Scarseggia pure il caffè
La crisi mondiale delle materie prime tocca anche quella tazzina che forse avete in mano proprio ora. Se la penuria non cessasse, “l’aumento del prezzo è inevitabile”
di Teleticino/daco
Scarseggia pure il caffè
Immagine Crinari

Componenti per le auto, carta e ora anche il caffè: la penuria mondiale di materie prime è un fenomeno la cui estensione continua ad aumentare. Gran parte del caffè commercializzato nel mondo viene lavorato in Svizzera e nel nostro paese il consumo annuale è di 1200 tazzine pro capite. Ciononostante, il momento per l’industria del caffè non è dei migliori. Ce lo conferma Flavio Ferrini, titolare di un’impresa di torrefazione: “La produzione non è al 100%. In parte ne è responsabile il clima, ma anche il trasporto è fonte di problemi. Questo fa sì che i costi per noi aumentino”. Inoltre, la concorrenza sale... anche fra i consumatori. Il caffè sta infatti trovando nuovi mercati: “In Cina e in India si è iniziato a bere caffè”. La domanda quindi aumenta, ma “le piantagioni sono le stesse, se non forse addirittura di meno”.

Prezzo della tazzina su se la penuria non cessa
Il costo della materia prima continua a salire, tuttavia la concorrenza fra i produttori impedisce al costo della tazzina di aumentare. Sarà così ancora a lungo? “A breve non prevedo un aumento, anche perché le imprese del settore dovrebbero disporre di un po’ di scorte”, risponde Flavio Ferrini. “Speriamo che questa penuria cessi presto, ma se la crisi dovesse continuare l’aumento del costo della tazzina sarà inevitabile”.

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“L’industria globale è un veliero con l’ancora incagliata”
Come nel caso del caffè, la penuria di materie prime può tradursi in costi maggiori per il consumatore. Per quale motivo le materie prime sono diventate più rare? “A rendere così difficile reperire le materie prime è una concatenazione di fattori, che contribuisce a spingere i prezzi verso l’alto”, premette Marco Passalia, segretario della Lugano Commodity Trading Association. “È importante leggere la situazione attuale in rapporto a quanto sta avvenendo a livello globale, ovvero una velocissima ripresa economica post-pandemica”. Passalia usa una metafora: “L’industria mondiale è ora un veliero che vuole ora viaggiare a gonfie vele, ma al contempo la sua ancora è incagliata nei ritardi della logistica e dei trasporti, nella mancanza di produzione estrattiva nelle miniere o nella coltivazione di alcuni prodotti agricoli. È un’ancora incagliata pure nell’aumento dei costi dei trasporti”.

Riserve decisive
In questa situazione, secondo il segretario dell’associazione luganese di commercio delle materie prime, “Chi ha delle riserve, come la torrefazione da voi citata, ha la possibilità di essere un po’ più flessibile sui prezzi. Chi invece ha speculato, non accumulando nessuna riserva, ha enormi difficoltà con i trasporti. La logistica globale ha un ruolo essenziale”, conclude Marco Passalia.

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