Pandemia e futuro, parla Ermotti
Così l’ex CEO di UBS: “Il Consiglio federale ha gestito molto bene l’emergenza Covid ma ora ci sono delle nuove sfide”
di Teleticino
Pandemia e futuro, parla Ermotti

Fra gli ospiti al congresso dei Giovani Liberali Radicali che ha avuto luogo quest’oggi a Locarno c’era anche Sergio Ermotti. Ai microfoni di TeleTicino l’ex CEO di UBS si è espresso sulla gestione della pandemia ma anche sul futuro del nostro Paese e l’età pensionabile.

Come evolverà la situazione economica in Svizzera?
“Speriamo che entro la fine dell’anno prossimo la pandemia sia veramente sotto controllo e si possa tornare a una certa normalità, anche se sarà sicuramente un nuova normalità. In seguito tutti i debiti accumulati in Svizzera, ma non solo, dovranno essere ripagati e bisogna farlo senza creare un’altra crisi. La pandemia ha generato pesanti costi ma anche grandi cambiamenti, i quali anche grazie alla digitalizzazione sono stati accelerati portando alla creazione di nuovi posti di lavoro ma anche alla perdita di altrettanti posti di lavoro”.

Sarà dunque inevitabile alzare l’età pensionabile degli svizzeri?
“La buona notizia è che viviamo più a lungo e in miglior salute, la cattiva notizia è che dobbiamo finanziare questa situazione. Un modo per farlo è sicuramente quello di lavorare più a lungo perché c’è bisogno di forza lavoro che continua a restare attiva, magari in maniera diversa, ma senza questo effetto alla lunga non riusciamo a finanziare una pensione decente per tutti a 65 anni”.

Il suo giudizio sulle decisioni del Consiglio federale nella gestione della pandemia è positivo?
“Nell’emergenza ha agito molto bene e in maniera molto veloce, non burocratica, intervenendo con i mezzi finanziari. È chiaro che adesso arriva una sfida ancora più pesante: come gestire il post pandemia. Non si tratta solo del Consiglio federale ma di tutta l’Assemblea federale”.

La preoccupa la frattura sociale causata dall’estensione del Certificato Covid?
“La discussione non è preoccupante mentre le escalation violente lo sono sicuramente. Diciamo che non sono tipiche degli svizzeri. Forse determinate situazioni sono anche il frutto di questi mesi molto difficili dove diverse persone hanno raggiunto un livello di stress tale da spingerle a dimostrare in maniera non pacifica per le proprie ragioni. Spero che questa situazione possa risolversi forse anche grazie al fatto che la pandemia sarà più sotto controllo”.

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