Morbio Inferiore
Pozzo Polenta: il DT ordina un progetto di bonifica
Redazione
15 giorni fa
Il Dipartimento del territorio ha ordinato a ECSA Sa di progettare la bonifica dell’area a Morbio Inferiore dove vi è il distributore che ha inquinato il Pozzo Polenta. L’azienda ha fatto ricorso e continua una battaglia legale infinita. “Potrebbero volerci altri dieci anni”, commenta il consigliere di Stato Claudio Zali.

Nel luglio del 2008, quando dai rubinetti di Morbio Inferiore iniziò a sgorgare acqua dall’odore di benzina, si avviò una vicenda che oggi non è ancora finita, quella del Pozzo Polenta. L’inquinamento è stato generato dal distributore di benzina annesso al Centro Breggia. L’inchiesta penale non portò a nulla, andando in prescrizione nel 2017. A essere una storia ancora da scrivere è invece quella che dovrebbe portare alla bonifica della zona, e soprattutto stabilire chi dovrà pagare. Il tutto in un groviglio di parti in causa: il proprietario del fondo (la Supermercati SA), l’inquilino del distributore dal 2003 (il Gruppo Ecsa) e l’inquilino precedente (la Shell). L’ultimo capitolo svelato oggi – venerdì 9 febbraio – dall’Informatore racconta di un ordine intimato dal Dipartimento del territorio alla Ecsa, avvenuto lo scorso ottobre e in cui si chiede di presentare un progetto per la bonifica del terreno. Abbiamo quindi sentito Claudio Zali, direttore del DT.

“Non un ordine esecutivo, ma un progetto da allestire”

“L’autunno scorso era stato ordinato di allestire il progetto di risanamento. Non si tratta quindi di un ordine esecutivo di smantellamento, ma di allestire un progetto per cui sarà comunque necessaria una licenza edilizia”, precisa Zali, il quale ha proseguito spiegando che “è vero che questo progetto dovrà includere, secondo nostre indicazioni, anche lo smantellamento della stazione di benzina”. Intervento, questo, necessario per effettuare il risanamento.

Ricorso da parte del distributore

Un ordine contro cui il distributore di combustibili ha fatto ricorso, atto ora pendente al Servizio ricorsi del Consiglio di Stato. Si dovrà quindi attendere ancora per fare dei passi avanti. A Zali abbiamo quindi chiesto come mai è così difficile arrivare a una conclusione. “Per due motivi: la procedura è effettivamente complicata e la situazione è intricata, con un riparto di responsabilità tra proprietario del terreno, gestore attuale e gestore precedente dell’attività. Inoltre, ogni passo procedurale viene immancabilmente colpito da ricorsi per due gradi di giurisdizione. A ogni passo rischiamo quindi di passare 2 o 3 anni in tribunale ad attendere di poter compiere il passo successivo. È facile pronosticare che la parola fine la vedremo non prima di un decennio se andiamo avanti di questo passo”.

Molti milioni di franchi in ballo

L’Informatore, il settimanale di cronaca del Mendrisiotto, ha concluso con una battuta amara il suo articolo: ‘in questa storia, l’unico a non avere un avvocato è il Pozzo polenta’. “Non è vero: il DT, così come il Governo, tutela l’ecosistema e ha stabilito che questo sito è contaminato e quindi il tutto, prima o poi, dovrà essere risanato. Si tratterà di un intervento molto importante, su cui ora però si bisticcia perché nessuno vuole farsi carico dei costi, che saranno nell’ordine di molti milioni di franchi”, ha concluso Zali.