«Problemi crescenti inerenti il precariato»
Il partito Comunista e la Gioventù Comunista, presenti alla manifestazione svoltasi a Bellinzona in occasione della festa dei lavoratori, commentano la giornata appena trascorsa
Redazione
«Problemi crescenti inerenti il precariato»

Questa mattina a Bellinzona, in occasione del 1° maggio, è stata indetta dall’Unione sindacale svizzera una manifestazione, a cui hanno partecipato anche il partito Comunista e la Gioventù Comunista (GC). I quali, tramite due comunicati stampa, commentano la giornata appena trascorsa.

La Gioventù Comunista ribadisce che «durante gli ultimi decenni le condizioni lavorative e del mercato del lavoro hanno infatti subito un progressivo peggioramento: il padronato ha promosso l’indebolimento delle condizioni contrattuali dei lavoratori, che si è tradotto in una precarizzazione delle loro condizioni di vita» e che i giovani «si trovano sempre più spesso di fronte a condizioni lavorative dure e svalorizzanti».

E ha colto l’occasione per lanciare una petizione indirizzata al Gran Consiglio ticinese, in cui chiede:

- di tutelare maggiormente i giovani lavoratori in formazione;

- di porre fine allo sfruttamento degli stagisti;

- di sostenere maggiormente l’inserimento professionale dei giovani lavoratori.

Il partito Comunista: «è stata una mattinata che ha permesso in un clima unitario di tematizzare varie problematiche sociali, lavorative ma anche studentesche, senza scordarsi le questioni relative all’ecologia, sotto diversi punti di vista sindacali e politici, dimostrando una volta di più l’importanza dell’organizzazione e dei diritti sindacali per uscire dalla crisi capitalista che il Coronavirus non ha creato ma solo accentuato.»

Durante la manifestazione hanno preso parola la granconsigliera Lea Ferrari e Luca Frei, coordinatore del movimento giovanile, che hanno rispettivamente parlato del «principio della «sovranità alimentare», necessaria per riconoscere la giusta dignità alle lavoratrici e ai lavoratori della terra, per sostenere una produzione indigena variata e sostenibile a favore delle classi popolari e per incrementare il grado di autoapprovvigionamento del paese» e dei «problemi crescenti inerenti il precariato giovanile e gli stage non pagati.»

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