Passaporto vaccinale, “una questione complicata”
La proposta approda questa sera sui banchi di Bruxelles, ma è giuridicamente fattibile? Per l’avvocato Christopher Jackson difficilmente il documento è sostenibile
di Radio3i/ls
Passaporto vaccinale, “una questione complicata”
Foto Shuttestock

La discussione sul cosiddetto “passaporto vaccinale”, che attesterebbe l’avvenuta somministrazione del vaccino anti-Covid, sbarca questa sera a Bruxelles, dove i leader dell’Unione europea si riuniranno in videoconferenza alle 18 per discuterne. L’idea di un certificato europeo per le persone vaccinate, che permetterebbe di muoversi liberamente in Europa, è stata lanciata dal premier greco Kyriakos Mitsotakis con l’intento di ridare ossigeno al turismo. La proposta è stata accolta con favore dal presidente del Consiglio UE Charles Michel, così come da alcuni paesi, come Spagna, Portogallo e Croazia. Ma il documento suscita la riluttanza anche di altri Paesi. Anche la Svizzera è interessata dalla proposta in quanto Paese membro dello spazio Schengen. In linea di principio, ha indicato l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) all’agenzia Keystone-ats, la Confederazione accogliere favorevolmente “misure e iniziative consolidate e coordinate internazionalmente”. Ma per quanto riguarda il certificato di vaccinazione dell’UE “c’è ancora troppo poca chiarezza” per potersi esprimere concretamente. In ogni caso Berna segue i “relativi dialoghi multilaterali”.

Diversi punti da chiarire
Il tema solleva in ogni caso diversi interrogativi e sono molti i punti che restano ancora da chiarire. Primo fra tutti la protezione del vaccino: si sa che chi ha ricevuto il preparato è protetto, ma non si sa se smetta anche di essere contagioso. La seconda considerazione è che la vaccinazione è una scelta, non un obbligo. Un passaporto del genere potrebbe quindi forzare la mano a chi deve scegliere se vaccinarsi o meno. Il terzo punto riguarda l’aspetto giuridico: il passaporto vaccinale è giuridicamente fattibile? I colleghi di Radio 3i hanno girato quest’ultimo interrogativo all’avvocato Christopher Jackson. “Giuridicamente si sta ancora discutendo, sia a livello federale che internazionale, se effettivamente il passaporto vaccinale sia sostenibile”, risponde l’avvocato. “Ci sono basi legali che concernono i privati, che possono contrattualmente prevedere l’obbligo di avere il passaporto vaccinale per accedere a determinate attività. Per quanto riguarda l’attività pubblica è molto più difficile: c’è per esempio un obbligo dei trasporti pubblici di offrire il proprio servizio, ma non ci sono basi legali per imporre delle restrizioni di questo tipo”.

Non ci sono dunque problemi per concerti o alcuni tipi di manifestazione, così come per le compagnie aeree? “Si, esatto. Per le compagnie aeree, che non sono sottoposte alle leggi del trasporto pubblico, potrebbe esserci questa possibilità contrattuale di sottoporre l’accesso ai propri velivoli all’ottenimento di un passaporto vaccinale”. E trovare, invece, una base legale anche per quanto riguarda ciò che non coinvolge i privati è tanto difficile? “È una questione molto complicata anche a livello politico perché si vanno a toccare dei diritti fondamentali, come per esempio restrizioni nella libertà di movimento o l’accesso a determinate attività fondamentali, che potrebbero causare grandi problemi anche di natura costituzionale”.

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