Ristoranti chiusi: i fornitori nei guai
La filiera che collabora con la ristorazione soffre a causa delle chiusure. Per questo scrive al Consiglio di Stato chiedendo sostegno economico
di MMINO
Ristoranti chiusi: i fornitori nei guai
Foto Shutterstock

Il settore agroalimentare necessita d’aiuto. Da diverse settimane, infatti, è stato deciso di provvedere alla chiusura totale di bar e ristoranti e ieri il Consiglio federale ha confermato il prolungamento di tali misure fino almeno a fine febbraio. Una decisione che crea sofferenza anche a tutta la filiera agroalimentare. “Quali associazioni di categoria, strettamente dipendenti anche dall’andamento degli esercizi della ristorazione e del settore turistico in generale, questo aspetto non ci può lasciare indifferenti. L’effetto di tale misura impatta direttamente sui nostri canali di vendita all’ingrosso”, spiegano in una lettera inviata al Consiglio federale dall’Interprofessione della Vite e del Vino Ticinese e firmata da alcune associazioni di categoria. Tra cui macellai, panettieri, contadini e alpigiani.

Le ordinazioni da parte di ristoranti e bar di generi alimentari e bevande “sono state e saranno pressoché nulle”, sottolineano. “L’attuale situazione ha il potenziale di creare incertezza in tutte le filiere, che quotidianamente lavorano per approvvigionare gli esercizi pubblici della nostra regione e non solo, aggravando ulteriormente i danni economici già ad oggi subiti”. Le imprese che resisteranno alla crisi legata alla pandemia andranno comunque incontro ad inevitabili ripercussioni sugli effettivi e per questo motivo la filiera chiede urgentemente aiuto al Consiglio di Stato anche per chi non rientra tra i casi di rigore. “Queste oggettive difficoltà ci portano a chiedervi sostegno – si legge nella missiva – e nel verificare la possibilità di adottare in tempi molto rapidi alcune misure di sostegno concrete alle nostre filiere”.

“Anche in accordo con la Camera di Commercio e dell’Industria Cantone Ticino, ci teniamo a sottolineare l’importanza di non sottovalutare l’attuale situazione in cui versano anche le nostre categorie che, insieme, corrispondono a un settore primario importante per il Ticino, che non ha ricevuto un sostegno finanziario diretto durante la prima ondata, e di agire tempestivamente per mettere in campo tutto quanto possibile”, concludono.

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