“Non torneremo alla normalità perché la normalità era il problema”
Un presidio delle Donne MPS ha accolto Berset a Monte Carasso: “La crisi sanitaria non è che uno spaccato dell’emergenza climatica, sociale, razziale e di genere”
di Redazione
“Non torneremo alla normalità perché la normalità era il problema”
Foto Donne MPS

“Non torneremo alla normalità perché la normalità era il problema”. È quanto si poteva leggere su uno striscione oggi a Monte Carasso dove le Donne MPS hanno accolto il Consigliere federale Alain Berset per “contestare l’ostinazione del Consiglio Federale nel proseguire il cammino sulla strada di questa normalità”.

La dimostrazione è stata indetta per “ricordare che una potenziale imminente pandemia era già stata paventata a settembre, e allertava i Paesi a prepararsi sottolineando che le strutture sanitarie mondiali non fossero adeguate.

Insomma... Tutti sapevano e nessuno ha agito per tempo, Svizzera compresa”.

“L’emergenza sanitaria - si legge inoltre in un comunicato - non è che uno spaccato dell’emergenza climatica, sottovalutata e trascurata, che comprende emergenza idrica, emergenza boschiva, emergenza alimentare, nonché emergenza sociale, emergenza lavorativa, emergenza migratoria, emergenza razziale, emergenza di genere...”.

Alla luce di quanto detto, le Donne MPS chiedono “un repentino e totale sovvertimento di sistema in quanto ‘Le nostre vite valgono più dei vostri profitti’. Che venga applicato il paradigma ecofemminista della cura. Cura della terra, fauna e flora, e cura delle genti che la popolano... indistintamente”.

Viene inoltre chiesto di “produrre meno, consumare meno e condividere di più” e “lavorare meno per lavorare tutti” e che “ogni bene comune come la sanità, l’acqua, l’energia, la natura, senza tralasciare la cultura e il diritto alla scuola, venga messo ‘fuori mercato’, in un progetto di società ecosocialista”.

“Oggi si festeggia il ‘Natale della Patria’ - conclude la nota - e su questo concetto citiamo le parole, ancora una volta, di una donna: ‘E se proprio non è possibile uscire dalla percezione genitoriale dell’appartenenza collettiva (padre, ma anche l’ossimoro madre patria) potrebbe essere interessante cominciare a parlare di Matria.’ Matria come luogo sia fisico che metaforico dell’accoglienza. Oltre l’appartenenza nazionale, etnica, religiosa, sociale o di genere”.

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