“Reintegro subito!”, uno striscione sui tetti Dpd
Questa mattina una protesta pacifica che ha visto protagonisti operai e sindacati, tutti sui tetti della Dpd di Giubiasco a seguito del licenziamento di quattro corrieri
di GinB
“Reintegro subito!”, uno striscione sui tetti Dpd
immagine Unia/Giangiorgio Gargantini

Uno striscione con la scritta “Reintegro subito!” è stato appeso questa mattina sul tetto del deposito della Dpd a Giubiasco per protestare contro i licenziamenti di quattro corrieri deciso dalla ditta di spedizioni, “colpevoli” di essere membri attivi di un sindacato. Il gesto simbolico, riferisce il portale Area, è stato portato avanti da operai e sindacalisti. La situazione, ricordiamo, non ha lasciato indifferente il sindacato Unia, che negli scorsi giorni ha lanciato una petizione online contro “l’atto ostile da parte dell’azienda specializzata nella spedizione di pacchi che ha utilizzato un meschino stratagemma sbarazzandosi dei suoi lavoratori”.

immagine Unia/Giangiorgio Gargantini
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La situazione contrattuale

La Dpd non impiega formalmente alcun autista e per le consegne si affida a un’ottantina di aziende subappaltatrici. Nelle scorse settimane però ha interrotto il rapporto contrattuale con una di queste attiva in Ticino e affidato il suo giro di distribuzione ad una neocostituita società (con sede legale a Zurigo), la quale ha riassunto tutti gli autisti impiegati nella prima azienda, tranne quattro che “nell’ultimo anno si sono distinti per il loro impegno sindacale in seno al collettivo operaio attivo presso il centro logistico di Giubiasco”. Da qui l’azione di protesta portata avanti da operai e sindacato per chiedere il reintegro di corrieri.
“Ci siamo trovati tutti per parlare di quanto sta accadendo, cercare soluzioni e sentire le varie voci. Ci auguriamo che il messaggio arrivi e che la situazione si risolva al più presto” ci dice il segretario Unia Giangiorgio Gargantini, presente anche lui alla protesta di questa mattina, terminata poi verso le 8:00 per non arrecare disturbo ad altri lavoratori.

immagine Unia/Giangiorgio Gargantini
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