Nuovo nome PPD: “Prima ero scettico, ora non più”
Il presidente del PPD Ticino Fiorenzo Dadò si dice ora convinto della scelta del partito di cambiare nome. Oltre a questo cambio, sarà necessaria anche una “rivisitazione delle linee guida e del nostro pensiero in un’ottica moderna che risponda alle esigenze di adesso”
di GinB
Nuovo nome PPD: “Prima ero scettico, ora non più”
Immagine CdT/Zocchetti

Domani mattina si aprirà il congresso cantonale del PPD presso il centro eventi di Cadempino. Fra i temi ce n’è uno particolarmente importante: il possibile cambio di nome del partito, dove le due possibilità sono “Il Centro” o “Alleanza di Centro”. Il vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti ne ha parlato direttamente con il presidente del PPD ticinese Fiorenzo Dadò, inizialmente poco convinto di questa scelta.

Un’incognita?
Domani il PPD dovrà affrontare non solo un cambio di nome, ma anche il proprio futuro, in un momento dove regnano le incertezze. Un’incognita in più? Non secondo Dadò, che non la vede come un’incognita “ma come un’opportunità”, spiegando però che questo cambio non basterà senza una “rivisitazione delle linee guida e del nostro pensiero in un’ottica moderna che risponda alle esigenze di adesso”. L’anima del PPD, spiega sempre il presidente ticinese, è un’anima del centrodestra “moderata e conservatrice” con una particolare sensibilità sociale “anche se non è assolutamente un partito di sinistra”. Per il partito sono molto importanti temi quali “la sussidiarietà, la prossimità e la comunità. Lo Stato “dovrebbe intervenire ad aiutare laddove la società da sola non ce la fa, non sostituirsi al cittadino, alle associazioni o alle realtà locali”.

Pronti al cambio nome?
Dopo una discussione avuta con il presidente nazionale Gerhard Pfister, Dadò ha messo da parte gli scetticismi iniziali e si è convinto che “con l’impegno di tutti, può rappresentare una bella ventata di freschezza”. Lavorare insieme, dice Dadò, permetterà di costruire “il partito del domani”.

E il riferimento cristiano?
Al centro del PPD c’è sempre stato il riferimento cristiano, oggi, però divenuto un po’ più assente. “Ci sono valori culturali che stanno alla base del nostro convivere civile che ci derivano anche dalla tradizione cristiana e che non perdono smalto solo perché cambiano i tempi”, ha spiegato Dadò, precisando però che nonostante viviamo in una società secolarizzata e laica “questi principi sono condivisi da tutti in quanto restano i punti cardinali per il mantenimento della democrazia, giustizia e libertà”.

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