Nuove chiusure, le reazioni in Ticino
Sommaruga di Federcommercio: “Servono aiuti immediati”. Modenini di AITI: “C’è ancora spazio per il telelavoro”. Suter di GastroTicino: “Un po’ di sollievo grazie agli aiuti”
di teleticino/ls
Nuove chiusure, le reazioni in Ticino

È una giornata difficile oggi per tutte quelle persone che, da lunedì 13 gennaio, dovranno chiudere le proprie attività nel tentativo di contrastare la diffusione del coronavirus. Le reazioni alle decisioni odierne del Consiglio federale sono contrastanti, anche se tutti, malgrado tutto, sono disposti a fare la loro parte.

Negozianti: “Speriamo in aiuti veloci”
I negozi che non vendono beni di prima necessità saranno costretti ad abbassare le serrande per oltre un mese. La decisione delle autorità federali non ha colto di sorpresa la presidente di Federcommercio Ticino Lorenza Sommaruga, anche se, ammette, “speravamo non accadesse”. Sommaruga teme infatti che questa seconda chiusura, dopo quella di marzo-aprile, metterà in difficoltà un settore che “già precedentemente al primo lockdown faceva fatica”. Ora tutto sta nelle tempistiche e Sommaruga auspica che ci saranno pratiche snelle per ricevere gli aiuti necessari. “Bisogna che ci sia una reazione molto veloce nel mettere in atto gli aiuti economici, che devono essere mirati, veloci e anche rafforzati”. La presidente di Federcommercio non si lascia comunque scoraggiare. “Bisogna proseguire con forza e resilienza, come abbiamo fatto fino adesso, sperando che ne valga la pena. C’è infatti incertezza sul fatto che queste misure basteranno. Si chiude, si fanno sacrifici, si riceveranno degli aiuti, ma ne varrà la pena? È un dubbio che rimane in testa a tutti quanti e l’anno che sta iniziando è ancora lungo”. Sul fatto che il Consiglio federale abbiamo deciso di lasciare aperti gli impianti sciistici Sommaruga non si esprime: “Non ho le competenze per dare un giudizio sulle scelte del Consiglio federale e sulla tempistica di mettere in atto certe misure. Avranno fatto tesoro delle informazioni ricevute dai medici, virologhi ed esperti, che non lasciano dubbi su quanto va fatto”.

Modenini: “Il telelavoro è un obbligo morale, ma non giuridico”
Il giro di vite deciso dal Governo non tocca direttamente il settore dell’industria ticinese, spiega il direttore di AITI Stefano Modenni ai microfoni di Teleticino, che esprime solidarietà per tutti quei settori dell’economia toccati dalla misura. “Ci aspettiamo che vengano aiutati in maniera importante”. Quello che però concerne il settore è piuttosto l’obbligo del telelavoro. Come verrà applicato? “L’ordinanza riguarda tutti i datori di lavoro, non solo i privati, ma anche lo Stato. L’ordinanza parla di sproporzione, il problema è che non c’è una definizione precisa e non prevede delle sanzioni. Ai datori di lavoro diremo di fare una valutazione precisa della loro situazione e chiederemo di definire se il telelavoro sia una misura sproporzionata oppure no. Se lo fosse, entrano in vigore altre disposizioni: se una persona è più di una in un locale, i collaboratori dovranno lavorare con la mascherina. Ma come detto, non ci sono sanzioni. È un obbligo morale, ma non giuridico”. Se in primavera, con la chiusura quasi totale, il telelavoro veniva molto applicato nelle aziende, oggi c’è ancora “spazio di manovra per aumentarlo”, aggiunge Modenini. “Non vedo un problema per le aziende che lo potranno applicare. Ma ci sono casi in cui il telelavoro non è proporzionale e per evitare di danneggiare l’attività stessa, le persone si recheranno sul posto di lavoro. Questo è un aspetto che non potrà essere smentito da qualcuno”. Il settore dell’industria muove comunque tante persone, tra cui anche frontalieri. Quale indicazioni dare in questo caso agli associati? “Noi abbiamo 16mila frontalieri. L’obbligo morale è che, visto che c’è di mezzo la salute delle persone, le aziende vengono invitate a cercare di potenziare il telelavoro, non solo nelle parti amministrative, ma anche in quelle di progettazione. Questo non potrà essere applicato per chi lavora in produzione, visto che non potrà farlo da casa”.

Ristoranti: “Un po’ di sollievo grazie agli aiuti”
Per i ristoratori non ci sono grandi sorprese per quanto riguarda le decisioni odierne del Consiglio federale: le chiusure vengono prolungate, ma sono previsti maggiori aiuti. Una prospettiva che porta un po’ di sollievo al settore, commenta Massimo Sutter, presidente di Gastro Ticino. “Ci sentiamo sollevati. Sono state prese delle decisioni importanti, che andranno ad aiutare parecchi nostri associati, che potranno coprire una parte dei costi fissi. L’unica cosa che stride è il mantenimento della soglia del 40% per i casi di rigore per quelle attività che non hanno dovuto chiudere. Penso nello specifico all’alberghiera. In quel caso speravamo di ottenere qualcosa in più, lo hanno ribadito anche i Cantoni in consultazione, peccato. Speriamo che nelle prossime settimane il Consiglio federale rivenga sulla sua decisione”. Più volte Suter e altri rappresentanti del settore aveva auspicato la chiusura di altri settori e non solo della gastronomia. Questo semi-confinamento soddisfa? “È piuttosto una questione di coerenza: se un ente economico che lavora con il pubblico deve chiudere, mi sembra giusto che debbano farlo anche gli altri. Chiaro che vorremmo lavorare e dare spazio ai nostri clienti. Ma se questo deve essere fatto per poterci garantire un futuro, va bene così”. Le chiusure previste sono abbastanza o ci sono altri settori che avrebbero dovuto chiudere? “Non sono un esperto in materia e non spetta a me decidere. La situazione in essere finora era altamente insoddisfacente e paradossale. Resta ancora aperta la questione delle stazioni sciistiche. A questo punto possiamo relativizzare anche la questione delle terrazze esterne di bar e ristoranti all’aria aperta. Ma si torna sempre ai piedi della scala. Per noi erano importante ottenere delle risposte chiare sulle finanze. Non ci accontentano al 100%, ma va bene così”.

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