
«Anche se la mia è solo una congettura, i coniugi Moretti hanno il profilo tipico di investitori di denaro riciclato (e non di riciclatori, che è una cosa diversa). Naturalmente può stabilirlo solo la magistratura e spero che possano esserci approfondimenti in tal senso. Ho però dei dubbi, perché ricostruire l’intero percorso di quel denaro è estremamente difficile». Roberto Saviano, autore di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera sulle possibili implicazioni mafiose legate ai coniugi Moretti, è stato ospite questa sera della trasmissione Detto tra noi su Teleticino. Nel corso dell’intervista si è soffermato sia sull’aspetto umano sia su quello economico della tragedia di Crans-Montana.
Giovani che si sono sentiti “al sicuro”
Da scrittore, Saviano ha spiegato di essere rimasto colpito soprattutto da un elemento: molti giovani hanno temporeggiato a fuggire dal locale che prendeva fuoco perché si sentivano “al sicuro” in un contesto percepito come protetto. Proprio questa sicurezza “delusa”, secondo lui, rende la vicenda ancora più drammatica. «È come un tradimento della società in cui vivi», ha affermato.
Difficile tracciare il denaro
Sul piano investigativo e finanziario, Saviano riprende alcune domande emerse sui media, inclusa quella – che definisce una congettura – su un possibile “odore di mafia”. Precisa che sui coniugi Moretti non risultano inchieste legate alla criminalità organizzata, pur ricordando che Jacques Moretti ha precedenti penali anche gravi, tra cui frode, sequestro di persona e prostituzione. In termini generali, Saviano descrive le organizzazioni corse come realtà che negli ultimi decenni hanno investito soprattutto nel settore dell’intrattenimento (bar, ristoranti, casinò), sottolineando quanto sia difficile risalire all’origine dei capitali quando il denaro è già stato ripulito e successivamente reinvestito.
L’assenza di controlli
Un altro punto centrale riguarda l’assenza di controlli. Secondo Saviano, nelle località turistiche di successo spesso non servono bustarelle: può bastare una “prossimità” che porta a normalizzare l’eccezione e a evitare verifiche che rischierebbero di rallentare un’attività economicamente redditizia. «In Svizzera, come in Italia, Francia e Germania, molte volte questi controlli non vengono fatti perché il locale viene percepito, quando di successo, automaticamente al sicuro. Se vai a fare un controllo, rischi di fermare un'attività con cui hai un rapporto diretto e che ti porta soldi».

