Pensione a 66 anni: “Risolvere un problema strutturale”
Secondo Daniel Mitric dei giovani liberali radicali ticinesi l’iniziativa per aumentare l’età pensionabile è l’unica soluzione per evitare costi inaccettabili in futuro. Ma, ammette, potrebbe dare problemi per il mercato del lavoro dei giovani
di Teleticino/MJ
Pensione a 66 anni: “Risolvere un problema strutturale”
Foto © CdT/ Chiara Zocchetti

Ha fatto molto discutere la proposta di ieri dei Giovani liberali radicali svizzeri di aumentare l’età pensionabile per entrambi i sessi e di ancorare il cambio dell’età pensionabile all’aumento dell’aspettativa di vita. Radio3i ha intervistato Daniel Mitric, presidente dei giovani liberali radicali ticinesi, per saperne di più sulle loro motivazioni: “Abbiamo consegnato 145’000 firme in Cancelleria federale per assicurare un finanziamento sicuro e sostenibile a lungo termine al nostro primo pilastro”, spiega Mitric, “dal 1948, da quando l’Avs è entrata in vigore, la società è cambiata come è cambiata l’aspettativa di vita. Noi come giovani siamo pronti ad assumerci questa responsabilità di lavorare di più per avere anche una prospettiva e ottenere una rendita dal nostro primo pilastro quando alla fine andremo in pensione”.

Ancoramento alla speranza di vita
Ma con l’ancoramento alla speranza di vita, una persona rischia di lavorare fino a 80 anni e non potersi godere neanche un po’ di pensione? “No, l’iniziativa è pensata con un legame all’aspettativa di vita con un fattore di 0,8, proprio per tenere in considerazione anche la parte in cui si va in pensione. Quindi l’aumento dell’età di pensione sarebbe progressivo, di due mesi all’anno, e si verrà a sapere cinque anni prima quando si andrà in pensione perché è giusto dare un riscontro al singolo lavoratore o lavoratrice”.

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“Politica irresponsabile, il problema va risolto”
Presto voteremo anche l’aumento dell’età pensionabile a 65 anni per le donne, non è rischioso lanciare già un’iniziativa per aumentarla ulteriormente? “Questo è proprio il ragionamento che abbiamo fatto a livello nazionale: la politica negli ultimi anni è stata abbastanza irresponsabile di fronte al problema del finanziamento primo pilastro. Noi vogliamo risolvere un problema strutturale con una riforma strutturale che vada a finanziare a lungo termine l’Avs. Se non facciamo niente adesso nel 2045 avremo un deficit di circa 200 miliardi e questo è inaccettabile perché sarebbero costi che andrebbero sulle generazioni future. Quindi è ora di rimboccarsi le mani e pensare anche a loro”.

Un problema per i giovani?
L’iniziativa non rischia di scoraggiare le giovani generazioni, che entrerebbero nel mondo lavorativo con la prospettiva, non tanto rosea, ovvero quella di lavorare fino a 70 e passa anni? “È il problema strutturale che abbiamo nel mercato del lavoro. Vanno trovate delle soluzioni e il primo pilastro necessita un intervento urgente e non possiamo restare alla finestra e guardare quello che succede senza fare niente. Dunque è un rimboccarsi le maniche, la nostra iniziativa va nell’interesse delle prossime generazioni in vista del loro pensionamento”. Non c’è però il rischio che aumentando l’età di pensionamento sempre più giovani facciano fatica ad entrare nel mondo del lavoro? “Questo sarà sicuramente un tema di cui bisognerà discutere, però quello che noi vogliamo con la nostra iniziativa è di risolvere questo problema strutturale. Su ogni relativo problema bisognerà trovare un’altra soluzione e ora ci sono i baby boomer che stanno andando in pensione, quindi bisogna trovare una soluzione che sia ripartita equamente su tutte le generazioni”.

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