Picco di abitazioni sfitte in Ticino
Il tasso è al 2,83%, una percentuale che non veniva registrata dal 1993. Galfetti (segretaria Catef): “Bisogna trovare un modo per far rendere questo patrimonio”
di Teleticino/T.S.
Picco di abitazioni sfitte in Ticino
Immagine Cdt/Chiara Zocchetti

Sul tavolo dell’Associazione ticinese dei proprietari immobiliari, le tematiche spinose non mancano. Fra queste, una in particolare sta mettendo in seria difficoltà i locatori, quella degli sfitti. Le abitazioni vuote in Ticino superano le 7'000 unità, con un aumento pari al 5,7%, facendo così salire il tasso al 2,83%, un valore mai così elevato dal 1993. “Si tratta di un immobilizzo e bisogna trovare il modo di far rendere questo patrimonio”, spiega a Ticinonews l’avvocata e segretaria cantonale Catef Renata Galfetti. “Però, siccome c’è un fortissimo esubero, significa che è necessario ingegnarsi, e magari fare anche delle concessioni nell’ottica delle persone che mostrano interesse”. Questo “comporta, a dipendenza dei casi, anche degli inconvenienti”.

Una mappatura della situazione
Cartina alla mano, una delle zone maggiormente colpite da questo fenomeno è quella del Mendrisiotto e questo “è un vero problema, perché denota anche la difficoltà del rientro”, prosegue Galfetti. “È più semplice rientrare dove si creano numerosi posti di lavoro e magari delle zone particolarmente attrattive”. Adesso c’è un grande boom a Bellinzona, però “anche lì è stato costruito troppo e ora abbiamo un tasso di sfitto estremamente importante”.

Il confronto tra il vecchio e il nuovo
Nonostante le abitazioni non manchino, negli anni l’edilizia non si è di certo fermata, creando di fatto una disparità con le abitazioni costruite fino alla fine degli anni 70’-80’, che necessiterebbero oggi di un risanamento. “Il problema che vediamo oggi è un certo confronto tra il nuovo e il vecchio”, commenta Gianluigi Piazzini, presidente cantonale Catef. “Questi caseggiati, costruiti bene allora, oggi faticano a confrontarsi con la concorrenza. Hanno bisogno di interventi, ma purtroppo le nostre norme sono indirizzate al nuovo”.

Norme che, nel concreto, per quanto concerne gli stabili vecchi fanno lievitare le spese, e spesso non sono attuabili. “Se il sistema odierno prevede, ad esempio, il risanamento energetico su uno stabile nuovo, ecco che lo si costruisce subito secondo questi criteri”, riprende Galfetti. Ma dover invece intervenire su un immobile vecchio “rende tutto molto più complicato. Così come la nuova proposta di legge edilizia che prevede due posti di bicicletta per ogni appartamento, quando magari la media di persone in questi appartamenti è inferiore a due”. In certi casi si tratta di “spese che sono completamente sproporzionate per case già esistenti, le quali andrebbero però rivalorizzate perché sono in una posizione talmente centrale che sarebbe un vero peccato non poterle risanare e rivitalizzare”. Andrebbe tutto a favore “anche di un uso più parsimonioso del suolo”.

La revisione che preoccupa l’associazione
In merito all’aumento dei costi, a preoccupare l’associazione è la revisione del valore di stima immobiliare previsto per il 2025. “Quando si aggiorna si cerca sempre di farlo verso l’alto. Noi diciamo semplicemente: neutralizzate questi aumenti”, termina Piazzini.

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