi sono troppo alti per mandare avanti una piccola attività come la mia e le persone vanno sempre meno nei negozi, preferendo gli acquisti online”. A raccontarci la sua storia è Barbara Maggetti, titolare del negozio “Forever Young” di Tenero, attività dedicata quasi interamente ai bambini che vende prodotti della linea Disney. La titolare tuttavia non getterà la spugna, ma dopo aver abbassato la serranda fisica, terrà aperta quella virtuale. “Da parte mia ho deciso di continuare comunque con la mia attività, ma di farlo solo online. Mi devo adeguare ai tempi moderni se voglio sopravvivere”.

Dal primo marzo, quando esisterà solo il negozio virtuale di “Forever Young”, la merce, ci spiega la titolare, "la terrò principalmente a casa, dove lavorerò da sola e mi farò aiutare da una persona esterna quando presenzierò alle varie fiere del settore". Mentre la pubblicità, “come già faccio, sarà sul portale online, così come sui principali canali social”.
Lo scotto da pagare
Rinunciando a un negozio fisico “il risparmio più grande è sicuramente l’affitto, a cui si aggiungono i costi delle varie assicurazioni, della luce, del telefono e dello stipendio di un dipendente”. Certamente, aggiunge Maggetti, “un negozio in rete porta a dei grandi risparmi”, ma c’è uno scotto da pagare. “Toglie il calore umano dei clienti quando entrano in negozio, le quattro chiacchiere con chi entra giusto per scambiare due parole, i sorrisi dei bambini quando vedono quello che gli piace”. Un contatto umano che la titolare cercherà di mantenere “portando il negozio a casa dei clienti, con le consegne a domicilio nel Locarnese e dintorni pensate proprio per mantenere vivo il rapporto con i clienti ed essere a loro disposizione per consigliarli al meglio”.
“Le persone non guardano più alla qualità della merce, vedono solo il prezzo”
La tendenza dei piccoli negozi che chiudono “è dovuta al fatto che le persone acquistano sempre più online e i costi per mantenere un’attività fisica sono sempre più onerosi”. Un insieme di fattori che “porta i titolari delle attività a non essere competitivi con i vari portali, soprattutto quelli incentrati sul ‘fast fashion’”. Ormai, “molta gente non guarda più alla qualità della merce, ma vede solo il prezzo”. Lo fanno “senza capire che un costo molto inferiore comporta una merce di bassa qualità”.

“Merce di bassa qualità costata poco che spesso non viene usata”, ma quando lo si fa notare, la risposta, ci spiega Maggetti, è una: “Fa niente, tanto l’ho pagato poco”.

