Ospedali: “Difficile risalire all’origine dei focolai”
Mattia Lepori, vice capo area medica EOC, spiega cosa comporteranno le nuove misure restrittive negli ospedali per circoscrivere il virus nell’ambiente sanitario: “Un centinaio di tamponi in più”
Redazione
Ospedali: “Difficile risalire all’origine dei focolai”
Ospedale San Giovanni di Bellinzona. Foto CdT

Da oggi venerdì 20 novembre entrano in vigore due ulteriori misure negli ospedali ticinesi: il tampone obbligatorio per i pazienti elettivi e ricoverati d’urgenza, nonché un maggiore distanziamento dei letti tra pazienti degenti. “Saremo chiamati ad effettuare un centinaio di tamponi supplementari rispetto a quelli che effettuiamo attualmente”, spiega Mattia Lepori, vice capo area medica EOC, raggiunto dai colleghi di Teleticino.

Difficile risalire all’origine dei focolai negli ospedali
Le misure sono state introdotte per evitare focolai e quindi ridurre la pressione alle strutture sanitarie. Sì perché risalire ai contagi nelle strutture ospedaliere è “estremamente difficile”, sottolinea Lepori. “Quello che abbiamo potuto appurare è che questi possono provenire sia dal personale, che da pazienti che si positivizzano in corso di ospedalizzazione”. Le autorità sono anche coscienti che l’esecuzione del tampone sistematico prima dell’entrata in ospedale non per forza è efficace al 100%. “È una misura che limita poco questo rischio e non dà una garanzia al 100%. Questo ce lo dicono gli ospedali che già lo fanno da alcune settimane. Ci sembrava comunque utile introdurre questa ulteriore misura a seguito di quanto succede da noi e nel resto del paese”.

La riduzione dei posti letti per garantire le distanze
L’altra misura che entrerà in vigore a partire da oggi è quella di aumentare il distanziamento fisico tra i letti delle camere, riducendo parzialmente le capacità di accoglienza. ”Si tratta di ridurre a un massimo di tre i letti nelle camere da quattro e a un massimo di due nelle camere da tre, permettendo quindi un distanziamento maggiore. Questo ci causa una perdita di capacità di accoglienza ulteriore, ma è una misura che si sembrava legittima”.

Le visite in ospedale, un tema spinoso
Altra questione sensibile riguarda le visite negli ospedali, che durante la prima ondata erano state sospese. Attualmente, spiega ancora Lepori, allo studio vi è un’ulteriore limitazione delle visite per tutte le strutture acute. “Noi vorremo evitarlo a tutti i costi perché durante la prima ondata abbiamo constato un forte disagio per i pazienti e loro famigliari. Altri ospedali svizzeri hanno già introdotto il divieto da diverse settimane. L’Ufficio del medico cantonale emanerà delle direttive più restrittive. Informazioni più dettagliate seguiranno. Ma vorremmo mantenere un minimo di diritto di visita”.

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