Festival
Parole di libertà in un'edizione in forte crescita per Endorfine
© Ti-Press / Davide Agosta
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Redazione
9 mesi fa
+30% di pubblico e un progetto considerato riuscito: per i suoi organizzatori, l'Endorfine Festival 2023 è stato un successo. Ticinonews ha intervistato Elena Kostyuchenko e Mohamedou Ould Slahi.

La quinta edizione di Endorfine Festival si è chiusa ieri. Un’edizione che ha segnato il primo importante traguardo in termini di progetto. "Questo per noi è stato l’anno del primo vero bilancio in termini progettuali – spiega la Direttrice Roberta Nicolò – dopo 5 anni si ha modo di tastare il polso della situazione e capire se gli obiettivi che ci eravamo prefissati in partenza si sono raggiunti. Siamo partiti da zero, armati di tanta buona volontà, inesauribile entusiasmo e passione, oggi posso affermare, senza alcun dubbio, che il nostro impegno ha dato i suoi frutti. Gli obiettivi non sono solo stati raggiunti ma nettamente superati". L’affluenza di pubblico è in costante crescita e questa edizione segna un più 30% raggiungendo quota 3000 spettatori sull’arco delle tre giornate, provenienti da tutto il Cantone e dalla Lombardia.

Invitati internazionali

Fra gli ospiti di Endorfine, Ticinonews ha avuto l'opportunità di intervistare Elena Kostyuchenko, giornalista dissidente russa, e Mohamedou Ould Slahi, rinchiuso per 14 anni a Guantanamo perché sospettato di avere partecipato all'organizzazione degli attacchi dell'11 settembre, senza mai essere formalmente accusato.

"Giornalisti eroi"

"Da quando è cominciata l’occupazione dell'Ucraina, le autorità russe hanno bloccato letteralmente tutta l’informazione indipendente", racconta Kostyuchenko ai nostri microfoni. "Ci sono però ancora giornalisti in Russia e che stanno facendo informazione in Russia, la maggior parte in modo anonimo. Il loro lavoro comporta un'enorme dose di rischio",  aggiunge la 36enne oggi basata in Germania e che nel 2022 ha forse subìto un avvelenamento. "Una di queste giornaliste è mia sorella: era anche lei una giornalista investigativa di Novaya Gazeta. E penso a lei tutti i giorni. Considero dei veri eroi tutti i giornalisti che sono nel mezzo del regime fascista russo e che stanno continuando a fare informazione e a portare verità".

"La libertà di fare la cosa giusta"

"C’è una bella canzone di un pastore americano che dice: 'Ci sia data la possibilità di pensare alla libertà non come la possibilità di fare qualsiasi cosa vogliamo, ma di fare la cosa giusta'. E ho sempre amato questa canzone perché è strettamente legata al modo in cui sono cresciuto", risponde Mohamedou Ould Slahi, quando gli chiediamo cosa significhi per lui la parola "libertà". "Questo è ciò che mi ha dato la forza di perdonare chiunque. Ho perdonato le persone che mi hanno aggredito sessualmente, le persone che mi hanno torturato, le persone che hanno fatto male a mia madre. L’ultima cosa che ho visto di mia madre è la sua immagine che diventa sempre più piccola nello specchietto retrovisore dell’auto dei Mukhabarat, i servizi segreti mauritani. Non ho mai più visto mia madre. E la mia libertà è la capacità di perdonare. La mia libertà è quella di svegliarmi tutti i giorni e fare la cosa giusta".