Libera circolazione: Sergio Rossi contro Baranzini
I due economisti si sono sfidati a Teleticino con un dibattito sulle possibili conseguenze che l’abolizione della libera circolazione potrebbe avere sul nostro Cantone e sul Paese
di Teleticino/MJ
Libera circolazione: Sergio Rossi contro Baranzini

In vista della votazione del 27 settembre sulla libera circolazione, TicinoNews di Teleticino ha ospitato un dibattito tra Mauro Baranzini, ex-professore di economia all’USI e all’Università di Oxford, e Sergio Rossi, economista e professore universitario a Friborgo. Due economisti storicamente affini all’area politica di sinistra, che tuttavia sulla questione sono radicalmente contrapposti.

Mauro Baranzini, lei sul Federalista ha fatto un bilancio di questi 13 anni di libera circolazione, sui cui benefici si è dimostrato scettico. Come mai?
Baranzini: “Non tanto a livello nazionale, dove la crescita è stata dello 0,7/0,8% all’anno, mentre in Ticino secondo me non c’è stata alcuna crescita del prodotto interno lordo pro capite. C’è stato un forte aumento dei posti di lavoro ma posti di lavoro a basso redito soprattutto per i non residenti e per le donne, che ora stanno perdendo i posti di lavoro a causa della pandemia. Quindi le regioni di frontiera, soprattutto con le nazioni che hanno un reddito più basso e una disoccupazione alta stanno soffrendo molto”.

Sergio Rossi, 3'000 nuovi posti di lavoro di cui 2'500 ai non residenti. Perché quindi la libera circolazione dovrebbe essere una buona cosa?
Rossi: “Per principio le persone devono avere questa capacità di spostarsi liberamente. Siamo in uno stato democratico, l’Unione Europea vuole essere democratica, per cui dobbiamo poterci spostare per lavorare, andare in vacanza e quant’altro. Il problema non sono i lavoratori transfrontalieri ma chi li assume, pagandoli stipendi indegni per vivere in questo cantone. La disoccupazione italiana viene sfruttata da questi pseudo-imprenditori per sfruttare questa rendita di posizione in Ticino, pagare salari indecenti e non essere altrimenti competitivi, perché la competitività si fa sui prezzi o sulla qualità”.

La situazione in Ticino
Che cosa replica? Rossi dice “bisogna colpire questi pseudo-imprenditori”.

Baranzini: “Il ragionamento è teorico però in media i non-residenti guadagnano 1'000 franchi in meno della media cantonale e questo evidentemente ha un effetto di dumping in molti settori. E la scelta dell’economia svizzera di aprire le frontiere a un milione di persone negli ultimi 13 anni ha portato molto lavoro a basso valore aggiunto. Al posto di investire in macchinari, in ricerca e altre cose importanti, dove la Svizzera è sempre stata tra le prime al mondo. Si è scelto altrimenti, e ora questo ha un effetto sui residenti: negli ultimi 13 anni il reddito mediano dei ticinesi non è aumentato, mentre i premi di cassa malati, gli affitti e i costi dei trasporti sono aumentati notevolmente. Quindi i ticinesi si trovano più poveri rispetto a 13 anni fa”

Rossi: “Questo è vero, ma non si può dire dipenda dalla libera circolazione. Saremmo comunque più poveri rispetto a 13 anni fa anche senza libera circolazione, perché da un lato questa è la conseguenza della globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia, del fatto che lo Stato è venuto meno a molti dei propri compiti, creando per esempio aziende parastatali che hanno lo scopo primario di massimizzare gli utili riducendo la forza lavoro. Tutto questo sarebbe avvenuto anche senza la libera circolazione, senza avere i vantaggi però che questa ha comportato per l’economia svizzera e anche quella ticinese: pensiamo alle persone qualificate che lavorano in Canton Ticino perché non c’è chi può occupare questi posti. Inoltre chi viene dall’Italia porta anche competenze e clienti”.

La clausola ghigliottina
C’è anche la questione della cosiddetta clausola ghigliottina: se salta la libera circolazione saltano anche gli altri accordi. Non le fa un po’ paura?

Baranzini: “Assolutamente no, come non fa paura neanche alla Gran Bretagna che è stufa di stare sotto i piedi dell’UE e non pagherà neanche i 50 miliardi che ha promesso di pagare dopo l’uscita dall’Unione. Io contesto le cifre del professor Rossi, nei 20 anni precedenti alla libera circolazione il Ticino era riuscito a recuperare rispetto alla media Svizzera: nel 2008 il reddito mediano ticinese era l’87% di quello svizzero, oggi è l’82%. Siamo i parenti poveri di tutte le altre regioni e avremmo invece la possibilità di puntare su investimenti produttivi e non sulla manodopera a basso costo”.

Rossi: “Contesto quanto dice il mio collega dato che dal 2008 in avanti la Svizzera e il Ticino hanno sofferto di una crisi globale finanziaria ed economica e la cosiddetta piazza finanziaria ticinese ne ha sofferto più di altre. È questa la problematica casomai da risolvere, senza colpevolizzare la libera circolazione che ha portato anche dei vantaggi e i cui svantaggi derivano dal comportamento errato, anche fraudolento, di alcuni pseudo imprenditori che continuano a fare il bello e brutto tempo”

Conseguenze senza libera circolazione
Se dovesse cadere la libera circolazione, cosa potrebbe accadere?

Rossi: “Dal punto di vista economico potrebbe accadere che le imprese continueranno a voler attrarre forza lavoro estera. Molte non potranno farlo sul breve periodo per via dei contingenti e alcune di queste imprese, piccole e medie imprese andranno a fallire, facendo aumentare la disoccupazione e spingendo i salari al ribasso in Ticino. A quel punto la finanzia pubblica sarà sollecitata ma dovrà comunque ridurre la spesa, perché non saranno possibili aumenti del carico fiscale. Per cui tutto il Cantone ne soffrirà, compresi i lavoratori dipendenti”.

Baranzini: “Sono scenari per spaventare l’elettorato. Noi abbiamo una bilancia commerciale dei pagamenti verso l’UE estremamente deficitaria, vuol dire che lasciamo 600'000 posti di lavoro alle nazioni confinanti con le quali commerciamo. Inoltre, accogliamo 330'000 lavoratori frontalieri ogni giorno, con 1'000'000 di famiglie europee che vive perché la Svizzera vive bene. Lo ha detto anche la Merkel che la Germania ha guadagnato molto da questo. Noi siamo ottimi clienti e forse i nostri consiglieri federali dovrebbero essere più bravi a trattare con l’Unione Europea, che tra l’altro sta perdendo una ruota importante con la Gran Bretagna, con tutte le sue Università e tradizioni”

Rossi: “Sul piano politico è indubbio che dovremmo farci valere di più ma ora siamo in una posizione di minoranza. La Svizzera non ha avuto questa capacità, negli anni d’oro dell’UE, di dialogare in maniera costruttiva e ora l’UE ha altre problematiche da risolvere, come la Brexit ricordata da Baranzini. Questo potrebbe essere un problema ma anche una soluzione: se il Regno Unito lascerà l’Unione questa sarà meno orientata al liberismo puro e duro, le politiche economiche potrebbero rilanciare lievemente l’economia europea e la Svizzera ne trarrà vantaggio in quanto potrà esportare maggiormente, ribilanciando le importazioni con le esportazioni. Comunque, è impensabile che se venisse meno questo accordo gli altri bilaterali rimarrebbero in vigore. Inoltre, verrebbero meno anche le misure di accompagnamento che proteggono i lavoratori, per esempio i contratti collettivi di lavoro. Quindi ci sarebbero un rimbarbarimento del mercato del lavoro in Ticino, con un’accresciuta tensione sociale e una disoccupazione maggiore, con salari ancora più deboli.

Ecco la registrazione del dibattito completo avvenuto a TicinoNews, su Teleticino

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