Dipendenze
Quando una birra diventa di troppo?
© Shutterstock - Ticinonews
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Redazione
9 mesi fa
Giovani e alcool: la pandemia ha acuito le dipendenze in Svizzera. Se n’è parlato oggi in occasione della Giornata Nazionale dei problemi legati all’alcol in un convegno cantonale. Ma quando un bicchiere di vino diventa un bicchiere di troppo? E quando si può parlare di alcolismo?

Oggi ricorre la Giornata Nazionale dei problemi legati all’alcol. Un problema, quello delle dipendenze, acuitosi in seguito alla pandemia soprattutto nelle fasce giovanili. Ma quando una birra o un bicchiere di vino diventano di troppo? E quando si può parlare di alcolismo? Se n’è parlato oggi al campus USI-SUPSI di Viganello.

Alcolista senza saperlo?

Una birra fredda dopo un’estenuante giornata di lavoro sembra essere un gesto di routine per molte persone, ma una birra tira l’altra e raramente ci si ferma a berne solo una, e magari non solo quel giorno. Un’abitudine che quindi ricorre, perché in fondo due birre non fanno poi così tanto male e sono meritate. Tuttavia, se leggendo queste righe vi siete riconosciuti in questa abitudine, allora con molta probabilità rientrate, senza saperlo, nella fetta di popolazione caratterizzata da un consumo eccessivo cronico di alcol che, secondo gli standard, comincia con l’assunzione media di due bicchieri al giorno per le donne e quattro per gli uomini. In Svizzera si stima che sono circa 300’000 le persone affette da una dipendenza da alcol. Capofila nel consumo cronico eccessivo c’è il Ticino, a cui stata è assegnata la maglia nera.

Un incontro a Viganello

Il tema è stato affrontato nella giornata nazionale sui problemi legati all’alcol ed è stato al centro di un convegno organizzato dall’Ufficio del medico cantonale e da Ingrado, in collaborazione con Ticino Addiction e l’Associazione ticinese Psicologi al campus USI-SUPSI di Viganello. Ne abbiamo parlato con Marcello Cartolano, vicedirettore di Ingrado e con Martine Bouvier Gallacchi, capoufficio Servizio di Promozione Sanitaria. “Oggi l’OMS dice che anche un bicchiere è già di troppo, perché c’è il rischio di sviluppare delle patologie cancerogene”, spiega Cartolano. Se dopo il lavoro c’è l’abitudine di bersi due o tre birre, giornalmente, la cosa è problematica? “Se la ricerca dell’alcol come elemento de-stressante - quindi la ricerca di un piacere rilassante - passa attraverso queste quantità di alcol allora è un segnale di pericolosità”. Bersi ogni sera un bicchiere di vodka o di vino, ma riuscendo comunque a farne a meno perché non è quello che mi permette di rilassarmi “allora il consumo è controllato”. Abitudini a cui vanno aggiunti dei miti da sfatare, come ci spiega Bouvier Gallacchi. “Il mito che un bicchiere di vino al giorno fa buon sangue va sfatato. Oggigiorno a livello scientifico è possibile dire che l’alcol in sé è tossico e non porta nessun beneficio a livello fisiologico: non è un nutriente”. Bere una bevanda alcolica dovrebbe quindi essere un piacere, non una soluzione a un disagio.

La pandemia ha acuito il problema

Un problema, quello della dipendenza da alcol, acuitosi in seguito alla pandemia. Una ricerca del 2022 di Dipendenze Svizzera mostra infatti come l’8% dei giovani fra i 15 e i 19 anni che prima della pandemia non beveva abbia iniziato una dipendenza da alcol dopo la pandemia. “Sono persone che si sono trovate isolate, annoiate e impaurite dall’incognita legata alla malattia”, precisa ancora Cartolano. Il problema però si riflette anche sugli anziani che “per altre cause di salute mentale si sono avvicinate all’alcol nel periodo post pandemico. Ci preoccupa perché in parallelo notiamo una banalizzazione del consumo di alcol e oggi abbiamo chiaramente una condizione sociale che dispone le persone a delle fatiche e l’alcol è un ottimo strumento per distrarsi. Peccato che il sollievo duri poco e subito dopo si manifestano i lati negativi del bere”.